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Nuvoletta rossa

Guido Crepax: un trotskista a Palazzo

La Milano brumosa e giá glamour del Boom. L’art nouveau mitteleuropeo di certi esterni del centro storico, ma anche gli interni borghesi, fra sedie Thonet, lampade Castiglioni e televisori rigorosamente Brionvega. La moda, con le minigonne di Mary Quant e gli abiti a tessere di Paco Rabanne. E poi, naturalmente, i fumetti: da quelli più derivativi, manierati e leggibili del primissimo Linus, alle tavole-mosaico fra erotismo e sogno dei turbolenti seventies, fino alla sintesi estrema, dolente e stilizzata delle ultime tavole, quelle concluse pochi lustri prima che la sclerosi multipla se lo portasse via su romanzi grafici come Sindrome di Moore o classici rivisitati come Frankenstein. È davvero una personale piena di affetto e di scoperte Guido Crepax – ritratto di un artista, quella che il Comune di Milano e l’archivio voluto dai familiari dedicano fino al prossimo 15 settembre a uno di quegli intellettuali con la matita che durante gli anni d’oro del fumetto italiano hanno condiviso i propri sogni spesso inquieti, la propria visione del mondo e le proprie invenzioni espressive e narrative con una generazione irripetibile di autori e lettori. Perché, come tutti i grandi della nona arte Crepax – anzi, Crepas, con la esse: la x è un vezzo autoriale che poi ha finito per imporsi, come un’identità segreta – non ha avuto eredi, ma solo imitatori. Uno su tutti, l”insospettabile opposto Frank Miller, che da Batman: il ritorno del Cavaliere Oscuro a Sin City gli ha rubato la scomposizione in frattali della tavole, i bianchi e neri contrastatissimi, le suggestioni noir che il grande Guido aveva creato nelle pagine di Valentina Assassina, Baba Yaga o Funny Valentine.

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Un uomo, una donna

Croce e delizia dell’artista di origine veneziana, le sue donne, all’epoca molto chiacchierate dai benpensanti, ma anche dalle femministe, immortalate con caustica ironia nella storia intitolata non a caso Rembrandt e le streghe: irrequiete ragazze Ye-Ye come la misconosciuta Belinda, femmes fatales come l’ineffabile Bianca, in perenne “nude look” perché al di là di ogni morale o inibizione, tecno-nevrotiche come Anita. E poi, naturalmente, Valentina. Autentico alter ego fumettistico del grande Guido, che in una tavola strategicamente collocata dirimpetto al grande tavolo da lavoro esposto a Palazzo Reale diventa un riflesso dell’autore, ma anche del proprio doppio cinematografico, Louise Brooks, come pure della moglie Luisa Mandelli, costringendo il compassato cartoonist ad ammettere “un po’ di imbarazzo”. Al centro dell’esposizione, c’è proprio l’inseparabile compagna dell’elegantissimo e un po’ soprannaturale superman Phil Rembrandt, alias Neutron. Dalla prima apparizione molto beat in La curva di Lesmo o I sotterranei alle apparizioni più mature, con l’eroina invecchiata in sincrono con il suo autore, fino alle sculture realzzate dalla figlia Caterina, l’eroina più tormentata e genuinamente osé del fumetto attraversa trasversalmente le sale, gli ambiti espositivi e gli innumerevoli campi d’intervento battuti dall’autore nel suo percorso artistico. Disegni, in primis, con decine di suggestivi panels da mangiare con gli occhi nel loro formato originale, un 35 x 50 talmente sacrificato nel piccolo formato di libri e riviste da imporsi in tutta la sua contorta potenza nelle stampe e nelle sagome in scala 1:1 che affollano la location della mostra. Ma anche i foulard, i calendari e gli oggetti d’arredamento che rinnovano i fasti del personaggio nel nuovo millennio.

Spazio anche al Crepax privato, inscindibile da quello sublimato nelle tavole dei comics, e ancora presente negli oggetti feticcio disseminati qua e là fra le teche. Modernariato per tutti i gusti, dai biopic sull’amato Lev Trotsky, di cui in manifestazione amava ostentare un ritratto self-made, ai dischi Be-Bop, dalle foto di famiglia utilizzate come reference per i volti di casa Rembrandt-Rosselli ai ferri del mestiere, fino agli amati soldatini e ai giochi da tavolo realizzati a mano per trascorrere in famiglia i lunghi pomeriggi invernali. Al contrario delle sue eroine, Crepax era un uomo timido, molto legato al suo privato e alla sua famiglia: un viaggiatore immobile, però capace, come Georges Perec nei suoi Tentativi di esaurire un luogo parigino, di riprodurre con precisione minuziosa, quasi ossessiva, la vita intorno a lui, di raccontare un’epoca. Una capacità che il fumetto attuale sembra aver quasi smarrito. Forse, c’entra anche il fatto che oggi i rapporti fra sesso elite e cervello si prestano meglio all’occhio dei paparazzi che al pennino degli artisti. Un bello spunto per una storia di Valentina: purtroppo, una storia che possiamo solo tentare di immaginare.