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Bar Condicio

I curdi sfondano il non-luogo di Montecitorio

I curdi hanno sfondato. Non contro le truppe naziste dell’Isis, ma l’ingresso di Montecitorio. O almeno ci hanno provato. Un gesto simbolico (fermato in tempo dalla prontezza delle forze dell’ordine e dei commessi della Camera) per avere visibilità mediatica. Un format abituale per piazza Montecitorio, che da luogo della protesta, della manifestazione, si è trasformato in un triste palcoscenico dove gli attori sono quasi sempre soli e inascoltati. Una sorta di Speakers’ Corner senza quel fascino e quella storia. Si predica e si manifesta nel deserto perché l’accavallarsi di iniziative ha reso l’occupazione della piazza uno sterile rituale. Si ha qualche visibilità mediatica quasi solo in casi di scontro, di caos, di tensione. Certo è facile far arrivare qualche telecamera e qualche giornalista a dar notizia. Ma prevale, ormai, l’indifferenza. O, meglio, l’assuefazione ad una forma di protesta che ha il cliché della ritualità. Si arriva, si occupa la piazza, si urla un po’, qualche bandiera sventolata e si va via. Come un compitino da svolgere di malavoglia. C’è una certa efficacia quando a coordinare le operazioni è un buon ufficio stampa, ma in genere la maggior parte delle manifestazioni viene ignorate. Il format della piazza non funziona più. Troppo abusato, logoro, ingolfato di eventi che si accavallano senza una logica. Quella piazza è diventata priva di senso. Un buon set per qualcuno che è in grado di gestire la comunicazioni (in genere grandi associazioni o partiti politici) il nonluogo per tutti gli altri. Al di là dell’inefficienza mediatica, c’è un dato politico preoccupante: non si sa più con chi parlare. E se si viene ascoltati.