closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

I 5 sporchi segreti del declino italiano

20140505_3

Se c’è una cosa che odio in questi giorni è discutere della crisi italiana.

Sarà il salario minimo presente in tutta Europa tranne l’Italia a distruggere l’umanità? Saranno gli 80 euro di Renzi ad aggiungere lo 0,0007 per cento al Pil? Se mangiassimo tutti gli alimenti scaduti potremmo sconfiggere la fame? Non è impressionante che la borsa raggiunga nuove vette e lo spread sia ai minimi storici mentre il potere d’acquisto delle famiglie si restringe?

Mi sento come se stessi ascoltando un dibattito sul sesso degli angeli.

Secondo me, ci sono cinque sporchi segreti sull’economia italiana che non ci vogliono far sapere .

Numero uno. La più grande menzogna di tutti. Aggiustare l’economia italiana è qualcosa di simile al teletrasporto su Giove: è impossibile! Al di là delle nostre possibilità! Fantascienza!

Contrariamente a quasi tutto quello che si sente dire in materia, il mio umile suggerimento è questo: aggiustare l’economia italiana non è impossibile. E non è nemmeno così difficile. E’ semplice; come allacciarti le scarpe se al posto dei lacci hai il velcro.

L’Italia è un paese ricco che sta cominciando ad assomigliare, per la persona media, a un povero. Le sue infrastrutture si stanno sgretolando. I suoi sistemi educativi riescono a malapena a educare. Il sistema sanitario è inefficiente. Al Nord posso prendere un treno ad alta velocità che mi porta ovunque in quattro ore; a sud riesco a malapena ad arrivare a Catania in nove. Ancora più preoccupante, stiamo avvelenando le nostre forniture di cibo e acqua, continuando a investire in energia sporca mentre il resto del mondo ricco ha scelto le energie rinnovabili. L’Italia ha evidenti deficit in tutti questi beni pubblici – istruzione, sanità, trasporti, energia, infrastrutture – per non parlare degli altri spesso taciuti ma ugualmente importanti: parchi, ambiente, servizi sociali, cultura, spazi sportivi e ricreativi.

L’Italia dovrebbe investire nella sua ricchezza comune. Per un decennio, e un altro ancora. Legioni di persone dovrebbero essere impiegate nella ricostruzione delle sue infrastrutture decrepite: scuole, università, ospedali, parchi pubblici, treni, opere d’arte. Per costruire un modo di vivere che sarebbe l’invidia del mondo – non il suo zimbello.

Perché? Se l’Italia investisse nei beni pubblici di cui ha bisogno così disperatamente, saranno creati i posti di lavoro di cui ha bisogno così disperatamente – e saranno posti di lavoro che serviranno a creare cose effettivamente utili. Sai cosa è inutile? Pannolini di marca, reality, post su facebook, panini fast food, mutui tripli e carte revolving, slide di PowerPoint e gli altri miliardi di sapori spazzatura di cui siamo schiavi solo per impressionare persone che segretamente odiamo in modo che possiamo vivere una vita che in realtà non vogliamo con soldi che in realtà non abbiamo per fare un lavoro che succhia via la gioia fuori dalle nostre anime. Sai cosa è utile, invece, per le persone sane di mente? Ospedali, scuole, treni, parchi, corsi, arte, libri, aria pulita, acqua fresca … scopo, significato, la dignità. Se non è possibile raggiungere questa roba a cosa servono cinquecento canali tv o mille mega-centri commerciali?

Quindi: investire nei beni pubblici; assumere eserciti di persone per costruirli; creare milioni di posti di lavoro. E non saranno i posti di lavoro a termine, a nero o precari che sono arrivati ad affliggere l’economia; saranno posti decenti e ben pagati, posti di lavoro significativi che le persone saranno orgogliose di avere.

Sporco segreto numero due: questa “ripresa” è falsa. Sta mettendo sempre più veleno nella società a meno che non saremo abbastanza saggi da “riprenderci” la ripresa. I ricchi sono sempre di gran lunga più ricchi, al punto che è assurdo che qualcuno sia così ricco. Ma la famiglia media è sempre più povera; e i poveri sono sempre più calpestati. L’Italia sta diventando una società di caste; e le divisioni tra le caste si stanno ampliando. Investire nei beni di base è l’unico modo, l’unico modo – per sollevare milioni di persone dalla rovina. Sì; l’unico modo.

Ci preoccupiamo di vendere milioni di app con mini fattorie virtuali mentre la famiglia media non può permettersi l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Questa non è una economia, è una farsa. Troppi dei nostri settori in crescita producono servizi o “posti di lavoro” a bassa retribuzione, che si riducono essenzialmente a fare i camerieri e i robot per qualche super ricco. Questa suona come un’economia sana per te? Io non la penso così. Quindi: se vogliamo godere di una società funzionante dobbiamo investire negli elementi di base della società.

