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Lo scienziato borderline

I sette operai della Marceagaglia in lotta

Operai in lotta alla Marceagaglia

Operai in lotta alla Marceagaglia

M’han detto che sette operai…
(Operai? Cus’è?)
Dei lavoratori, si son incatenati
Davanti alla fabbrica
Son finiti esodati,
mentre vorreber solamente lavurà
lavurà per podè campà
(Enzo Jannacci, Il Bonzo 2016)


Avevo incontrato uno di loro a Milano, due domeniche fa. Partecipammo assieme ad un’assemblea di Nuit Debut Milano, ma eravamo entrambi un po’ pesci fuor d’acqua. Io perché di Torino, lui perché un lavoratore della Marceagaglia,  “nota gruppo di aziende” del milanese, in cassa integrazione da un anno, dopo altri episodi di lotta  che per ora tralasciamo concentrandoci sul fatto – scandaloso – presente.

Come fare per liberarsi di sette operai, fastidiosa presenza per la loro curiosa attitudine di altri tempi? Costoro addirittura pretenderebbero – avendo un contratto di lavoro a tempo indeterminato – di lavorare. Roba da non crederci.

Massimiliano Murgio, l’operaio dei 7 che ho incontrato, parla molto chiaro: tutti lavorano, anzi lavoravano, allo stabilimento del gruppo di Sesto San Giovanni, vicino Milano. Massimiliano ha raccontato la bella strategia della Marceagaglia: prima, un anno in cassa integrazione, con la promessa, un accordo, di spostarli poi sugli stabilimenti più vicini, come Lainate e Corsico nel milanese, Boltiere in provincia di Bergamo o Lomagna a Lecco.

I sette operai erano disponibili ad affrontare anche questo. Pur di poter lavorare, potrebbero fare, ovviamente con sacrificio, i pendolari. Invece.

Operai in lotta alla Marceagaglia

Operai in lotta alla Marceagaglia

Invece hanno inviato loro – tra l’altro con 4 mesi di anticipo rispetto agli accordi iniziali – delle belle lettere di trasferimento a Pozzolo Formigaro, vicino a Tortona. Località studiata appositamente per costringere – data la distanza – gli operai a trasferirvisi con tutte le famiglie, sradicare mogli lavoratrici, figli di scuola, eccetera eccetera. Mossa studiata appositamente per costringere i sette operai a licenziarsi, in modo da sbarazzarsi della loro fastidiosa presenza.

Questo, nonostante vi siano sofferenze lavorative (termine con il quale si indica che vi sarebbe bisogno di assumere) sia a Sesto San Giovanni stessa, ed anche a Lainate e Corsico.

Ed allora. Protesta davanti all’ingresso degli uffici della Marcegaglia Buildtech, in via Giovanni della Casa 12 a Milano: ierimattina, i sette operai si sono incatenati al cancello degli uffici del Centro direzionale dell’azienda. I “dirigenti” dell’azienda hanno sfondato una finestra di un ingresso posteriore per entrare nei propri uffici e continuare a “dirigere”. I pochi lavoratori presenti presso gli uffici direzionali hanno fatto un’ora di sciopero in solidarietà, dopodiché i sette lavoratori sono ora in occupazione ad oltranza all’interno degli uffici stessi.

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Operai in lotta alla Marceagaglia

Vorremmo dare un consiglio alla signora Marceagaglia. Marceagaglia la presidente ENI. ENI, il gruppo a cui il governo vuole svendere ciò che resta dell’ILVA. Marceagaglia, uno dei nomi storici della Confindustria. Marceagaglia grande fan di Renzi.

Signora Marceagaglia. Non faccia una brutta figura che potrebbe rovinare l’immagine sua e della sua azienda, nonché del padronato milanese ed italiano che tanti successi in termini di distruzione dei diritti dei lavoratori ha ottenuto di recente, dall’avvento di questo governo confindustriale.

Una grande impresa miliardaria che non vuole far lavorare 7 persone e si appiglia a mezzucci da padrone delle ferriere per costringerli – imponendogli condizioni impossibili – a licenziarsi o rovinare la vita delle proprie famiglie? Non è bello. E’ tipico, certamente, e con quelli del jobs act e dei voucher potrete farlo liberamente. Ma non in questo caso.

Operai in lotta alla Marceagaglia foto www.repubblica.it)

Operai in lotta alla Marceagaglia foto www.repubblica.it)
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