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losangelista

Hollywood crede alle fiabe

Biancaneve/Mononoke alla scoperta interiore

Biancaneve e il Cacciatore, uscito con notevole successo in America un paio di settimane fa e’ il piu’ interessante delle concomitanti rivisitazioni della fiaba disneyiana di quest’anno. La precendente, Mirror Mirror (argutamente tradotta in “Biancaneve” per il mercato italiano), aveva Lily Collins come protagonista e Julia Roberts regina cattiva ed era un pasticcio con una trama da  farsa comica del tutto irriconciliabile con le velleita’ estetiche del regista Tarsem Singh. Come quest’ultimo anche l’esordiente autore di Biancaneve e il Cacciatore (Rupert Sanders) proviene dalla pubblicita’ e il suo film, piu’ preoccupato con un aggiornamento “mitologico” della favola,  si presta meglio alla sperimentazone visiva che produce alcune immagini effettivamente notevoli. Ma come ha dimostrato l’anno scorso anche il Capuccetto Rosso Sangue di Catherine Hardwicke, non basta un buon direttore della fotografia a giustificare la reinterpretazione di una fiaba. Non significa che questo film non abbia qualche spunto interessante, in particolare il tentativo di dare un maggiore  spessore ai personaggi femminili che sono al centro della storia: le tribolazioni verginali di Biancaneve (l’ingiustamente derisa Kirsten Stewart) e le ossessioni della vampirica regina Charlize Theron che la sceneggiatura fornisce altresi’ di “back story” esplicativa. “L’empowerment” della principessina e’ garantito sia dall’epilogo alla Giovanna d’Arco che dallo spregiudicato twist romantico-sessuale (c’entra ovviamente il cacciatore interpretato con solido bicipite da Chris Hemsworth/Thor). Detto questo neanche tutto cio’ giustifica appieno  l’adattamento di questo Snowhite che attinge ispirazione, come d’uso corrente, senza remora alcuna da altre opere (in particolare un paio di scene fotocopiate dal Mononoke di Miyazaki). Ma il film contiene questo si alcune trovate filmiche notevoli – vedasi i nani ottimamente interpretati da sette fra i migliori carateristici britannici (Ian McShane, Bob Hoskins, Toby Jones, Eddie Marsan, Brian Gleeson, Ray Winstone, Nick Frost e Johnny Harris) i cui volti sono stati digitalmente trapiantati su corpi di nani. La cosa ha fatto imbestialire – non poteva essere altrimenti –  l’associazione di attori nani di Hollywood, scadalizzati per l’outsourcing.

  • bozo4

    Che significa empowerment, maggiore spessore e personalita’ al personaggio ?

    Interessante il problema degli attori nani americani. Come composizione della discordia potrebbero venire impiegati in UK, visto che nell’ era dello schiavismo “reddito di cittadinanza” e’ viatato.