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losangelista

Guerra di Obama: la grande fallacia

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L’intervento del presidente sullo ‘stato del  terrorismo’ e’ stato un discorso pindarico, a tratti illuminanate, per altri versi contradditorio, anche enigmatico; lo spettacolo del comandante in capo di una forza aerea segreta folgorato sulla via di Damasco che in un sol fiato denuncia la follia della guerra permanente e contemporaneamente ribadisce il diritto di perseguirla. ln superfice e’ stato l’annuncio ‘epocale’ della fine della guerra perpetua dichiarata da Bush 12 anni fa, o almeno la sua conversione nell’operazione anticriminale civile che da tempo molti invocano, l’abbandono del demagogico paradigma di guerra, sempre piu’ inadeguato e inadatto all’attuale atomizzazione degli attentati. Dall’altra parte,  all’eloquente retorica di moderazione e’ mancata ogni sostanza decisionale. Basta ha detto Obama con la guerra infinita che invece come tutte le guerre deve finire perche’ “la storia lo chiede e la democrazia lo esige” ma i droni rimangono “efficace strumento” per contenere i nemici e “generalmente morale” (uccidere l’imama americano al Awlaki ad esempio e’ stato giustificato come il fuoco della polizia su un checchino, nessuna manzione invece dell;uccisione del figlio sedicenne un paio di settimane piu’ tardi). Subito dopo: “nella nuova fase la nostra legittima autodifesa non basta a chiudere il discorso. Una tattica militare seppure legale e efficace non necessariamente e’ saggia o universalmente morale. Lo stesso progresso che ci ha fornito gli strumenti per colpire a mezzo mondo di distanza ci impone la disciplina  per non abusare di quel potere”.  Valutazione lucida quindi ma contnuta apparentemente nell’universo relativo della geopolitica post-11 settembre. L’impossibile quadratura del cerchio tentata da Obama prosegue: “non dobbiamo farci definire dalle guerre” (meglio tenerle segrete), tutte le guerre devono finire (a meno che non siano gestite dalla CIA),  il governo non deve mai uccidere un cittadino senza processo (a meno che non sia di una altro paese). Un leader in apparenza lucido e razionale che si e’ prodigato nelle temerarie acrobazie etico-giuridiche che definiscono il mondo “post-tortura”, in cui  la “minaccia imminente” addotta per giustificare i missili telecomandati scagliati su persone e villaggi, non presuppone, nella stessa paradossale dicitura del pentagono, “il rischio di un attacco nel prossimo futuro”. Dove dalla calcolo delle vittime civili esulano tutti i maschi “in eta’ militare” di una determinata regione. Obama e’ giunto si ad auspicare l’istituzione di un organo, forse un tribunale segreto per valutare piu’  severamente gli attacchi dei droni (che rischiano ha ammesso di grantire nuove generazioni di nemici agli USA) . E’ giunto ad auspicare  nuovi limiti sui poteri speciali del presidente, quelli conferiti sotto l’authorization for use of milarty force, e che da 12 anni hanno provocato linesorabile deriva autoritaria del paese (vedi le intercettazini sui giornalisti) .  Ha sotteso che potrebbe autorizzare il rimpatrio di 56 prigionieri yemeniti da Guantanamo. Ma in nessun caso e’ giunto ad annunciare precise misure atte a implementare un inversione di rotta mentre i repubblicani hanno subito annunciato il sabotaggio ad oltranza di qualunque svolta “difattista”. In generale lo spettacolo abbastanza sconcertante di un presidente eloquente, apparentemente in possesso delle facolta’ etiche e liberali che si arrampicava su un grande specchio. In questo contesto le frasi piu’ sensate sono forse state quelle di protesta urlate in sala da Medea Benjamin di Code Pink,  prima di venire trascinata via dal Secret Service.

bombardamenti telecomandati 2004-12

bombardamenti telecomandati 2004-12
  • Marietto

    Nell’epoca del marketing applicato alla politica, non credo abbia senso chiedersi se i discorsi e i proclami di Obama (così come quelli del nostrano Letta) abbiano o meno un collegamento con i fatti.
    La politica persegue le sue scelte imperiali indipendentemente da quello che viene detto; e quello che viene detto ha l’unico scopo di provocare un consenso nell’opinione pubblica, non di palesare o condividere o discutere le scelte.
    Sono parole che servono a vendere il detersivo del consenso, il tre per due dell’approvazione, non a spiegare.
    Per questo credo sia un’ingenuità ragionare come se Obama veramente pensasse quello che dice per poi coerentemente farlo oppure incoerentemente non farlo per davvero. La realtà raccontata per i notiziari delle otto è solo virtuale.
    La cortina fumogena nasconde le operazioni alla vista del nemico. E quel nemico per Obama (come per Letta) è l’opinione pubblica consapevole.

  • Galaverna

    Era meglio Bush, eh? 😀 Sembra proprio questa la morale. E la capisco: un presidente reazionario alla Casa Bianca rende più facile l’essere antiamericani.
    Il grafico che ci presenti, Celada, suggerisce una grossolana menzogna: se l’uso dei droni è aumentato sotto Obama è solo perchè quella tecnologia è diventata matura in questi ultimi anni.
    Difatti Bush usava i B52. Abbiamo presente la differenza fra un singolo missile mirato ad un terrorista ed un bombardamento a tappeto, vero?
    A quando un bel grafico sulle vittime civili dei talebani?

  • alvise

    Caro Celada, oggi sono i droni a sconvolgere il modello etico di guerra che molti hanno in testa, ma se un domani non molto lontano arrivassero altre armi, ad esempio biologiche ancor più selettive, capaci magari di attaccare il particolare DNA di una persona considerata terrorista, e di riflesso anche i suoi familiari più stretti ?
    Quali criteri etico-morali dovrebbe usare un capo militare , dal momento che il presidente USA è anche questo ? Per un comandante in capo vien prima la vita e la sorte dei suoi uomini o quella del nemico ?
    A Treviso ogni 7 marzo si ricorda un bombardamento alleato sulla città nel 1944. Lo spionaggio aveva saputo che Rommel era in un albergo del luogo. Vi furono 6000 morti (seimila), oggi diremmo vittime innocenti e incolpevoli. A Rommel non accdde nulla. Se ne era andato qualche ora prima.
    Forse se ci fosse stato un drone…..

  • Sergio Finardi

    Condivido pienamente quanto detto da “Marietto”. Nel discorso di Obama c’era solo il vuoto pneumatico delle “convergenze parallele”, adatto al circo mediatico, con le parole scelte per costituire i titoli dei giornali all’indomani. L’insensato al potere – la piu’ elementare coerenza logica era assente dal discorso, come dice comunque anche Celada.
    Quanto al drone che colpisce il “terrorista” (e altre tremila persone, ad oggi) la nostra cultura giuridica e’ caduta cosi’ in basso che Galaverna e Alvise nememno hanno idea delle bestialita’ che dicono. Spero solo che entrambe possano sperimentare di persona cosa vuuol dire cio’ che non capiscono.