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Quinto Stato

I tagli pagati dagli studenti

I 33 atenei su 62 che hanno fatto pagare ai propri studenti tasse più alte del dovuto tireranno un sospiro di sollievo. Il governo Monti li ha esentati dal restituirle e, come più volte richiesto dalla Conferenza dei Rettori
(Crui), avranno la possibilità di aumentarle per rimediare alle difficoltà imposte dal taglio di 1,3 miliardi di euro al Fondo ordinario di finanziamento per gli atenei (Ffo).
L’articolo 7 del decreto sulla spending review ha modificato il limite di legge che impedisce alle università pubbliche di raccogliere dalle tasse studentesche una somma superiore al 20 per cento dell’Ffo ricevuto dallo Stato. Da oggi il calcolo di questo rapporto non avverrà più sull’intero ammontare della contribuzione
studentesca complessiva (all’incirca 1,6 miliardi di euro versati da 1 milione e 680 mila studenti del nuovo e del vecchio ordinamento), bensì solo sugli studenti «italiani» in corso, ormai una minoranza rispetto al 56,5 per cento dei fuori-corso.
Per questi ultimi, allo stato attuale, non viene fissato alcun limite all’aumento il che rende la norma approvata nel decreto salva spese particolarmente ideologica e punitiva. Non solo perché colpisce i ragazzi stranieri iscritti all’università, ma perché penalizza chi studia e lavora e, molto spesso, non riesce a chiudere in tempo il
corso dei propri studi. Inoltre, il tetto del 20 per cento, stabilito da un Dpr del 1997, non sarà più calcolato sul fondo ordinario, bensì sulla somma dei contributi complessivi erogati dallo Stato: ad esempio
l’edilizia universitaria.

Un esempio può essere utile per comprendere la situazione. Prendiamo l’università di Bari, dove la base su cui calcolare il 20 per cento passerebbe dai 189 milioni di euro erogati dall’Ffo del 2011 a circa 250 milioni. In questo caso, l’aumento delle tasse per i fuori-corso potrebbe arrivare a 400 euro all’anno.
La principale causa di questa scelta è il taglio di 1,3 miliardi di euro dell’Ffo stabilito dal governo Berlusconi e mai messo in discussione dal suo successore che, per un lungo momento, ha ipotizzato un ulteriore taglio da 200 milioni, poi ritirato tra le proteste generali.

Nel 2012 all’università verranno tagliati altri 412 milioni di euro, l’anno prossimo 455. In un promemoria indirizzato il 6 luglio 2011 all’allora ministro Gelmini, la Crui propose ufficialmente l’aumento delle tasse studentesche per rimediare all’emergenza provocata dalla drastica diminuzione del contributo
statale. In quel testo, i rettori chiedevano di sostituire il valore percentuale con un valore assoluto, in relazione al Pil di ogni Regione. Il governo Monti ha invece fatto di più, e peggio. Vuole far pagare agli studenti i tagli, aggravando una tendenza che già nel 2010 aveva portato le tasse a 1125 euro in media a testa, con un aumento
del 38,2 per cento rispetto a cinque anni prima. Una tendenza che va avanti perlomeno dal 2005, quindi anche prima dei tagli della Gelmini.

Nell’autunno scorso gli studenti dell’Udu reagirono sommergendo di ricorsi i Tar di tutte le regioni. A Pavia, una sentenza di primo grado impose all’ateneo di restituire circa due milioni di euro di tasse. La prospettiva di un contenzioso interminabile con un milione di studenti, tanti sono gli iscritti dei 33 atenei «fuorilegge», ha
terrorizzato i rettori. Nella  spending review  il governo Monti ha trovato il modo per tranquillizzarli anche su questo punto. Le università che non rispetteranno il tetto del 20 per cento verseranno il gettito extra a favore delle borse di studio, e non lo restituiranno direttamente agli interessati. E gli studenti non potranno più fare ricorso ai Tar.

Una beffa, se si considera che le tasse serviranno a rimediare, molto parzialmente, ad un altro taglio: quello alle borse di studio diminuite da 246 milioni nel 2009 a 103 milioni nel 2012.