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losangelista

House of Cards: la TV via internet

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David Fincher e Kevin Spacey avevano gia’ collaborato quando Spacey aveva interpretato lo psicopatico serial killer di Seven. Da allora entrambi hanno proseguito le rispettive sfolgranti carriere prima di tornare ora  a lavorare assieme in House of Cards da ieri disponibile sul servizio streaming/videonolo di Netflix. Nella nuova serie Spacey e’ un ipotetico vicepresidente della camera, un incalllito politico sudista, macchiavellico e maniacale manipolatore (di persone, della stampa, dei colleghi) quasi quanto il killer di Seven nella sua erotica attrazione al potere. Si tratta di un “procedural” politico, un dietro le quinte che cita esplicitamente il capostipite  del genere,  Tutti Gli Uomini del Presidente ma con  una trama dietrologica  piu’ cinica  oscura (nonche’ attuale: il sabotaggio della nomination di un segretario di stato designato da un presidente  al secondo mandato ricalca quella in atto in questi giorni contro Chuck Hagel) . Ma piu’ che per l’argomento o il prestigio dello staff creativo, la serie fa parlare per essere la prima ficiton di alta qualita’ a debuttare esclusivamente in rete. Non una webseries bada bene, ma “internet TV” a tutti gli effetti: una produzione equivalente a quelle HBO, Showtime o di altre emittenti cable che invece di andare in onda e’ disponibile agli unici abbonati Netflix che perdipiu’ ieri ha messo online contemporaneamente tutti e tredici gli episodi della prima stagione – una vera eresia rispetto al modello televisivo tradizionale in cui gli episodi vengono centellinati settimana per settimana per mantenere  il pubblico lungo l’arco di un anno. Per dare l’idea, il progetto  Netflix  ha meritato un duro attacco di Variety “organo ufficiale”  di Hollywood, praticamente un editoriale che lo caratterizza come madornale errore di calcolo e  chiede di tornare al formato tradizionale, indicazione di quanta resistenza ci sia ancora da parte degli studios ad adottare modelli alternativi, o meglio, contemporanei, di fruizione audiovisiva. Di certo il sistema Netflix – una prima serie era gia’ stata “diffusa” l’anno scorso con buon successo, la “dramedy” Lillyhammer –  con Stevie Van Zant gangster newyorchese trasferito in Norvegia – non sorprendera’ piu’ di tanto chi e’ gia’ abituato a  fruire di musica, cinema e TV via youtube, spotify o social network (per non dire torrent) cioe’ assolutamente on-demand. La scommessa di Netflix semmai e’ di produrre sempre piu’ regolarmente contenuti di qualita’ per promuovere la fedelta’ dei propri abbonati. E’ uno dei modelli che potrebbero rivelarsi sostenibili  – e in grado di sostenere la prouzione creativa. L’unica certezza a questo punto e’ che il modello precedente, come gia’ accaduto per musica e editoria, sostenibile invece lo e’ sempre di meno.

LucaCelada