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losangelista

Hollywood: l’anno che fu

Il 2011 e’ stato l’anno in cui Steven Spielberg ha esordito nell’animazione motion-capture e Scorsese nel 3D e quello dell’esordio “inverso” di Brad Bird nella “live action”.  L’autore di Gigante di Ferro e degli Incredibili, una delle menti piu’ fine della Pixar, ha firmato Mission Impossible 4 e non e’ un caso che  questo episodio sia il piu’ energetico e visceralmente divertente della serie con Tom Cruise,  proprio grazie ad una sensibilita’ da cartoon. (Un mio amico dice che i registi provenienti dall’animazione hanno l’automatico  vantaggio di non contemplare limiti tecnici). Un anno di cinema ibrido cioe’ in cui diversi rami tecnologici si sono pollinati in modo felice. Perfino Wim Wenders (Pina) e Werner Herzog (Cave of Forgotten Dreams) si sono avventurati nel 3D con documentari (sullo sguardo artistico preistorico e quello di Pina Bausch). Al di la delle esperienze “alte” dei registi tedeschi,  c’e’ stata indubbiamente un’affermazione del cinema come spettacolo, come linguaggio artistico che privilegia l’artificio; un trionfo apparente del cinema come effetto speciale – il vangelo di James Cameron che a Hollywood lo predica instancabile da anni e di Georges Melies che non coincidentalmente e’ oggetto dell’omaggio di Scorsese in Hugo. C’e’ pero’, fortunatamente, ancora differenza fra Martin Scorsese e Michael Bay e se l’ultimo Tranformers potrebbe forse essere letto come la liberazione definitiva dalla logica interna di un film a favore della cinesi pura e caotica, il film “tecno-porn” di Bay e’ tutto fuorche’ anarchico, legato com’e’ agli istinti piu’ bassi del mutisala e alla militarizzazione dell’immaginario. Ma questo era un dato gia’ acquisito e la consueta infornata di mediocri blockbuster e’ come al solito assicurata anche per il prossimo anno (gli studios mica pettinano bambole). Il dato positivo  – e che immaginiamo piacerebbe proprio a Melies, patriatrca dell’arte/illusione –  e’ che puo’ esistere anche una tecnologia cinefila e intelligente. Ci auguriamo che nell’anno a venire produca almeno un film enstusiasmente – e che possano farlo  anche gli altri cinema dall’indie al genere al documentario.