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I gattopardi da camera e la legge elettorale

Nella politica italiana non c’è sport più in voga del gioco del cerino. Prendiamo due temi molto tecnici e molto politici che stanno a cuore a tutti gli umili cittadini: la riforma elettorale e il finanziamento ai partiti.

In entrambi i casi, da anni e decenni, tutte o quasi le varie forze politiche innescano un gioco al rialzo, un paso doble, un coro di dichiarazioni fatto di punto e contrappunto che alla fine lasciano tutto come prima. L’autoriforma della politica è il trionfo dei gattopardi da Transatlantico.

Primo esempio. Pierluigi Bersani ha lanciato ieri una proposta facile: dimezzare subito, entro l’estate, i rimborsi elettorali portandoli da 180 milioni a 90. Un secondo dopo la conferenza stampa del Pd, Maroni (la Lega) ha detto che dimezzarli è troppo poco, bisogna azzerarli. Mentre Di Pietro dice che l’Idv non si fida di nessuno e ha già raccolto le firme per una legge di iniziativa popolare che limita il finanziamento pubblico ai rimborsi elettorali ex post certificati dalla Corte dei conti. Alfano pochi giorni fa ha detto che non vuole nemmeno quelli, al Pdl bastano solo i fondi privati. E così via.

Secondo esempio. Proprio ieri è iniziato in commissione affari costituzionali al senato l’iter delle riforme per la riduzione dei parlamentari. E dopo aver trattato per settimane su una riforma elettorale italo-tedesca, Berlusconi annuncia (contemporaneamente) che c’è il rischio che si voti a ottobre (e non tra un anno) e che il suo partito è a favore di un sistema tedesco quasi puro. Inutile dire che pochi secondi prima Bersani si era espresso invece per un modello francese a due turni modificato.

La tombola delle nazioni e dei tipi di suffragio è senza fondo, le varianti infinite: premierato israeliano con correzioni ungheresi, circoscrizioni spagnole con liste regionali toscane e così via.

L’antipolitica è la nuova forma della politica. Di una politica all’ultimo stadio.

dal manifesto del 25 aprile 2012