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Napoli centrale

Gomorra2, e che fiction sia

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Lo scrittore contro il sindaco, De Magistris contro Saviano. I napoletani delle periferie in mezzo e incazzati. Va avanti così da giorni e non finirà domani, finché non si girerà questa benedetta fiction. Tutto è il contrario di tutto è stato detto, l’intellettuale Roberto ha accusato il primo cittadino di un falso carattere rivoluzionario, questi gli ha risposto di non far nulla per la città se non consentirne la strumentalizzazione. Sembra ieri quando Roberto da un piccolo scantinato di piazza Bellini ha iniziato la sua storia andando in giro con penna e taccuino a cercare di raccontare quello che accade a Napoli. Un gruppo nutrito di giovani intraprendenti, un supplemento che usciva ogni venerdì con Il manifesto e tanta voglia di cambiare le cose. Si chiamava Metrovie ed eravamo sicuri e motivati. L’inchiesta, ci dicevamo sempre, serve per denunciare, per far conoscere all’opinione pubblica cosa succede dietro gli uffici, dentro le scuole, tra i vicoli, nelle piazze e nei tribunali, nei palazzi del potere e nei meeting della camorra. Gli orrori, gli scandali, le illegalità, l’inenarrabile che deve essere narrato. Per mettere in luce, per evitare che si ripeta, così da far sollevare il popolo, far intervenire le autorità competenti, modificare gli eventi. Lo scrittore, il giornalista irrompe con la sua penna o la sua camera, crea il caso e interrompe un modus operandi altrimenti lasciato indisturbato.

Ecco perché sono convinta che la fiction non sia la frontiera del racconto, che Saviano sbagli a essere la testa di ariete in qesto show. Questa fiction non sposta nulla, al massimo può rappresentare l’ennesima conferma nell’immaginario collettivo che Napoli sia un luogo di guerra. E di conseguenza che arrivi la scontata spettacolarizzazione, il fermo immagine distorto di bambini soldato, di donne conniventi, di uomini deturpati dalla delinquenza. Si chiama esaltazione del degrado, ma a nulla serve se non a tenere le persone incollate alla tv e vendersi un prodotto sulla bilancia degli sponsor. Per questo la manfrina del serial che arriva a tutti, incide e descrive una realtà che i napoletani e la loro amministrazione non vogliono vedere è insopportabile, oltre che inverosimile. D’altra parte è assolutamente autoritario e fuori da ogni contesto di decenza la decisione della municipalità di non concedere il permesso per le riprese. E’ inutile che si arrabbiano le associazioni ogni volta che giungono le telecamere, è ridicolo che i politici locali di un parlamentino di quartiere usino gli stessi argomenti dei camorristi: “Saviano ha solo gettato fango sulla nostra città”. Sono argomenti che confermano la nostra totale incompetenza e impreparazione a gestire le organizzazioni criminali sul territorio. E allora se deve essere fiction, che fiction sia. Se l’opinione pubblica non vuole vedere la realtà, se le istituzioni non riescono a reintegrare le periferie che il serial ci avvolga nella sua finzione. Ma non chiamatelo docufilm.