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Rovesci d'Arte

Hirst, il lusso della morte a Firenze

 

La società occidentale paga da anni la sua ipocondria con moneta sonante, disposta a elargire milioni di sterline inebriandosi di morte e decomposizioni varie. Damien Hirst, con i suoi animali vivisezionati, i corpi deperibili, le pillole negli scaffali farmaceutici raggiunge sempre quotazioni vertiginose nelle aste e ultimamente ha venduto una speciale collezione «in proprio», saltando tutti i passaggi del mercato e facendosi manager di se stesso (d’altronde, lo è da sempre). Nel 2008, «Beautiful Inside My Head Forever» – 223 opere esposte ad hoc per essere vendute all’incanto – ha rappresentato infatti una operazione senza precedenti nel mondo dell’arte: una retrospettiva da Sotheby’s, in corrispondenza dell’anniversario dei 20 anni della sua prima esposizione di successo, Frieze. Adesso, dopo la prima apparizione alla White Cube di Londra e la secvonda uscita a Amsterdam, arriva in Italia, a Palazzo Vecchio, il famoso teschio umano in platino, tempestato di diamanti (8601 i pezzi «selezionati» dall’artista), uno dei quali – una grossa pietra rosa situata all’altezza della fronte – vale da solo 4 milioni di sterline. La scultura esagerata (sarà visibile fino al 1 maggio), icona della vanitas che fa cortocircuito con il lusso sfrenato in epoca di decadenza e crisi stretta, è uno schiaffo provocatorio alla Hirst: è costata ben 50 milioni di euro e ha un valore che si aggira intorno ai cento. «Ci ricorda che non siamo eterni», dice l’artista inglese. A Firenze quel cranio dal sangue super blu – i cui denti sono realmente presi da un teschio del settecento comprato da Damien Hirst – l’ha voluto Francesco Bonami. E Achille Bonito Oliva l’ha subito attaccato, bollando la mossa come una «una scelta vetrinista». Come giustifica la sua scultura l’autore? Così: «Dimostra che non viviamo per sempre».