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losangelista

Gulag USA – democrazia coatta

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Bisogna ammettere che sentire un politico dire delle cose sensate fa un certo effetto – quasi sconcertante quando si tratta di un politico in carica, un uomo di potere, metti un ministro della giustizia che attacca il giustizialismo imperante da decenni e parla del bisogno di svuotare le prigioni, di fermare la folle politica di incarcerazione di massa perseguita da decine di suoi predecessori e centinaia di procuratori in America. Il discorso di Eric Holder, attorney general di Obama,  e’ stato  clamoroso quindi per il semplice fatto di aver formulato alcuni semplici, evidenti concetti che da anni vanno ribadendo alla nausea sociologi, criminologi, soggetti sociali e associazioni per i diritti civili. Si’, perche’  la deriva giustizialista degli ultimi 40 anni in America e’ in buona sostanza un aberrazione di portata storica e planetaria. Da quando Richard Nixon lancio’ la sua crociata contro la droga, la famigerata war on drugs,  la “tollernza zero contro la criminalita’” e’ diventata una pietra miliare della demagogia politica, una deformazione codificata negli statuti federali e statali in misura sempre piu’ draconiana, una crociata che ha trovato rinnovato impulso negli anni del reaganismo e nell’era neoconservatrice, assumendo infine una sorta di vita propria  come celodurismo imprescindibile di ogni campagna politica e ogni pubblica amminsitrazione: un ossessione proibizionista come strumento di controllo sociale. Il  risultato e’ stata la creazione di un ipertrofico complesso penale-industriale articolato in migliaia di penitenziari, un gulag  in cui sono incarcerati un incredibile 2,3 milioni di persone, una popolazione che e’ quintuplicata negli ultimi 30 anni. Oggi gli USA che rappresnetano circa il 5% della popolazione mondiale detengono notoriamente dietro le sbarre il 25% dei prigionieri del mondo, la gran maggioranza dei quali condannati per droga, reati spesso irrisori puniti con maxipene grazie alle leggi sulle condanne minime obbligatorie, vedi la famigerata 3 strike law che obbliga i giudici a sentenze di molti anni dopo la terza infrazione, anche per reati minori; gli stessi statuti che eliminano la liberta’ vigilata, vietano i commutamenti di pena e impediscono  la riabilitazione. Celata dietro alla retorica dell’ordine pubblico, della lotta alla criminalita’ e della difesa  della cittadinanza, sta praticamente una spedizione puntiva contro poveri e minoranze come da anni palesano le vergognose discrepanze delle pene previste per la detenzione/spaccio di cocaina rispetto a quelle comminate a chi usa il crack. Le storie di neri e ispanici nei ghetti condannati a 20 anni per  detenzione di un cristallo di coca mentre nei quartieri middle-class avvocati o agenti di borsa se la cavano con una condizionale per dieci grammi di polvere fanno ormai parte di una casistica che racconta un apartheid penale. Il risultato e’ leggibile nelle statistiche: i neri d’America sono incarcearti ad un tasso sei volte superiore a quello dei bianchi; i prigionieri afroamericani sono ben 1 milione,  ben oltre il 40%  del totale, malgrado costituiscano a malapena il 10% della popolazione. Contro questi dati e il lungo catalogo di abomini antidemocratici che la carcerazione selvaggia rappresenta ha dunque parlato l’altro giorno Eric Holder, il ministro della giustizia di Obama articolando  l’obbrobrio morale rappresentato dall’immagazzinamento delle genrazioni di “sepolti vivi” nella “piu’ grande democrazia occidentale”. Una politica oltretutto dagli enormi costi finanziari per cui uno stato come la California (250000 detenuti) spende piu’ di $100000 all’anno per un prigioniero  minorenne e meno di $10000 nello stesso periodo per un coetaneo che frequenta la scuola pubblica. L’industria penale e’ promossa da forti lobby (vedi i potentissimi sindacati delle guardie carcerarie che spingono per pene sempre piu’ severe – incentivi al loro lavoro) e rappresenta ormai un giro di affari da $70 miliardi. Oggi la crisi dei bilanci pubblici sembra infine delineare un inversione di rotta, ma Holder non si e’ limitato ad una questione di pubblica amministrazione – la sua critica e’ stata politica e morale, parlando del “circolo vizioso di poverta’, criminalizzazione e incarcerazione che intrappola troppi Americani” , problemi ha ammesso che il sistema giudiziario ha esacerbato invece di alleviare”.  Si tratta, e’ vero, dello stesso ministro che giustifica Guanatanamo, la sorveglianza totale della NSA e eventualmente le esecuzioni “di terroristi”  mediante droni – ma in questo caso si tratta di un grosso passo nella direzione giusta. Non capita tutti i giorni.

Eric Holder

Eric Holder
  • Angelo

    Post molto interessante ma pieno zeppo di refusi (e anche qualche errore). Rileggere prima di pubblicare eviterebbe questa sciatteria.