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Idea pazza: Fini al governo il ciellino Lupi alla camera

Il «big bang» che in tanti prevedevano a sinistra in verità sta per scoccare a destra. E la scintilla primordiale è l’addio di Berlusconi a palazzo Chigi.

Sotto il gioco del cerino che si consuma nel totoministri del governo Monti, si intravede già il fitto lavorìo di sapienti manovratori. Fini, Casini e Gianni Letta si incontrano in serata a Montecitorio, subito raggiunti da Lorenzo Cesa, Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto. Mentre già si impennano le quotazioni del «grande centro», il braccio destro di Casini Roberto Rao smorza gli ardori: «Se dobbiamo sostenere un governo insieme, dobbiamo anche togliere i cavalli di Frisia e parlare. Senza inciuci».

Eppure per dare l’idea della pazzia che per tutto il giorno ha aleggiato su Palazzo Madama e dintorni, tra le anime in pena che attendono lumi su governo e legislatura ce n’è una che si lascia sfuggire la quadra: Gianfranco Fini al governo come nume tutelare del «terzo polo» accanto ai big Letta e Amato.

In cambio, Pdl e Udc voterebbero Maurizio Lupi alla presidenza della camera. Lupi, ciellino doc, è stato tra i primi ad aprire a Monti nel partito di Berlusconi. E Cl è tra gli sponsor principali del governo che verrà. Lo stesso professore, del resto, sa che avere al suo fianco dei leader politici è la migliore polizza vita per il suo esecutivo, forte all’apparenza ma gonfiato dagli steroidi dell’emergenza.

Tra finiani e Pdl non sono ancora fiori d’arancio ma ormai Lavitola è latitante e gli scoop sulla casa di Montecarlo sono un dissidio lontano (ex An a parte). Il leader di Fli si muove in parallelo a Casini. Già da giorni ha candidato apertamente il «terzo polo» come possibile «primo polo» del centro-destra italiano.

Se non un’Opa sul Pdl una scomposizione e ricomposizione massiccia che solo un governo Monti in carica fino al 2013 può garantire senza sussulti. «Io credo che questo governo sia un miracolo – esulta Pier Casini – il fatto di aver trovato un’intesa tra le varie forze politiche è qualcosa di miracoloso».

Sarà. Ma il mostro tricefalo Letta-Amato-Fini è un cattivo ricordo che al solo nominarlo fa tremare di disperazione i poveri democratici accampati nella sala Garibaldi, alle prese con un governo che devono appoggiare per forza ma su cui possono già influire davvero poco. Quella profana trinità sarebbe il simbolo di un governo di centrodestra allargato, con l’appoggio esterno del Pd bersaniano. Una sconfitta troppo rovinosa per chi sulla carta è il pilastro del governo Monti.

E’ dunque quasi certo che alla fine i ministri siano soltanto tecnici. La notte però è lunga e da più parti, non a caso, si ipotizza una partenza immediata di Monti con soli ministri tecnici e un innesto dei tre vicepremier «politici» in un secondo momento.

Ma il fatto che quello scambio venga anche solo ipotizzato adesso riassume bene il nuovo clima che si respira nel centrodestra. «Il Pdl ci lancerà ogni giorno trappole e trabocchetti parlamentari», si preparano al peggio in casa democratica.

E infatti: il Pd non mette veti su Letta ma chiede «discontinuità»? Cinque minuti dopo il segretario Pdl Angelino Alfano risponde a muso duro: «Chiederci di rinunciare a leggi da noi approvate uno o due anni fa non sarebbe un metodo condivisibile». L’unità nazionale non è un pranzo di gala.

Chi è sempre più lontana da questi problemi è la Lega. Roberto Maroni, possibile nuovo capogruppo alla camera la settimana prossima, è categorico: «Oggi si è interrotto il percorso iniziato nel ’94». La nascita del governo Monti «segna una rottura che ci assegna il ruolo di opposizione». In una notte, il Carroccio è passato in modalità «Braveheart». Ma a primavera si vota in molte città. E alternare corse in solitaria a trattative serratissime con il centro-destra è la specialità della casa.

dal manifesto del 16 novembre 2011