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Poltergeist

Hell on Wheels vs Deadwood

[Questo articolo è diviso in due parti; la seconda comparirà la prossima settimana]

È inevitabile, e quasi nessuno si esime dal farlo, paragonare il nuovo western Hell on Whells con il capolavoro di qualche anno fa, Deadwood e per spiegare perché Deadwood è superiore a questo nuovo tentativo di propaganda nazionalista e, soprattutto, perché Deadwood è stato forse il telefilm meglio riuscito degli ultimi vent’anni, faremo ora un’analisi visuale comparata delle due opere.

Chi dice western dice John Ford e non solo nel senso di sparatorie, eroi senza macchia e pianure sconfinate, ma soprattutto sobrietà di immagini, purezza di stile. E cielo.

Perché i cieli dei film di John Ford sono più grandi di quelli degli altri registi? A guardare i suoi film, la vastità dell’orizzonte colpisce sempre ed è forse perché Ford insiste nei campi lunghissimi o forse perché puntava sempre la cinepresa un po’ più in alto degli altri, mostrando pochissima terra e tutta l’immensità del cielo. Senza dover usare il grandangolo o altri trucchi moderni di distorsione della prospettiva, Ford otteneva delle piccole deformazioni, appena percettibili che, proprio per questo spiazzavano gli spettatori dell’epoca e ancora spiazzano l’audience moderna.

Una delle grandi differenze stilistiche tra il cinema e la televisione è ancora l’uso del totale, del campo lunghissimo. In parte perché i campi lunghissimi implicano la ripresa di set molto vasti, e dunque di scenografie costose, in parte perché la televisione racconta con le facce degli attori, con le parole, molto più che con le immagini e in parte perché gli attori stessi non sono più professionisti che fanno anche teatro e dunque non sanno bene cosa farsene del corpo, per tutti questi motivi la televisione descrive gli ambienti e, più in generale, quelle che si chiamano “le ambientazioni” di una vicenda, attraverso brevissime inquadrature che comunicano più il profumo e la percezione che la particolarità di un ambiente.

È per questo che quando una serie si impegna a rappresentare il West, a ripetere e, forse, rinnovare il canone western, l’uso dei campi lunghissimi è una risorsa irrinunciabile, un tributo a Ford e una garanzia di continuità narrativa.

In Ombre Rosse la carovana attraversa pianure aperte e delimitate solo dall’orizzonte. A volte, un canyon si eleva in lontananza, come parametro di distanza.

Per il resto, nuvole. Come aveva scoperto il personaggio di Howard Hughes nell’Aviator di Spielberg, se non si mettono dei parametri, degli elementi guida, non si capiscono la grandezza, distanza o,

Hell on Wheels

nel caso dei suoi diavoli voltanti, la velocità delle cose. In Ford è la terra che dà senso al cielo e sono le nuvole a raccontare la grandezza dell’orizzonte.

In altre parole, il paesaggio in Ford è importante quanto la diligenza che lo attraversa e non è quasi mai la diligenza a farla da protagonista, sebbene il titolo originale del film sia “Diligenza”.

Hell on Wheels invece usa il paesaggio e le nuvole come scusa, come paratia per il passaggio del protagonista: la carovana.

Deadwood

Deadwood descrive il paesaggio cercando di inquadrarlo come elemento fondante della storia: che certi uomini in un certo periodo storico si trovino a scavare oro proprio in una certa parte del mondo è determinante quanto può esserlo la motivazione economica, sociale o storica che li ha spinti fin lì.

Fin dalle prime scene, anzi fin dalla sigla, le due serie mostrano la profonda differenza di approccio: Hell on Wheels ripete lo schema trito della storia di un protagonista bello e dannato contro gli elementi mentre Deadwood gioca subito sui diversi piani dell’apparenza e della realtà, della storia grande e di quella piccola riflesse in un’unica pozza d’acqua sporca fuori da un saloon.

La prima scena di Hell on Wheels è un piano medio pieno di personaggi, non un campo lungo o lunghissimo che descriva l’ambiente, come accade in Deadwood. Inoltre, il protagonista viene presentato come un “giusto giustiziere” in Hell on Wheels e un inquietante sheriffo che impicca un uomo proprio in apertura d’episodio in Deadwood.

Hell on Wheels

Deadwood

In più, in Hell on Wheels l’immagine è chiaramente manipolata al computer e i blu sono una pesante mano di inchiostro che vuole sostituirsi ad altre indicazioni di stagione che indichino che ci troviamo in inverno.

Nelle scene seguenti Hell on Wheels mostra il protagonista che fa giustizia di un soldato macchiatosi di orribili delitti durante la guerra civile; Deadwood mostra lo sceriffo che impicca un uomo che rivolge i suoi ultimi pensieri alla famiglia. Il modo di riprendere i due uomini è significativamente diverso.

La successione di primi piani drammatici in Hell on Wheels è tipico del linguaggio televisivo (passato anche ai film d’azione) in cui la drammaticità di un evento dipende dalla sorpresa che genera nello spettatore. In Deadwood invece l’impostazione classica restituisce la drammaticità dell’evento al suo semplice essere, alla presenza di uomini vivi accanto a uno morto che penzola da una trave bassa.

[Fine parte prima]

Protagonista di Hell on Wheels che spara 1

Protagonista di Hell on Wheels che spara 2

Protagonista di Hell on Wheels che spara 3

Protagonista di Deadwood

Protagonista di Deadwood 2
  • Sofia

    Bello! attendo con ansia la seconda puntata