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Street Politics

I Fratelli musulmani sono il vero obiettivo dell’isolamento del Qatar

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Giuseppe Acconcia

Bahrain, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il vicino Qatar. Le accuse contro il Paese del Golfo sono di sostenere il terrorismo. La decisione sta avendo effetti immediati gravi sulla mobilità delle persone. Le principali linee aeree di questi Paesi non voleranno più verso Doha. Le sedi diplomatiche qatariote saranno chiuse entro 48 ore in questi Paesi (ai quali si sono accodati Yemen e Maldive). Sono state definitivamente oscurate le trasmissioni e chiusi gli uffici della tv del Qatar al-Jazeera. Tranne l’Egitto, gli altri Paesi hanno anche annunciato l’espulsione dei cittadini del Qatar presenti sui loro territori nazionali.

Questa decisione così netta è arrivata un giorno dopo i gravi attentati di Londra, in cui, alla vigilia del voto dell’8 giugno in Gran Bretagna, hanno perso la vita sette persone. Hanno poi ottenuto il plauso del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: di nuovo in contraddizione con se stesso. Il leader repubblicano aveva citato il Qatar come uno degli alleati degli Usa durante la visita a Riad dello scorso maggio.

La strategia saudita nella lotta al terrorismo: isolare Iran e Qatar

Questi provvedimenti si inseriscono quindi nella strategia di lotta al terrorismo, perseguita con scarso successo ormai negli ultimi anni. Il primo tassello di questo progetto prevede da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati nel Golfo l’isolamento dell’Iran, accusato di sponsorizzare il terrorismo internazionale. In realtà le autorità iraniane sono le uniche a combattere lo Stato islamico (Isis) su larga scala in Medio Oriente, dalla Siria all’Iraq, fino all’Afghanistan. Concedere alla monarchia saudita, le cui élites finanziarie hanno dimostrato di sostenere i ribelli siriani e indirettamente anche i gruppi jihadisti locali, incluso Isis, miliardi di dollari, e allo stesso tempo sbattere la porta in faccia all’Iran, non farà altro che alimentare ancora una volta il terrorismo internazionale. Questo renderà il ruolo iraniano nella regione sempre più importante, nonostante le autorità locali sembrino più interessate a consolidare il loro potere all’interno del Paese piuttosto che esportare il modello post-rivoluzionario.

Il secondo punto di questa campagna anti-terrorismo che in realtà non farà altro che alimentare il terrorismo è accerchiare il Qatar. In verità, il vero obiettivo dell’isolamento di Doha è colpire definitivamente gli interessi finanziari, politici, mediatici e strategici dei Fratelli musulmani.

Isolare Doha per colpire la Fratellanza musulmana

Dopo il golpe militare del 3 luglio 2013, l’Egitto ha cancellato il movimento della Fratellanza musulmana, arrestato i suoi leader politici, incluso l’ex presidente Mohammed Morsi; ha condannato a morte migliaia di sostenitori del partito Libertà e giustizia. Tutto questo in un contesto di repressione politica gravissima che ha finito per colpire tutti i movimenti politici e la società civile, inclusa la sinistra egiziana. La retorica di al-Sisi, a cui si è accodato il presidente siriano Bashar al-Assad, il generale Khalifa Haftar in Libia, e, evidentemente, gli altri Paesi che hanno aderito al bando del Qatar, insieme ad alcuni Paesi europei e ai Repubblicani negli Usa, stabilisce l’equivalenza tra Fratellanza musulmana e terrorismo. Londra e Washington hanno fin qui atteso segnali che venissero dai Paesi arabi per procedere alla definizione della Fratellanza musulmana come gruppo terroristico. Le cancellerie europee fino ad ora non si sono mosse fino a questo punto, limitandosi a considerare alcuni politici del movimento come implicati in attacchi terroristici. Il plauso di Trump alla decisione di isolare il Qatar potrebbe quindi accelerare la messa al bando dell’islamismo politico anche in Europa. In realtà, la Fratellanza musulmana ha abbandonato l’uso della violenza negli anni Ottanta. Nonostante la dura repressione politica in corso, ha dimostrato di saper attendere tempi migliori senza ritornare al ricorso della violenza. E così molti politici islamisti sono emigrati in Turchia e in Libia, lasciando la Siria e l’Egitto.

Gli ultimi attacchi terroristici, inclusi i gravissimi attentati nel Sinai, sono di responsabilità prevalentemente della corrente salafita. I partiti salafiti nella regione sono stati ampiamente finanziati dai sauditi per inculcare l’odio verso i Fratelli musulmani e per giustificare la repressione degli eserciti al potere in questi Paesi e più in generale per fermare le rivolte della così detta “Primavera araba”. Colpendo il Qatar ancora una volta si attacca l’Islam moderato e non i veri finanziatori del terrorismo internazionale. Questa strategia politica e diplomatica può essere davvero controproducente. Si inserisce nella lotta al terrorismo internazionale intesa di recente più come strumento per giustificare la repressione che come metodo per estirpare la violenza. Anzi la violenza sta diventando sempre più necessaria per fomentare i populismi su scala globale, siano essi frutto di un confronto elettorale o conseguenza di un ritrovato autoritarismo.

  • procopio di cesarea

    erdogan fratello musulmano , sta rovinando la turchia di ataturk.