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Rovesci d'Arte

Caravaggio batte Michelangelo

 Cinquecento anni dopo, Caravaggio batte Michelangelo. E dà una spallata al trono del grande scultore, pittore e architetto, nonostante il suo David e la Cappella Sistina siano fra le opere più conosciute al mondo. Almeno questa è la tesi dello storico dell’arte dell’università di Toronto, Philip Sohm, cui il New York Times dedica un divertito e divertente articolo.  

Caravaggio, secondo Sohm, sarebbe l’antieroe moderno, un uomo che, schivando risse, donne, delitti e forze dell’ordine, è riuscito anche a essere creativo e a diventare un gadget gettonatissimo, più di Michelangelo: al box office del XXI secolo vince senz’altro lui, incarnando perfettamente le nostre ossessioni. Semplicemente, ha dalla sua una certa «vena» contemporanea che intriga registi, scrittori e commercianti (il suo Bacco campeggia sulle sciarpe negli shop degli aeroporti e non viene disdegnata, a corredo di altri oggettini, neanche la testa di Golia decapitata, sfiorando l’horror). Michelangelo, pur popolarissimo, sconterebbe la sua cultura troppo «rinascimentale» e anche la difficoltà, per chi lo studia, di poter dire qualcosa di nuovo e di sensazionale sulla sua vicenda umana e artistica. Mentre i suoi personaggi si dannano all’inferno o ascendono al cielo, quelli di Caravaggio hanno i piedi sporchi, come i pellegrini che sciamavano nei vicoli romani e non aspirano a nessun ideale sublime. Se ne stanno piantati in terra, a volte sono ragazzi spettinati, con l’aria assonnata e le labbra gonfie come se si fossero appena alzati dal letto. Di più: l’angelo della sua Annunciazione se ne sta sospeso come il vagabondo Chaplin sul suo filo da equilibrista nel film Il circo. Il modello caravaggesco è la strada, la volta celeste di Michelangelo è finita in soffitta.