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L'urto del pensiero

Grillo, Berlinguer e questi partiti da sciogliere subito!

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di PAOLO ERCOLANI

«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente. Idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune».

BERLINGUER IGNORATO

Sembra la lucida e precisa fotografia di oggi. In realtà era il 28 luglio del 1981, quando un signore di nome Enrico Berlinguer rilasciava queste parole pesanti come pietre a Eugenio Scalfari, per un’intervista su «Repubblica» che è rimasta nella Storia.

Ci è rimasta in tutti i sensi, a onor del vero, perché la Storia si è incaricata di testimoniarne la perenne attualità, il costante saper descrivere una realtà sempre più misera, indegna di un Paese civile, foriera di guasti, storture e disastri perfettamente in grado di gettare una nazione nell’abisso da cui non si torna indietro.

Piaccia o meno, il dato italiano è questo: i partiti, questi partiti con cui abbiamo a che fare oggi, sono ridotti a carrozzoni senza idee, programmi e valori che non siano quello di gestire il presente. Senza alcuna capacità di elaborare e quindi perseguire una visione futura dell’Italia che si vuole costruire.

In più, ovviamente, si presentano a tutti gli effetti come dei lugubri carrozzoni del malaffare, della corruzione più bieca, della gestione criminosa del denaro pubblico. Corpi malati dove la selezione delle classi dirigenti, a tutti i livelli, è regolata dall’alto in base al grado di fedeltà, di potere e di criminalità di cui ogni individuo si mostra capace e disponibile.

Agli elementi sani, insomma, non si dà neppure la possibilità di arrivare a certi livelli di dirigenza (figuriamoci di governo).

E quando questo dovesse succedere, per un errore di calcolo o per una curiosa ironia del caso, la fragorosa e violenta macchina della delegittimazione e maledizione si scatena contro quella mosca bianca, costringendola a dimettersi quanto prima per non dover incorrere in una sorte ben peggiore.

Questo è il quadro lugubre del nostro Paese, di cui la politica rappresenta soltanto la punta dell’iceberg più esposta alla visibilità e al clamore mediatico.

Negarlo o anche solo ignorarlo sarebbe sciocco. Inutile. Criminale.

Nel 1981 quelle parole dure, oneste e profetiche di Enrico Berlinguer (che sostanzialmente segnalavano e denunciavano la necessità di occuparsi qui e ora della «questione morale») vennero pacificamente ignorate.

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE IRRISO

Così come oggi, con una colpevolezza, indecenza e irresponsabilità perfino più oscene, vengono non solo ignorate ma proprio irrise le parole (e i fatti!) del Movimento cinque stelle, laddove esso ha fatto e fa dell’onestà trasparente dei propri esponenti un baluardo irrinunciabile e fondamentale della propria attività politica.

Non ho risparmiato e non risparmio critiche al Movimento di Grillo e Casaleggio, ma nella misura in cui esso si presenta (anche) come un prodotto spontaneo e diretto dell’indignazione popolare verso una classe dirigente incapace, corrotta e arrogante, è stupido, incosciente e persino criminale fare finta che si tratti di un fenomeno grezzo, superficiale, populistico.

Sarà bene dirlo una volta per tutte: il populismo è quello che proviene dall’alto, quando un politico cerca di blandire e conquistare il favore popolare con promesse furbe e irrealistiche.

Quando si tratta di un’esigenza che proviene dal basso, per di più a fronte di un’oggettiva e ormai insopportabile inclinazione della classe dirigente a delinquere e abusare dei soldi della comunità, non si può parlare di populismo, relegando la reazione che ne segue a fenomeno irrilevante quando non fastidioso.

Certo, organizzare una forza politica soltanto sulla reazione alla criminalità organizzata propria dell’élite dominante, spesso si rivela un’operazione sterile, incapace di modificare il dato reale, o peggio ancora tristemente inadatta a governare un Paese qualora questa forza «spontanea» e popolare si trovasse ad essere maggioritaria rispetto al consenso elettorale.

Fatto sta, però, che l’eventuale maggioranza politica di questa forza segnalerebbe almeno due dati difficilmente smentibili: da una parte la miserrima incapacità della politica «organizzata» di rispondere, magari con i propri anticorpi, a un cancro che si estende inesorabile a tutti gli organi del corpo sociale.

