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Poltergeist

Homeland: Scegliere la patria

L’assassino è tra di noi, un sottotitolo che è costato a Fritz Lang l’esilio dalla Germania degli anni Trenta e che risuona inquietante ancora oggi a chi vede per la prima volta il film M, potrebbe valere da sottotitolo anche per il nuovo telefilm Homeland. Ma se il nascente Terzo Reich censurò il capolavoro psicologico-sociale di Lang per la sua lucida analisi della Germania all’inizio del ventesimo secolo, oggi gli Stati Uniti riflettono sulla loro identità scavando nelle opere di autori europei a cui, come al regista tedesco, diedero asilo durante il nazismo.

L’assassino è tra di noi è diventato il sottinteso leit motiv delle amministrazioni post-Bush e l’unico motivo per cui le leggi anti-terrorismo raccolgono ancora il plauso popolare è che l’America, oggi più che mai, sente che lo spettro della fine della propria civiltà viene da un male interno e non da un pericolo esterno. Non c’è serie che non rifletta sugli effetti delle guerre nel golfo sui militari e sui civili (l’inizio dell’ultimo episodio della notevole serie The Good Wife ne è un esempio di classe) e dall’elezione di Obama sempre più sono quelle dedicate alla guerra, ai suoi combattenti e ai retroscena politici dietro alle azioni militari.

Nel 2005 Showtime aveva lanciato Sleeper Cell, forse la miniserie americana più bella e angosciante che racconta le cellule di terroristi nascosti tra la popolazione e quest’autunno ha mandato in onda Homeland, lucido ritratto di una nazione che in nome della “homeland security” sospetta di tradimento un eroe reduce da otto anni di prigionia in un campo iraqeno. Claire Danes, eroina con gli occhi sgranati dagli psicofarmaci e la fermezza dei disperati, recita la parte di un agente della CIA convinto che un eroe di guerra tornato da otto anni

di prigionia in Iraq sia infatti diventato un terrorista di al-Qaida. La serie ripropone e discute i temi onnipresenti nella televisione – e nella cultura – americana oggi:

–       è forse vero che l’identità nazionale dipende dalle circostanze piuttosto che da una rigida idea di patria?

–       la religione, gli ideali e i desideri, non sono piuttosto strategie di sopravvivenza più che di appartenenza?

L’agente Brody vive un dilemma impossibile che è molto più complesso di quello che possiamo immaginare:  non si tratta per lui di scegliere tra la patria e il nemico, ma di vivere la tragedia di chi percepisce entrambe le parti in lotta come espressioni speculari delle stesse distorsioni umane.

L’assassino è tra di noi, ma forse, più correttamente, l’assassino è chiunque di noi che viva abbastanza a lungo nei panni del nemico.

  • http://lucacelada.com Luca Celada

    O come recita il sottotitolo della mia nuova serie preferita BOSS, con Kelsey Grammer come splendido e feroce Caimano ferito di Chicago, “Betrayal Starts from Within”. Brava Nefeli.

  • http://lucacelada.com Luca Celada

    O come recita il sottotitolo della mia nuova serie preferita, BOSS con Kelsey Grammer nei panni del feroce caimano ferito di Chicago: “Betrayal Starts from Within.” Brava Nefeli.