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losangelista

Hollywood: attacco dei Blockbuster-dinosauro

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Il tormentone dell’estate quest’anno a Hollywood e’ la caccia ai “flop”. I mesi estivi qui sono quelli in cui gli studios portano a casa il grosso dei fatturati, rastrellati  nei  multisala gremiti dei centri commerciali climatizzati con una programmazione fitta di blockbuster i filmoni commerciali  con megabudget ed alto tasso di effetti digitali. Da giugno a settembre  ogni weekend escono due o tre “tentpole”  come li chiamano in gergo i produttori, film -divertimentificio  a base di esplosioni e superoi, preferibilmente seuqel o “reboot” di personaggi e trame note  e con annesso piano marketing per i giocattoli da vincere nei fast food. Gli Iron Man 3, Uomo di Acciaio, Cattivissimo Me 2, World War Z che costano oltre i $200 milioni ma ne incassano il triplo sono diventati il “new abnormal” come l’ha chiamato Lynda Obst nel suo ultimo libro sul business di Hollywood, il nuovo business model per cui gli studios assomigliano sempre di piu’ a parchi a tema mentre “l’adult drama”, il cinema d’autore di medio budget e’ prossimo alla defintiva estinzione. Si spiega anche cosi’ in parte l’ascesa della TV di qualita’ su cavo, network e ora in streaming – sono i luoghi dove sono approdati gli sceneggiatori, registi e creativi trasfughi da uno studio system dove per lavorare  serve solo ormai un contratto sui diritti di un personaggio dei fumetti  e una buona casa di effetti. E’ la ragione addotta un paio di mesi fa da Steven Sodergergh per annunciare  un “pensionamento volontario” da un mondo con cui, da regista “narrativo” originale,   sente ormai di non avere piu’ nulla in comune.  Difficile dargli torto avendo passato anche quest’anno tre giorni nella bolgia del ComiCon di San Diego, la fiera mercato annuale dei super-nerd del fantasy nata originariamente attorno ai comics e’ ormai diventata una mega vetrina per le grandi “properites” del fantasy: la Warner/DC, Marvel/Disney, Fox, Sony, Universal promuovono il loro rutilanti prodotti allo zoccolo duro dei fan-boy (e girls) che si incaricano poi di amplificare il”buzz” su blog e social network con zelo da veri adpeti. La conflazione di fumetti, videogiochi, fantasy  e “cosplay” in mostra nel convention center in mezzo a 150000 nerd travestiti da supereroi, e’ una impressionante dimostrazione di come un settore “controculturale” di nicchia sia assurto a norma prevalente e della attuale forza economica del fantasy nonche’ dell’infantilizzazione della cultura in generale. La produzione hollywoodiana si rivolge ormai quasi eclusivamente a questo settore  in un turbine di vambiri, zombie e cartoon a scapito di ogni altro genere “adulto” ed e’ forse lecito a chiedersi se non sia ormai vicino il punto di saturazione. Il dubbio e’ rafforzato quest’estate dal vistoso fallimento al botteghino di un buon numero di blockbuster: After Earth di Will Smith, White House Down, il Lone Ranger di Johnny Depp e per ultimo  RIPD con Jeff Bridges. Spiace che fra gli autori che hanno fatto le spese dell’infazionato mercato dei blockbuster ci sia anche il regista di Cronos e Labirinto del Fauno ma oggettivamente Pacific Rim di Guillermo del Toro  e’ un ipetrofico discendente di Transformers (e comunque sta per uscire anche   l’ennesinma sequel di questi) , e gli effetti di ultima generazione non sono bastati a portare al cinema la gente. Dopotutto anche gli über-nerd, tipo quelli che a San Diego si sono emozionati per l’annuncio dell’ennesimo  Godzilla e del prossimo film di Zack Snyder con Batman e Superman assieme, esistera’  pure un limite al numero digeribile di grattacieli demoliti,  battaglie fra robot e umani, supereroi  e alieni, alieni e robot…ecc. Tutti confezionati nella nota formula in tre atti insegnata ossessivamente agli apprendisti sceneggiatori. E a riguardo Soderbergh non ‘estata l’unica autorevole voce fuori dal coro. Recentemente nientemeno che Steven Spielberg e George Lucas in un discorso all USC subito diventtao leggenda a Hollywood hanno pronosticato un futuro prossimo in cui il blockbuster negli attuali numeri saranno destinati  a diventare insostenibili. Secondo i padri del blockbuser e dell’epica fantasy  a quel punto esisteranno un numero molto piu’ limitato di mega film in 3D sempre piu’ sofisticato che si andranno a vedere in cinema ad alta attrezzatura tecnologica a mo’ di evento mondano – tipo prima alla Scala, con biglietii da $150, cibo, ricevimenti e quant’altro – una roba da permettersi  un paio di volte l’anno, mentre per il resto della produzione passera’ su micro supporti, piattaforme  mobili, streaming digitale e via dicendo. Bisogna capire ora se  ci saranno effettivamente una serie crescente di costosi fallimenti  e se questo invertira’ la tendenza della “nerdificazione” e dell’omologazione di Hollywood. Un discorso che vale anche per l’animation che  vent’anni dalla “rinascita” degli anni 80 si trova anch’essa sequel- dipendente e in forte difetto di originalita’ come ha detto l’altro giorno Henry Selick, regista di Nightmare Before Christmas e Coraline e che in un mondo pieno di sequel Pixar, Dreamworks e Blue Sky non riesce piu’ a lavorare perche’ i suoi progetti sono “troppo originali”. I prossimi anni diranno se Hollywood riuscira’ a gestire la divergenza fra megaproduzioni e atomizzazione digitale, forse anche se oltre agli spettacoli audiovisivi sapra’ tornare a produrre anche dei film.  Dopotutto mi ricordava  l’altro giorno Bobby Moresco, sceneggiatore oscar di Crash, ci sono stati altri periodi artisticamente infausti: gli anni 60 ad esempio – a cui sono seguiti i meravigliosi 70’s.