closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Greenpeace: “il nucleare non sopporta la trasparenza”

greenpeace

Ecco il comunicato di Greenpeace, diffuso dopo i sospetti che pesano su Edf:  il gigante dell’energia avrebbe fatto spiare il computer di un militante anti-nucleare, Yannick Jadot, che fino alla fine del 2008 è stato direttore delle campagne di Greenpeace France:

 

<Ventiquattro anni dopo l’attentato perpetrato dai servizi segreti francesi contro il Rainbow Warriore, che era costato la vita a un militante di Greenpeace, di nuovo il nucleare è al centro di uno scandalo di spionaggio di primo piano le cui vittime sono dei militanti e che, questa volta, inplicherebbe Edf. Di cosa ha paura Edf? Perché Greenpeace disturba quando  rivela il volto nascosto del nucleare, un’industria pericolosa, costosa e inutile?

Nel 1971, una decina di militanti ecologisti si sono recati con un battello al largo dell’Alaska, per impedire degli esperimenti nucleari previsti dagli Stati uniti: è l’atto fondatore di Greenpeace. Dappertutto nel mondo, Greenpeace si è da sempre battuta per sottolineare i rischi rappresentati dall’energia nucleare (trasporto di scorie radioattive, gestione delle scorie, rischi di incidenti…) e la cattiva soluzione che implica la scelta del nucleare di fronte ai cambiamenti climatici: costosa, rischiosa, e che chiude la  porta alle energie rinnovabili e all’efficacia energetica. Oggi come ieri, il nucleare pulito e sicuro è un mito. Il nucleare è un modello pericoloso, costoso e inutile che non resiste alla trasparenza e al dibattito democratico a cui  i cittadini hanno diritto di aspirare.

In Francia, Greenpeace si è opposta a Edf e a Areva, in particolarer sull’Epr,  reattore nucleare di terza generazione che deve  vedere la luce nel 2012 sul sito di Flamanville, nella Manche – e di cui un secondo esemplare è stato annunciato per la centrale di Penly (Seine-Maritime), senza che sia stata fatta nessuna concertazione, nessuna riflessione sulle conseguenze sanitarie e nessuna valutazione indipendente dei costi.

Nel gennaio 2009, in seguito alla conferma ufficiale della volontà di Nicolas Sarkozy di avviare in Francia la costruzione di un secondo Epr, Greenpeace ha ricordato,  prove alla mano, che questo tipo di reattore Epr avrebbe prodotto delle scorie sette volte più pericolose di quelle generate dai suoi predecessori. All’inizio di marzo, Grenpeace ha rivelato le condizioni precise del trasporto di Mox, un combustibile composto tra il 6 e il 10% di plutonio edi uranio naturali, organizzato da Areva, un viaggio ancora in corso che aveva come punto di partenza il Cotentin e come destinazione il Giappone.

Tre anni prima, nel maggio 2006, Greenpeace aveva provocato le furie del governo francese, mettendo in linea un documento segreto che rivelava la vulnerabilità del reattore di Flamanville nel caso della caduta sul sito di un aereo di linea. “Rendendo pubblico questo documento, Greenpeace aveva soltanto svolto il ruolo di allertare – dichiara Pascal Hustig, direttore generale di Greenpeace France – a questo titolo, il lavoro dei nostri militanti dovrebbe piuttosto essere protetto dallo stato invece di essere sorvegliati o presi di mira da società di spionaggio private”>. 

Un dipedente di una società privata di spionaggio, la Kargus, si è  introdotto nel computer del militante ecologista, Yannick Jadot, il quale sospetta che dietro ci sia Edf. La giustizia ha aperto un’inchiesta.

  • antonino pitasi

    fare ora come negli usa in cui invertono i termini da 9/10 di un certo stanziamento x il nucleare e 1/10 x le rinnovabili.

  • francesca

    Viene confermato il sospetto di Yannick Jadot; Alain Quiros (informatico) e Thierry Lorho a capo di Kargus Consultant hanno ammesso davanti ad un giudice di essersi introdotti nel computer dietro richiesta di Pierre François considerato il direttore della sicurezza nucleare EDF.
    Francesca Blache