Dall’altra, però, segnalerebbe una concreta e non ignorabile volontà del popolo stesso di reagire, di rifiutare una classe politica incapace e truffaldina, di impegnarsi concretamente (seppure in forme che possono rivelarsi inefficaci) per rigettare quel cancro e sostituirlo con una medicina naturale e purificante.

Lo stesso Berlinguer, del resto, rimarcando una «differenza» del partito comunista di allora (che, ammesso fosse fondata, e in buona parte lo era, si è tristemente e inesorabilmente estinta fino agli esiti miserevoli dell’odierno Pd), proseguiva l’intervista affermando che «noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato».

Pensiamo un attimo ai grillini che, in maniera sacrosanta, si vantano quando dalle intercettazioni telefoniche emerge la lamentela di imprenditori e politici corrotti che si scagliano contro questo o quell’altro sindaco o amministratore grillino, purtroppo e disgraziatamente rivelantesi «incorruttibile» e tetragono a ogni tentativo di compromesso a danno del bene comune.

Ebbene, lo faceva anche Berlinguer: «Ai tempi della maggioranza di solidarietà nazionale (il Pci al governo con la Dc e gli altri per reagire al pericolo del terrorismo, ndr.) – queste le parole dell’allora leader del Pci – ci hanno scongiurato in tutti i modi di fornire i nostri uomini per banche, enti, poltrone di sottogoverno, per partecipare anche noi al banchetto. Abbiamo sempre risposto di no!».

«Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi – proseguiva il leader comunista – che i poveri, gli emarginati, gli svantaggiati vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata!».

Il punto è proprio questo. Berlinguer, che ovviamente aveva letto Gramsci, richiamava la funzione rappresentativa degli interessi popolari che un Partito sano, «professionale», unito e rivolto alla realizzazione del bene comune, dovrebbe svolgere per tutelare l’interesse collettivo e i bisogni delle categorie sociali più oppresse e svantaggiate.

IL FALLIMENTO DI QUESTA POLITICA

Ecco, oggigiorno, proprio oggi (e non ieri, né domani), oggi che il «Guardian» (13 ottobre 2015) denuncia che la metà della ricchezza mondiale è nelle mani dell’1% della popolazione, possiamo poco tranquillamente prendere atto che i partiti, questi partiti con cui oggi dobbiamo fare i conti, hanno fallito miseramente rispetto al ruolo di farsi rappresentanti dei più vasti interessi e bisogni popolari.

Abbandonandosi all’affarismo più cupo e criminoso, incapaci di elaborare qualunque programma serio e credibile per ridisegnare una società adatta i tempi mutati, perché l’unico programma è quello di favorire il potere economico più disonesto e impopolare, possibilmente partecipando alle ricchezza che esso accumula troppo spesso a danno del bene pubblico e dell’interesse collettivo.

Questa situazione penosa, di cui il Movimento cinque stelle rappresenta un sintomo inequivocabile e un tentativo (maldestro?) di più che legittima reazione, dice una cosa soltanto a uomini e donne onesti e di buona volontà.

Dice che i partiti, questi partiti vanno sciolti in blocco per manifesta incapacità e criminosità congenita e quindi irrimediabile.

Dice che uomini e donne di buona volontà, a destra come a sinistra e al centro (volendo utilizzare le vecchie categorie), devono mettersi a tavolino per costruire nuovi soggetti politici, con un bagaglio teorico e un programma chiari e definiti, capaci di leggere il presente, pensare il futuro e dotarsi di regolamenti interni in cui trasparenza delle regole, questione morale ed espulsione immediata dei soggetti che delinquono costituiscono dei fondamenti espliciti e irrinunciabili.

Se non troviamo il modo di farlo, e non domani, ma proprio oggi, proprio qui ed ora, verremo meno al compito fondamentale di ogni sana comunità sociale e politica.

Ci condanneremo irreparabilmente a una fine miserevole che era già nelle parole di Enrico Berlinguer del 1981: «Ma poi, quel che deve interessare veramente è la sorte del Paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi. Rischia di soffocare in una palude!».