Ma da dove verrà il denaro che serve? Sporco segreto numero tre: Non importa. Stampiamolo. Prendiamolo in prestito. Aumentiamo le tasse sui super-ricchi che siedono pigramente su montagne di denaro incalcolabili. Non importa un fico secco. E’ una questione secondaria. Se l’Italia non investe in beni pubblici non prospererà ; e se non prospererà non potrà pagare i debiti enormi che già ha. Al contrario, se li fa per investire nei beni pubblici e crea milioni di posti di lavoro dignitosi, la fonte degli investimenti importerà poco; perché l’economia sarà cresciuta e la società sarà più prospera. Possiamo discutere fino alla fine del mondo se prendere in prestito il denaro, stamparlo o prenderlo dalle tasse. Ma dovremmo prenderlo. Perché stiamo avendo un falso “dibattito” se facciamo finta che non possiamo investire nella società prima; e poi strizzare nelle nostre mani una società che sta letteralmente cadendo a pezzi.

Parola chiave: fingere. Qui è lo sporco segreto numero quattro. Gli esperti e i tecnocrati non vogliono che tu sappia ciascuno di questi segreti. Vogliono farti credere che aggiustare l’economia, cambiarla, è irrealizzabile. Non si può fare. E invece è semplice. Semplice. E ovvio. E’ un problema la cui soluzione è chiara come il cielo in una perfetta giornata estiva.

Allora, perché mai gli esperti non vogliono farti sapere niente di tutto questo? Beh, perché se lo fai, loro potrebbero perdere il lavoro. Perché loro sono a corto: a corto di idee, tempo, opzioni, e, soprattutto, a corto di credibilità.

Ogni trimestre che passa, da più di vent’anni, esperti ed economisti hanno abbassato le mascelle e proclamato che sono scioccati. Scioccati! L’economia italiana è ancora rotta! Non funziona!

Se ogni mese, per anni e anni, il medico aggrottasse la fronte e ti dicesse: “Sono scioccato! Le medicine non funzionano!” … probabilmente sarebbe ora di trovarti un altro medico. Forse è il momento di fare la stessa cosa con esperti ed economisti.

Ricordate questa vecchia storia? Un cittadino sovietico arriva negli Stati Uniti al culmine della guerra fredda. Al suo arrivo, va in un negozio a fare la spesa. Si guarda intorno, gli occhi spalancati, ed esclama sbalordito: «Ma non ci sono file per il pane! Come può essere?”. Vedete, quello che gli era stato raccontato circa gli Stati Uniti era una bugia.

Allo stesso modo, oggi, se un cittadino italiano va in Svezia o nel Nord Europa e scopre che se sei disabile o gravemente malato, o semplicemente anziano, molti servizi sanitari nazionali invieranno badanti a casa tua gratuitamente, come il cittadino sovietico di ieri rimarrà disorientato: “Ma come può essere? Questo è impossibile”.

Sbagliato. Non è impossibile. E’ esattamente come è fatta la vera prosperità.

In questa parabola c’è la storia di come le economie possono crescere nella prosperità. Viene creato un posto di lavoro, e non un posto di lavoro precario. Badanti e infermieri guadagnano un reddito, i malati sono assistiti e l’economia non si limita a crescere ma a creare le condizioni per una vera prosperità umana.

L’economia non è solo un gruppo di economisti molto seri e molto intelligenti che discutono se gli angeli siano maschi o femmine – scusate, volevo dire discutono un’altra variabile in un’equazione di un modello. L’economia è la vita. Le vite umane.

Così arriviamo allo sporco segreto numero cinque.

Noi non viviamo la vita che avremmo dovuto vivere mentre ci ingozziamo allegramente di crema di yogurt alla papaya mentre le nostre società si sgretolano. Noi la viviamo quando costruiamo le cose. Grandi cose. Cose degne. Cose nobili. E la più grande, la più degna e la più nobile di tutte le cose che l’umanità abbia mai costruito non è una app o un bond strutturato. E’ una società in cui ogni vita conta. In cui ogni vita è davvero pienamente vissuta.

Quindi ecco la mia sfida per voi. Adesso tu conosci tutti gli sporchi segreti. Vivi come se non lo fossero.

Il testo di questo post è tradotto, quasi letteralmente, da 5 Dirty Secrets About the U.S. Economy, un articolo del blog di Umair Haque pubblicato sull’Harvard Business Review.

  • Andrea

    Quando lo capiranno le persone?

