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losangelista

Guantanamo: cateteri e catene

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Le notizie che trapelano dal gulag in questi giorni sono frammentarie. L’esercito ammette che almeno 92 detenuti avrebbero ormai aderito allo sciopero della fame organizzato ocme gesto estremo e disperato di rsistenza, ma secondo gli avvocati che rappresentano alcuni di loro sarebbero di piu’, forse fino a 130 – la quasi totalita’ cioe’ dei 166 olvidados scomparsi nel buco nero di Guantanamo.  Un gruppo di detenuti  aveva inziato la protesta a febbraio a seguito di una perquisizione generale delle celle. Il 13 aprile poi c’e stato un raid armato delle guardie contro i prigionieri che avevano oscurato le telecamere di sorveglianza di un area comune (nel campo sorvegliano anche i bagni e le docce), episosido che le autorita’ caratterizzano come un aggressione da parte dei  prigionieri.

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Tutto molto difficile da corroborare – e’ il bello delle prigioni segrete, delle guerre segrete, dei processi segreti (ribadito l’altro giorno acnhe per Bradley Manning) –  i buchi neri della coscienza  da cui non trapela nulla che il governo non voglia o che contraddica la ‘voce narrante’ propagata ai cittadini sulla guerre giuste contro il male assoluto. Tranne le rare eccezioni: come il racconto  fatto da Samir Naji al Hasan Moqbel, detenuto dal 2002, al proprio avvocato e pubblicato dal New York Times. Moqbel narra di condizioni da incubo con medici e guardie che immobilizzano detenuti e li legano ai letti per intubarli a forza e inserire cateteri contro la loro volonta’, prigionieri emaciati che vomitano sangue e un catalogo di sofferenze e indignita’ da mattatoio contro i prigionieri dimenticati dal mondo, molti detenuti “per sempre” senza accuse formali – o gia’ scagionati (quasi la meta’) ma senza speranza di venire mai liberati. La prassi dell’annientamento della loro umanita’ e’ inevitabile conseguenza del passo irrevocabile che ha iscritto gli USA al club degli statdi sudamericani e delle caserme turche dei tempi piu’ bui. Non che gli Stati Uniti non fossero storicamente impilcati come sponsor delle torture della Savak, delle polizie egiziane o quelle argentine o brasiliane addestrate nella School of the Americas,  ma la “riforma” che ha legalizzato la tortura – tanto piu’ sinistra perche’ giustificata dopo l’11 settembre nel linguaggio “costituzionale” di avvocati e tecnocrati  – ha portato a questo.

Apparato “medico” per il sostentamento dei prigionieri

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L’alimentazione coatta evidenzia tra l’altro nuovamente la compilcita’ dello staff medico, malgrado le ripetute prese di distanza delle associazioni di categoria. Suona cosi’ ancor piu’ inquitentante la notizia sui “rinforzi medici” spediti urgentemnte al campo – una quarantina di dottori che arriveranno a fine mese ad integrare gli oltre 100 gia’ presenti. Camici bianchi arruolati per somministrare gli orrori  – da sempre abberrante  apoteosi “mengeliana” della perversa logica della tortura. In questo caso rappresentano l’ultimo passo dell’inesorabile “deriva morale” rilevata la scorsa settimana dal rapporto sulla tortura americana di una comissione del Constitution Project. Il documento di 600 pagine ripercorre le tappe della lucida follia che indusse  l’amministrazione Bush a sospendere ogni convenzione umanitaria e  adottare la tortura come “misura di emergenza” provocando secondo gli autori un “danno irrepeparabile alla statura morale della nazione”. Il passo fatale e irrevocabile che ha innescando quella “deriva” appunto che dai “black site” ha inevitabilmente portato ai medici torturatori di Guantanamo e ai droni assassini