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losangelista

Guantamo, California.

Ora d'aria nello SHU

Ora d’aria nello SHU

Dopo il campo di prigionia permanente cubano, la protesta si estende alla California e si allarga a macchia d’olio con un giganstesco sciopero della fame che interessa il piu’ colossale complesso penale americano. Da alcuni giorni 30000 detenuti californiani stanno rifiutando l’alimentazione per protestare le condizoni inumane nel penitenziario di massima sicurezza di Pelican Bay, vicino al confine con l’Oregon.  Il cosiddetto carcere “supermax” e’ la prigione dove vengono mandati i detenuti ritenuti piu’ pericolosi e opera a regime di isolamento permanente; i carcerati rono richiusi nelle piccole celle di cemento con luci sempre accese 23 ore al giorno, fatta eccezione per l’ora d’aria passata in solitario in piccoli cortili circondati da muri alti 4 metri. Le visite, assai rare per la difficolta’ che molte famiglie hanno nel raggiungere il campo in una remota zona boscosa all’estremo nord dello stato, hanno luogo unicamente attraverso paratie di vetro antiproiettile. Un regime di “deprivazione sensoriale”, istituito, secondo il Department of Corrections, per contenere i detenuti i criminali piu’ incalliti e leader di gang, come ha detto un portavoce, gli “Hannibal Lecter” della criminalita’.  Il carcere speciale e’ stato soprattutto istituito per contrastare le potenti gang carcerarie che da dietro le sbarre controllano molta criminalita’, in primo luogo la potente Mexican Mafia di matrice ispanica e la violentissima Aryan Nation di stampo suprematista bianco. Ma come a Guantanamo l’isolamento viene usato come  arma “preventiva” e permanente, un inasprimento extragiudiziario della pena  ad unica discrezione delle autorita’ carcerarie. Cosi’ nel famigerato SHU – il reparto ad alta sicurezza di Pelican finsicono non solo membri noti delle bande ma reclusi invisi ai secondini o comprimari minori puniti per ottenere delazioni e altri rinchiusi in base a un tatuaggio sospetto. Molti sono sepolti vivi in isolamento  da anni o addirittura decenni  senza prospettiva di uscita. Un  annientamento ai limiti della tortura e daltronde la detenzione preventiva spesso pretestuosa si allinea bene con la tattica “antiterroristica” sdognata a Guantanamo, e ora con gli stessi risultati: uno sciopero della fame che in solidarieta’ si e’ sparso  in tutte le  carceri californiane. Tutto questo in uno stato, la California, cui Washington ha gia’ ordinato di scarcerare migliaia di detenuti dopo che la corte suprema aveva ritenuto incivili le condizioni di sovraffollamento. Sono gli effetti di  decenni di politiche varate durante il reaganismo, una trentennale deriva giustizialista – anche se sarebbe piu’ giusto parlare forse di integralsimo punitivo alimentato da una demagogia populista. Un celodurismo giudiziario che con l’introduzione di leggi come il three strikes  (pene maggiorate obbligatorie per recidivi qualunque l’entita’ dei reati)  e la war on drugs, ha riempito un impertrofico sistema carcerario con oltre 200000 detenuti in California (sono  piu’ di 2 milioni in America). Un complesso penale-industriale tutelato da interessi forti  (il sindacato delle guardie carcerarie e’ la lobby piu’ influente nello stato), una macroeconomia con ogni incentivo ad autoperpetuarsi. La carcerazione applicata ad interi settori sociali (vedi i maschi neri) e’ cosi’ diventata  incentivo economico impiegato per supplire a deindustrializzazione e delocalizzazione. Come le guerre o l’interdizione degli immigrati clandestini sulla frontiera,  la corsa alla carcerazione supplisce ad effettive politiche sociali. Le nuove, piu’ rigide norme di sicurezza contenute nella “riforma” dell’immigrazione ad esempio sono pensate per riassoribire parte della massa dei soldtati smobilitati in medio oriente (e creare lauti contratti supplettivi per i fornitori di macchinari e droni del Pentagono). Come la guerra totale, la custodia totale normalizza  violenza  e crudelta’  e sancisce la nuova normalita’ della tortura,  fuori dall’etica e da ogni morale. L’urlo silenzioso dei detenuti   – in California come a Guantanamo – testimonia il rifiuto estremo della nuova disumanita’.

"L'inferno e'  meglio" natura morta di un murato vivo.

“L’inferno e’ meglio” natura morta di un murato vivo.