  • http://www.matteobartocci.it Matteo Bartocci

    Noi ci proviamo tutti i giorni. Provare. E riprovare…

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Noi ci proviamo tutti i giorni. Provare. E riprovare…

  • Fulvio Aquino

    Potentissimo!

  • francescocalbi

    però se per applicare quelle facili questioni ci metti i fascisti che
    vogliono combattere gli starnieri e i drogati come prima cosa oltre a
    vietare tutto quello che si può vietare poi ci metti i mafiosi che
    vivono sullo strazio degli stranieri e dei drogati e delle conseguenze
    di tutti i divieti poi ci metti i bigotti che assistono gli stranieri e i
    drogati e chiedono altri divieti e predicano la carità elogiando la
    povertà e ci metti che a causa di tutto ciò la gente è avvelenata e
    viene istigata a sfogare l’odio contro tutti perchè sono tutti uguali ti
    trovi al punto in cui siamo e cioè che creare un posto di lavoro in
    quel modo così semplice diventa impossibile

  • Luca Iscm

    parole sante, santissime.
    ma com’è che il manifesto capisce oggi che l’economia è principalmente il risultato delle azioni degli esseri umani e non un nemico ideologico da combattere a tutti i costi?
    com’è che per 50 anni avete remato contro a ogni cosa, non importava cosa, bastava essere contro, bastava che ogni dipendente in italia fosse stragarantito e stratutelato e oggi dice che bisogna tutti quanti darsi una mossa?
    cos’è successo affinchè avvenisse questo clamoroso cambio di rotta e oggi vi presentate come verginelle con in mano la cura di tutti i mali?
    e soprattutto, anche se lo scrivete, quand’è che la vostra gente lo capirà?

  • Luca Iscm

    complimenti sinceri alla redazione del manifesto che elimina i post sgraditi.
    avete veramente capito tutto, specialmente dell’economia e del ruolo del confronto all’interno di questa.
    continuate pure a riempirvi la bocca di parole quali confronto, democrazia, tolleranza, dialettica.
    e poi magari un’altra bella campagna nazionale per chiedere fondi altrimenti fallite, eh?

  • Riccardo

    Caro Manifesto, occorre considerare anche la realtà, però, cioè che viviamo in una società con sistema di produzione capitalistico. Vi è sfuggito? Oppure il capitalismo ormai è considerato come “naturale”, un a priori? Molto più probabilmente per tanti comunisti, il comunismo è il capitalismo stesso, un capitalismo che ancora non si è liberato dalle sue strutture che gli impediscono lo sviluppo infinito. Proprio i prodotti inutili (di cui al n°1), sono effetto della agognata “liberazione del desiderio”, urlata negli slogan sessantottini. Non c’è lo spazio per andare oltre. Riguardo la Svezia, vi fate eccessive illusioni. Nei paesi del nord Europa la pentola bolle da un pezzo, vedi immigrazione. Poi la storiella del cittadino sovietico è pietosa. Buona per i polli. Veramente dal Manifesto ci si sarebbe aspettati ben altro. Ma ormai non avete neanche più il coraggio di citare Marx e Gramsci, sostituiti da Sprengsteen. Non parliamo del lessico, da cinematografia hollywoodiana: “sporchi” segreti. Nessun segreto, caro Manifesto.

  • Luigi

    Ma chi è che ha scritto queste boiate?? Lo pagate come giornalista???
    Assumete me! 😀
    Sono laureato in giurisprudenza, so molte più cose (di economia politica, contabilità di stato, ecc), potrei scrivere quello che volete, anche il contrario di ciò che penso (lo scriverei sempre in maniera più convincente dell ‘articolo suddetto), non importa ; assumetemi 😀

  • Antonio Barillari

    Ok ma…vogliamo contestualizzare? Non è affatto irrilevante dove si prendono le risorse. Non è un segreto che solo metà degli italiani paga le tasse e che la metà che paga è spremuta al punto di non farcela più. Non è un segreto che nella pubblica amministrazione e soprattutto nelle imprese pubbliche ci sono sprechi enormi. Non é indifferente prendere più tasse dai soliti o risparmiare sugli sprechi per fare finalmente ciò che serve alla gente

  • Max lo scettico

    Puoi sicuramente rimpiazzare Robecchi: come umorista non sei niente male.

  • Riccardo

    Che siano boiate, ci vuol poco a capirlo. Quanto ad essere assunto, visto che sei disposto a venderti, penso tu sia nel posto giusto. Qui al Manifesto viene esaltata la donna che mostra il sedere per fare propaganda a Tsipras. Condividete gli stessi valori, in fondo.

  • Riccardo

    Infatti. Con risultati migliori, però. Ricordo articoli del Manifesto con analisi molto più profonde e serie. Peccato, questo mi sembra proprio uno scivolone. Pazienza.