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Governo avanti senza giudizio

Ministri e deputati furiosi per l’assenza dalla camera del superministro. E al vertice di maggioranza parte la diatriba sulla riforma elettorale Il Pdl processa Tremonti in contumacia. Berlusconi si prende la regia economica e chiede alla Lega il via libera sul taglio alle pensioni. Bossi prudente: «Vedremo giorno per giorno». L’Udc: a marzo si vota

La maggioranza salva Milanese e processa Tremonti in contumacia. «È umanamente vergognoso e ingiustificabile che oggi non fosse in aula», commenta Daniela Santanché dando voce all’ira di molti pidiellini. Alle prese con il vertice Fmi a Washington, il titolare dell’Economia prima non partecipa al consiglio dei ministri per la nota di variazione al Def presentando un tomo a scatola chiusa che fa infuriare i colleghi (sedati a stento da Gianni Letta). Poi diserta anche il voto della camera sul suo ex braccio destro.

Un’assenza annunciata e istituzionalmente perfino doverosa ma che non placa i tanti che nel Pdl lo odiano e vorrebbero cacciarlo dall’Economia. «Il fatto che lui oggi non ci sia stato – commenta il frondista Guido Crosetto – indica il valore dell’uomo…». «Una scelta inelegante, aveva il dovere di essere presente», concorda l’ex ministro Antonio Martino. Un malessere palpabile anche nella Lega: «Noi ci mettiamo la faccia e lui dov’è?», chiede irritato ai suoi il capogruppo di Bossi Marco Reguzzoni.

L’affondo contro il super-ministro è appena agli inizi. Aver salvato il suo braccio destro dall’arresto è un credito che in tanti vogliono incassare al più presto. Crosetto, come al solito, va per le spicce: «Considerata la totale assenza di idee e la mancanza di ogni dialogo con il paese reale da parte del ministro e del ministero dell’Economia, penso sia opportuno un tavolo immediato e permanente a palazzo Chigi tra chi può portare idee e proposte e chi deve fare sintesi».

Ma sfilare a Tremonti il dialogo con Confindustria e la regia economica per la «crescita» è soltanto uno dei desiderata del premier in questo finale di partita.

Tanto «super-Giulio» è debole quanto Berlusconi è raggiante. Pare che il ministro di recente sia diventato lo sventurato protagonista delle barzellette piuttosto hard del Cavaliere. Un malumore che ormai filtra anche in pubblico: «Che ne penso dell’assenza di Tremonti? Altra domanda…», minimizza il premier di fronte ai giornalisti.

In privato, furioso per la soglia così bassa raggiunta alla camera, il premier non può far altro che guardare avanti. «L’asse con Bossi è solidissimo, abbiamo un rapporto fraterno e andremo avanti fino alla fine della legislatura». Un ottimismo che stride però con la solita ambigua prudenza di Bossi, consapevole che la base della Lega è sempre più infuriata: «Se arriviamo al 2013? vedremo giorno per giorno».

Intanto i capigruppo di Pdl, Lega e responsabili si chiudono per tutto il pomeriggio a Palazzo Grazioli per provare a definire l’agenda delle cose da fare a breve. Primo: approvazione definitiva della legge bavaglio anti-intercettazioni in discussione alla camera. Secondo: maggiore «collegialità» nelle scelte economiche. Terzo: abbattimento del debito pubblico con un piano massiccio di privatizzazioni.

E qui per Berlusconi finiscono le rose (si fa per dire) e cominciano le spine.

Il Cavaliere pretende interventi tempestivi contro i pm napoletani e quello che chiama l’assedio delle procure. Ma su cosa si possa davvero fare subito, vista anche la ben nota vigilanza del Quirinale in materia, nessuno si sbilancia. Finisce in stand by (ma va?) anche la riduzione dei parlamentari e le riforme istituzionali: «La bozza Calderoli va bene ma va migliorata», spiega il responsabile Moffa al termine.

Alto mare anche sulle pensioni. Il Pdl chiede interventi pesanti per compiacere l’Europa, Berlusconi promette che convincerà un Carroccio disponibile in teoria ma mai così sfuggente nella pratica.

Discussione ufficialmente iniziata anche sulla legge elettorale. Da Palazzo Grazioli filtra l’ipotesi di tornare alle preferenze oppure di rimpicciolire i collegi sul modello spagnolo. Per il premier il confronto va allargato soprattutto all’Udc. E’ un tentativo che il Carroccio per ora non blocca anche se si siederà al tavolo più per controllarne eventuali esiti sgraditi che accelerarlo.

La conclusione delle opposizioni è che il governo va avanti ma naviga a vista. «Ormai è chiaro che non c’è alternativa alle elezioni anticipate – avverte l’Udc Lorenzo Cesa – prepariamoci perché a marzo si vota».

dal manifesto del 23 settembre 2011