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losangelista

Hacker in divisa

Dopo la scoperta dei dati GPS occulti memorizzati (e trasmessi ai costruttori) dai telefonini Apple e Google, fanno ancora parlare le banche di dati personali che siamo ormai abituati a portarci in tasca, a proposito stavolta dell’estrattore automatico di dati messo a piunto da una societa’ di “forensica informatica” . Si tratta di un aggeggio molto utile nel nuovo  mondo coraggioso della computer-telefonia protatile, soprattutto per governi, polizia, agenzie di controllo. Gli apparecchi infatti sono in grado di estrarre da qualunque smartphone tutti dati che contiene  (numeri, GPS, messaggi compresi quelli cancellatti ecc.) oltrepassando codici PIN e password. Quelli prodotti dalla Cellebrite sono gia’ in dotazione alla polizia del Michigan alla quale la ACLU (american civil liberties union) ha sporto un interrogativa riguardo il presunto uso su telefonini di cittadini fermati in controlli di routine. La polizia ha smentito dichiarando di sottostare ai requisiti dei mandati di perquisizione ma e’ noto che i tribunali solitamente permettono di confiscare proprieta’ di persone arrestate nella comissione di una reato, la perquisizione elettronica di un telefonino potrebbe insomma equivalere a frugare nelle tashe di un arrestato, a insindicabile giudizio dell’agente. Un’altra possibile applicazione degli strumenti succhia-informazioni potrebbe essere i controlli di frontiera, anche qui la legge americana consente ampli poteri sulla revisione di effetti personali  – qualifica facilmente estendibile al telefonino in assenza di norme specifiche. Il dato fondamentale e’ che l’abitudine ormai generale di avere in tasca enormi riserve di informazioni private (comprese come ora sapppiamo quelle occultamente raccolte dai nostri stessi telefoni) non poteva che suscitare  un industria collegata dedita alla loro raccolta che ha apparentemtne un largo anticipo sulle tutele in materia: la Cellebrite offre da mesi corsi di istruzione sull’uso del Physical Pro (sopra)  regolarmente affollati da “professionisti della sicurezza”.