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Gli Ultracorpi del Giornalismo

Renzoogle

Il Los Angeles Times parla del Richmond Standard un sito di “community news” che sembrerebbe a prima vista uno dei tanti esperimenti di giornalismo digitale “di base” – e precisamente focalizzato su Richmond – una piccola comunità deindustrializzata (c’era la fabbrica della Ford, chiusa, come i cantieri navali. Si era parlato di un impianto Tesla ma poi è sfumato). È rimasta una piccola Detroit dell’Ovest, un quartiere proletario e fatiscente a maggioranza nera e ispanica, una delle zone più disagiate della baia di San Francisco, ulteriormente martoriata dalla crisi degli ultimi anni. Unico datore di lavoro di rilievo rimasto nello scempio è la raffineria Chevron dove lavorano 1200 operai – e fin qui ok. Ma come segnala Michale Hiltzik sul Times si da il caso che il gigante petrolifero sia proprietario ed unico finanziatore, guarda caso, del piccolo sito di giornalismo grass-roots, Richmond Standard. Si, come conferma l’ufficio stampa dell’azienda, la Chevron ha valutatao che a Richmond esistesse un vuoto di informazione lasciato dalla solita sfilza di giornali falliti, che andava colmato, e chi meglio per farlo della multinazionale che ha così a cuore le sorti della cittadina dove gestisce un mastodontico impianto. Le sorti e magari anche le notizie e le leggi, le delibere del consiglio e i risultati dei referendum che potrebbero chissà incidere sull’operazione della suddetta raffineria. Un cavallo di troia quindi, un finto e-giornale che, guarda caso, questa settimana ha scelto di pubblicare un articolo su un gruppo di 170 militanti che si sono recati alla manifestazione sul clima di New York, concentrandosi su come avessero sporcato il treno e disturbato i passeggeri durante il viaggio. Insomma una grossolana invasione da “ultracorporation” resa possibile da un vuoto , non solo di giornali ma di un’idea di giornalismo andatasi ormai talmente affievolendosi che invece di limitarsi a stampare comunicati stampa una azienda può passare direttamente a pubblicarselo da se un giornale – tanto su internet chi va poi a capirlo nella commistione sempre più sospetta di informazione e entertainment e “corporate communication”. Non a caso i “contenuti sponsorizzati” dilagano in rete dove la travisazione delle competenze fa parte del business plan – vedi i post su Facebook, le pubblicità travestite da tweet, i social network fasulli sponsorizzati da marchi commerciali.

Una buona settimana per rifletterci, questa in cui il pellegrinaggio di Renzi nei luoghi sacri dell’high tech è stato in gran parte coperto sui grandi siti italiani con i materiali gentilmente offerti dall’ufficio stampa della presidenza del consiglio: le foto “purificanti” passate del premier davanti al Golden Gate, a colloquio coi dirigenti di Silicon Valley coi Google Glass d’ordinanza … Giornalismo e i suoi manipolatori, complementari nella solita operazione di immagine che oggi così disinvoltamente si sostituisce all’informazione . Una falsità dilagante, una fondamentale disonestà mediatica che è anche lo spondo per Gone Girl – l’ultimo film di David Fincher – una caustica riflessione sulla verità come oggetto ormai inafferrabile, perso nell’oceano di manipolazione che è ormai la nuova norma.