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Lo scienziato borderline

Ho visto la crisi della Grecia: ENOIKIAZETAI

Vado in Grecia in vacanza e per lavoro da un quarto di secolo,. Fin dagli anni ottanta, fin dai tempi della dracma, per intenderci. Ho amici greci nell’isola di Sifnos nelle Cicladi, all’Universita’ di Patrasso e di Salonicco. Ho visto negli anni la Grecia passare attraverso crisi economiche, momenti di crescita, alti e bassi. Ma – in generale – ho constatato una tendenza al miglioramento, almeno visto dallo standard della cosiddetta civilta’ occidentale: migliori strade e automobili, ormai al livello dei paesi europei “ricchi”, servizi, traghetti, eccetera: non era soltanto l’opinione mia di turista o professore visitante, era anche l’opinione degli amici e colleghi greci.
Sono tornato in Grecia anche quest’anno, ed ho passato una giornata al Pireo, il porto di Atene verso le isole. Quanto ho visto mi ha lasciato senza parole: oltre meta’ dei negozi e negozietti della zona del porto e anche all’interno della citta’ erano CHIUSI, nel senso di sbarrati e sbaraccati. Quela che era una zona brulicante di attivita’, di commercio, di VITA, era ridotta ad una specie di citta’ fantasma, come se ci fosse appena stata un’epidemia o un bombardamento.
L’impressione visuale e’ confermata dagli sguardi della gente, e dalle parole che ho scambiato con loro.

Pireo, Grecia

Pireo, Grecia
La sera ho cercato il vecchio piccolo ristorante dove da oltre vent’anni ero solito mangiare un boccone in attesa di prendere il traghetto: era chiuso, vuoto, dentro solo polvere e un cartello sulle sue vetrine: ENOIKIAZETAI, AFFITTASI. Molti, quel cartello non lo mettono neppure piu’, tanto nessuno risponde. Sono andato in un altro ristorantino vicino – ma non troppo – al porto: il menu’ era lungo due pagine con molte buone cose, la realta’ era che di queste ce n’erano soltanto un decimo realmente disponibili. Ho mangiato bene ed ho speso 10 euro, birra compresa.
Mentre mangio, vedo arrivare con la coda dell’occhio una donna male in arnese con un bimbo al collo, e penso a una venditrice di fiori o a una mendicante. Ne’ l’uno ne’ l’altro: era una donna greca che e’ entrata nel piccolo ristorante, ne ha ricevuto del cibo per il figlio, ed e’ andata via.
Coffee Time e altri due, tutti chiusi, al Pireo

Coffee Time e altri due, tutti chiusi, al Pireo

Io ho girato un po’ il mondo, ed ho visto certamente zone ridotte in stato assai peggiore della Grecia di oggi. Ho pero’ visto anche la Grecia dell’altroieri, quella che aveva con tanta fiducia aderito alla zona dell’euro pensando di giocare in serie A.

La Grecia di oggi e’ quella che le imperturbabili agenzie internazionali Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch ogni tanto declassano di una, due, o anche tre categorie nella loro scaletta di merito di coloro che saranno in grado oppure no di pagare l’enorme quantita’ di debiti che li strangola come un cappio.

ENOIKAIZETAI

ENOIKIAZETAI, ovvero AFFITTASI

La Grecia di oggi e’ quella del mio amico Yannis, professore all’Universita’ di Patrasso,  che ha visto il suo stipendio, gia’ la meta’ del mio, decurtato del 25% netto.

La Grecia di oggi e’ quella della quale la signora Merkel, sua principale creditrice, propone di trasferire la sovranita’ direttamente a Bruxelles, all’Unione Europea, diciamo come prima del 1830 con l’Impero Ottomano.

La Grecia di oggi e’ quella che parla di  tagliare 15.000 dipendenti pubblici, e dalla quale i ragazzi hanno ripreso ad emigrare, come appena dopo la guerra.

La Grecia di oggi e’ quella con il tasso di disoccupazione record quasi al 25%, praticamente raddoppiato in un anno, e fra i giovani e’ del 54% (oltre uno su due senza lavoro).

Ne valeva la pena? Vale la pena farsi portare via tutto dalla signora Merkel e dagli imperturbabili arbitri del capitalismo europeo per diventare nulla, una palestra dove esercitare gli aspetti piu’ deteriori del capitalismo di rapina. E non si dica che la Grecia ed i greci “lavorano poco”: non e’ cosi’, semplicemente sono diversi dallo standard che i loro Governi si sono lasciati imporre con una politica suicida.

Sull’isola, a Sifnos, la vita scorre piu’ o meno simile a prima. Yannis mi dice che la crisi non si sente ancora molto, nelle isole, e che la gente sta “consumando del suo”, usando i propri risparmi per continuare ad andare avanti nonostante tutto. Yannis mi dice che, alla mala parata, se riuscira’ ad andare in pensione, si rifugera’ a Sifnos, nella sua casa, come fece all’inizio degli anni 70, quando sfuggi’ al servizio militare sotto i Colonnelli. Allora nessuno lo venne a cercare, chissa’ se anche stavolta sara’ cosi’.