  • il compagno Sergio

    Un bel guazzabuglio nel quale la figura di Berlinguer viene strumentalizzata per dare corpo a quella di Grillo (e Casaleggio associato), cioè quanto di più lontano ed estraneo all’universo intellettuale e etico di Berlinguer.
    Il populismo che viene rinfacciato al M5S (marchio depositato) sta nelle parole dello stesso Grillo, non in quello che pretende Ercolani.
    Ma come si può confondere il PCI di Berlinguer con il M5S ? Come si può fare l’amalgama fra un leader che ha cercato di costruire con coerenza, serietà e rigore una strada nuova verso il socialismo (che sapeva essere lunga e faticosa), frutto di una profonda riflessione geopolitica e storica, e un un pagliaccio che va avanti a battutacce, fa nuotate spettacolari (manco fosse il duce), è miliardario, passa le vacanze in Costa Smeralda o comunque sul suo yacht (il secondo, ché il primo l’ha sfasciato proprio sulle coste sarde), aizza i bassi istinti contro gli immigrati, si è sempre definito filocapitalista (e antisinistra: Ercolani si legga l’intervista che a suo tempo il guru genovese aveva dato a Sette del Corriere della Sera), fa credere di poter staccare l’euro con un click della tastiera del computer, pretende di agire in base alla democrazia in rete (che non vale più del gioco delle tre carte, come diversi ricercatori internazionali hanno dimostrato) e fa dell’insulto e dei lazzi un elemento fondamentale del suo discorso politico (perché di pensiero, nisba!) ?
    Insomma per quanto mi riguarda Ercolani rende un pessimo servizio al giornalismo politico e difatto allo stesso M5S, nel quale ci sono aree di forte disagio rispetto al ruolo dell’accoppiata Grillo-Casaleggio.
    Sì, come scrive Ercolani, il M5S è un sintomo, ma di certo non è la soluzione del male.

  • Massimo

    Ciao a tutti, in qualità di popolano mi sento di dire che sarebbe ora che tutta la sinistra che si riconosce nelle parole di Berlinguer cominciasse a darsi una mossa. In caso contrario è proprio il M5S a raccogliere, come ha già ampiamente dimostrato. Per quanto mi riguarda auspico un solido riassembramento di persone che mettano l’eguaglianza come valore principale.

  • Gabriele Oliviero

    Oltre al Fatto Quotidiano pare che anche il Manifesto voglia imboccare la strada per diventare il giornale di partito del M5S. Ironia a parte, non mi sento di rivalutare di molto la posizione di Berlinguer dopo questo articolo. Berlinguer è certo stato uno dei pochi veri leader che la sinistra italiana abbia mai avuto, ma la sua storia politica non è scevra da ombre e da macchie. Il personaggio a mio parere è ben lungi dal meritare lo status di icona (è troppo facile diventarlo in certi ambienti) e va ricondotto all’interno di una cerchia politica che è riuscita ad elevarsi appena poco sopra il livello della mediocrità.

    Berlinguer fu quello della questione morale, ma il partito che lui dirigeva era tutt’altro che immune alla corruzione e ai finanziamenti illeciti, anzi. Le amicizie pericolose del PCI non sono emerse neanche durante la sua segreteria. Poi fu lui a volere il compromesso storico con la marmaglia democristiana. A me basta solo questo fatto per condannarlo alla damnatio memoriae.

    Berlinguer era sicuramente una persona onesta e la sua caratura morale non si discute. D’altronde era figlio di un azionista e buon sangue non mente. Quello che voglio evidenziare però è che la sua capacità politica a mio parere è stata sopravvalutata. Complice anche la prematura scomparsa, la sua figura si è ammantata di un’aura mistica che non ha aiutato l’analisi oggettiva dei suoi meriti e demeriti. Ad ogni modo, se proprio vogliamo recuperare un vero eroe della nazione, io preferisco celebrare le gesta (eroiche in tutti i sensi) di Ferruccio Parri (Partito d’Azione), uno che per non sprecare i soldi pubblici, quando era Presidente del Consiglio, per spedire le lettere presidenziali usava i suoi soldi… Altro che Grillo, Casaleggio e compagnia cantante.

    Parri è stato il miglior Presidente del consiglio che l’Italia abbia mai avuto. Ovviamente visto che era troppo onesto e troppo serio per gli standard italiani, è stato subito messo da parte tramite complotti internazionali avallati anche dal PCI che così facendo ha favorito l’avvento della Democrazia cristiana e dei suoi porci di regime.

  • fabnews

    Non sono molto d’accordo con quello che dici perché’ se Berlinguer fosse rimasto in vita più’ a lungo oggi vivremmo in un Italia migliore. Era un politico onesto, tutti quelli di adesso non lo sono.

    Pero’ e’ vero che un politico come Ferruccio Parri andrebbe ricordato più’ spesso.