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losangelista

Hollywood: la memoria storica

Ringalluzziti dalla vittoria elettorale “midterm” (e forse dalla riapparsa di George Bush sul tour promozionale delle sue memorie – qui una bella critica del Huffington Post) i repubblicani cavalcano una mefitica offensiva mediatico-ideologica attaccando come socialiste le inziative in realta’ vieppiu’ moderate di Obama (vedi la tiepida riforma liberista dell’assicurazione sanitara, rimasta saldamente in mano al settore privato).   Il populismo nazionalpopolare del tea-party e’ l’adatta demagogia  per indurre i  poveri a votare per il taglio delle tasse ai ricchi, contro il welfare e gli incentivi al lavoro – contro cioe’ ogni proprio interesse.

Una campagna basata tra l’altro sul revisionismo orwelliano delle responsabilita’ geopolitiche dei neocon da un lato, e dall’altro quelle del liberismo nello scatenare la peggiore crisi economica globale in mezzo secolo: chi controlla il passato si impadronisce del futuro, diceva Grande Fratello, e il libro di Bush rivendica come fulgidi esempi di americanita’ l’applicazione della tortura, l’invasione dell’Iraq – perfino la politica economica repubblicana, contando sull’ endemica amnesia di un  paese che dopo appena due anni sembra aver dimenticato le ragioni che l’avevano indotto a cacciare il GOP da Washington. Fortunatamente Hollywood da segni di vita con una serie di film che puntano uno sguardo smaliziato sulle nefandezze dell’era Bush. Fair Game di Doug Liman e Sean Penn torna sull’affare Valerie Plame, l’agente della CIA smascherata dalla casa bianca per punire il marito che aveva sbugiardato la storia dell’uranio venduto dal Niger all’Iraq (bugia tra l’altro “commissionata” al Sismi per giustificare la guerra). Company Men di John Wells (con Kevin Costner, Ben Affleck, Tommy Lee Jones e Chris Cooper) e’ la storia della devastazione provocata nelle grandi aziende americane dalla valanga di licenziamenti seguiti al crac della speculazione finanziaria e Casino Jack di John Hinckenlooper vede Kevin Spacey nei panni di Jack Abramoff, il genio del finanziamento repubblicano attraverso la macchina perversa del lobbying d’alto bordo che nel pieno dell’era Bush e’ sconfinato in un’orgia di illeciti etici e finanziari.