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losangelista

God Bless Tony

I San Francisco Giants hanno battuto i Texas Rangers per 11-7 nella prima partita della World Series, finale del campionato di baseball iniziata ieri nel loro stadio in riva alla baia. Partita emozionante, prodiga di punti, invece del duello rigoroso fra grandi pitcher che si prevedeva alla vigilia,  e fin qui la cronaca. Il baseball e’ uno strano sport, piu’ rituale che agonistico e soprattutto una rito  americano ,notoriamente criptico ad occhi forestieri. C’e’ chi non lo puo’ soffrire, ma noi concordiamo con chi sostiene che il “passatempo nazionale” e’ un’esperienza imprescindibile per chi voglia cercare di capire ethos e pathos americani. Essendo specchio dello zeitgeist , alle partite, dopo l’11 settembre, e’ stato aggiunto un rituale apocrifo: il canto, nella pausa del settimo inning di “God Bless America” e cosi’ dio e’ entrato in quel che prima era una una liturgia patriottica certo (gia’ chiamare ‘campionato del mondo’ una sfida fra squadre di Texas e California e’ significativo) ma  sostanzialmente laica. E vabbe’ i tempi sono quelli che sono. Ieri pero’ ne e’ venuto del bene: l’ospite d’onore chiamato  a cantare  era nientemeno che Anthony Benedetto, al secolo Tony Bennett. Un buon momento per dimenticare le parole e godersi per qualche minuto la voce sabbiosa che gli 85 anni hanno reso semmai piu’ fascinosa che mai.