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Guerra al «Corriere della Sera», i banchieri litigano e tagliano

Debito a quota 900 Dall’ad Scott Jovane piano shock: redazione tagliata di un terzo (-110 giornalisti) e 270 esuberi tra i poligrafici

Via Solferino sembra diventata Fort Alamo. O quasi. Alla storica sede del Corriere della Sera (probabilmente in vendita ma forse no) oggi non si presenterà nessuno. Per due giorni niente giornale in edicola a causa dello sciopero della redazione e dei lavoratori contro il maxi piano di tagli presentati dall’ad di Rcs Pietro Scott Jovane.

I manager hanno annunciato 270 esuberi tra personale amministrativo e grafici della sede di via Rizzoli. Inoltre si discute di una riduzione di 110 giornalisti al Corriere della Sera (su 355), della riduzione del contratto integrativo e della chiusura di tutte le sedi all’estero.

Tagli enormi alla newsroom che potrebbero portare a circa 32 milioni di risparmi nell’arco di tre anni. Analoghe iniziative sono previste anche alla Gazzetta dello Sport, per un taglio costi da circa 12-15 milioni di euro. Nei giorni scorsi Rcs ha anche messo in vendita dieci periodici del gruppo (un terzo del totale, da Novella 2000 all’Europeo) e la quota nella web company Dada (stimando ricavi per 27 milioni di euro).

È una crisi drammatica – i debiti di Rcs raggiungono i 900 milioni di euro – che esce dai confini dell’editoria per approdare alla finanza e alla politica. La crisi del gruppo, infatti, nasce soprattutto dagli investimenti finanziari scellerati nel gruppo Recoletos in Spagna (ricapitolati nei giorni scorsi con ben tre comunicati di fila del cdr di via Solferino).

Tutto il piano di tagli si tiene a condizione che i soci (soprattutto i 12 del patto di sindacato) rifinanzino la società. Il che è tutto da vedere. Secondo l’ultima versione del piano finanziario l’aumento di capitale dovrebbe avvenire in due stadi: 400 milioni subito più altri 200 nei prossimi due anni.

Come sempre quando si parla di Corriere si parla anche di equilibri politici molto più ampi. Ieri su Repubblica Diego Della Valle ha puntato espressamente il dito contro Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo e storico dominus degli equilibri di via Solferino, chiedendogli di farsi da parte e di non ricandidarsi alla guida della Banca per il prossimo triennio. «Se Bazoli resterà al suo posto – ha detto Della Valle – sarà una grande sconfitta per chi vuole il cambiamento in questo paese».

Proprio ieri però il numero uno di Ca’ De Sass è stato confermato capolista alla guida della banca dalle fondazioni principali che la controllano: San Paolo (presidente il pd Sergio Chiamparino) e Cariplo (guidata dal cattolico Giuseppe Guzzetti).