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Lo scienziato borderline

I gas lacrimogeni CS e le teste di cavolo

In questi giorni la Val Susa ed il movimento NOTAV stanno subendo una serie di attacchi, provvedimenti cautelari, sopraffazioni, prevaricazioni, che sono sotto gli occhi di tutti.

Molte voci si sono levate per mettere in evidenza quanto sta succedendo: io voglio aggiungere la mia, di forte protesta, ma non ripetendo – altri lo hanno già fatto efficacemente – quanto falsate siano le notizie che la maggiorparte dei media sta fornendo in questo periodo, e come sia sempre più necessario informarsi con fonti alternative, sempre, ma soprattutto in questo periodo dove l’attacco contro il movimento NOTAV e la popolazione della Valle di Susa sta raggiungendo livelli raramente visti in precedenza.

Concentrerò la mia attenzione su una – apparentemente – piccola cosa: i gas lacrimogeni CS che spesso e volentieri, anzi sempre e volentieri, le forze dell’ordine utilizzano contro i manifestanti in Val Susa, e non solo.

Avevo già scritto un articolo, in passato, evidenziando la loro pericolosità per l’uomo, al di là delle belle e rassicuranti affermazioni di innocuità. Ma ora riprendo l’argomento perché ci sono delle novità di questi giorni.

Il composto chimico gas CS (orto-cloro-benziliden-malononitrile), utilizzato in Val Susa ripetutamente nel 2011 e 2012, e a Genova nel 2001, viene sintetizzato facendo reagire due composti chimici: 2-clorobenzaldeide e malononitrile, entrambi tossici.

Bossolo di Gas CS

Bossolo di Gas CS recuperato in Valsusa

In base alla legge 18 aprile 1975, n.110 i gas CS sono classificati come armi da guerra di terza categoria, ossia “armi chimiche”. Per quanto riguarda l’uso bellico, la Convenzione di Parigi, ratificata dall’Italia nel 1997, proibisce l’utilizzo del CS in ogni scenario bellico. “…e ovviamente in tempo di pace su dimostranti civili”, sarebbe la logica conseguenza. Purtroppo, questo “e ovviamente” non è scritto esplicitamente, e infatti il gas CS fa parte dell’equipaggiamento delle forze di polizia italiane dal 1991.

Gli effetti del gas sull’uomo riguardano gli occhi (effetto lacrimogeno e urticante). Ma anche l’apparato respiratorio. Irritazione delle prime vie aree,  laringite, tracheite, irritazione bronchiale con tosse e catarro copioso. In casi severi la laringite può comportare laringospasmo e l’irritazione delle basse vie aeree può comportare ARDS (sindrome da distress respiratorio). Nella letteratura medica vengono inoltre riportati numerosi casi di soggetti pluriesposti che hanno manifestato disturbi come tosse prolungata e difficoltà respiratorie per molti mesi. Con la pelle, il contatto provoca sensazione di bruciore e, in casi di esposizioni prolungate, si può giungere a vere e proprie ustioni. Per il tratto gastrointestinale: nausea, vomito, inappetenza, diarrea, dolori addominali, epatopatia acuta.

Amnesty International ritiene necessaria una revisione indipendente dell’ impiego di agenti chimici da parte delle forze dell’ordine. Se l’esposizione a Genova 2001 è stata massiccia ma singola, l’esposizione prolungata in Valsusa potrebbe essere più pericolosa. Per la popolazione   della Valsusa si sta verificando uno scenario di esposizione ripetuta, decine e decine di volte, con migliaia di lacrimogeni.

Ora – dati di questi giorni – ci sono delle novità per quanto riguarda la contaminazione ambientale da gas CS. Il 14 novembre 2012, è stato fatto largo uso di gas CS da parte della polizia in zona San Giuliano di Susa, in un’area dove sono presenti molte abitazioni, piccoli allevamenti e orti.

Un’abitante della zona ha presentato un esposto alla ASL Torino 3, per sapere se e quanto possa esservi contaminazione da prodotti chimici connessi con l’uso del gas CS sulle colture e sugli animali, ed in particolare negli allevamenti e negli orti della zona, e quali siano i pericoli.

La risposta della ASL non si è fatta attendere molto. Essa è molto articolata e contiene anche una ricerca in letteratura che – per quanto riguarda gli effetti sull’uomo – condivide molto del materiale bibliografico anche da noi fatto presente a suo tempo.

Concentriamo però la nostra attenzione su un punto, cioè la possibile contaminazione dei prodotti agricoli negli orti.

La risposta della ASL non è per nulla tranquillizzante. Prescrive precauzioni non molto rassicuranti per i vegetali nelle zone massicciamente colpite dai gas, quali:

1 – Asportazione (es. nei cavoli) dei due-tre strati più esterni;

2 – Immersione dei vegetali per almeno 10 minuti in una soluzione di acqua contenente bicarbonato di sodio (soluzione alcalina, usando un cucchiaio di bicarbonato di sodio – circa 25 g – per ogni litro di acqua);

 3 – Accurato lavaggio successivo con acqua potabile corrente.

A questo punto ci chiediamo: e per i vegetali diversi dai cavoli per i quali non si possono asportare gli strati esterni? A questo punto, fossimo in chi li dovrebbe consumare, saremmo indotti a buttarli via per precauzione.

Questo sarebbe un “gas innocuo”? E’ a nostro parere un inquinante chimico, sebbene certo ne esistano di peggiori. Dipende dalla concentrazione e dalla quantità utilizzata, in questo caso (come sempre in Valsusa) molto ingente.

Di domandiamo infine: e noi “umani”?  Noi umani non siamo “teste di cavolo”, per le quali si possono asportare i due-tre strati più esterni.

Una volta respirato, il gas fa il suo bel lavoro nel nostro corpo, e non ci sono rimedi se non affidarsi al nostro metabolismo e alla nostra salute. Ma quanto vale questo per gli anziani, per i bambini, per le donne incinte? Ma in Valle di Susa si continuano a riscontrare effetti sulla salute anche in persone giovani e sane.

Chiediamo – ancora una volta e a maggior ragione – che questo gas non venga utilizzato contro i civili, così come ne è proibito l’uso in ambito militare.