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Lo scienziato borderline

Gli ultimi rastrellamenti

Nicoletta Dosio e Haidi Giuliani

    Nicoletta Dosio e Haidi Giuliani

In questo periodo sto scrivendo una storia sull’ultima fase della Lotta di Liberazione: sugli ultimi rastrellamenti. Nel febbraio/marzo del 1945 mancavano poche settimane alla fine della guerra. Lo sapevano tutti, da qualunque parte stessero. Eppure, c’era ancora qualche rastrellamento contro le valli partigiane: gli ultimi colpi di coda. Ma provate a pensare di viverli, i colpi di coda, di esserne colpiti in prima persona. Che mentre succedono, e ne sei coinvolto, fai fatica a pensare che – tanto – di lì a poco sarà tutto finito. Ho ritrovato alcuni diari, spero ne verrà un lavoro utile.

Oggi, ho interrotto per un po’ le mie ricerche, sentendo la cronaca: si parva licet, mi è venuta in mente una frase di un mio diario di cinque anni fa, invece.  Un mio scritto del  26 giugno 2011, la vigilia dell’invasione della Libera Repubblica No TAV della Maddalena di Chiomonte:

Notizie a lungo attese, ma che mi riempono il cuore di amaro. L’ingiustizia, anche se l’aspetti, brucia sempre.

Cinque anni dopo, quasi. Forward al 2016. Pensavo di essere ormai assuefatto al peggio. Ad esempio credevo di essermi abituato a certe notizie. D’altra parte, vivendo in Italia ed in particolare in Piemonte, a Torino, vicino alla Val Susa, ho fatto in oltre due decenni di militanza No TAV una gran palestra d’ardimento. Ma oggi ho fatto fatica.

Eccoci: sembravano giorni buoni, questi, per gli oppositori al TAV Torino-Lione. Torino ha un sindaco NO TAV, ora; l’ex provincia di Torino, ora Città Metropolitana, idem. Torino uscirà dal sedicente “Osservatorio sul TAV”, si preannunciano grossi guai per i vari boiardi e valvassori che sul Sistema TAV hanno campato per due decenni.

Invece oggi ci arriva la notizia: operazione giudiziaria contro 21 oppositori del TAV: arresti, ed altri provvedimenti pesanti.

Fra i 21, c’è Nicoletta Dosio. Una compagna che lotta da decenni, prendendo sulle sue spalle la lotta contro l’autostrada, ai tempi, e molte altre lotte. In ultima analisi, non tanto la lotta notav, ma la difesa della libertà di parola e di opinione. Ben di più della lotta notav, direi.

Innanzi tutto. Libertà per i notav in carcere, ne approfittiamo per ribadirlo fortemente.

Certo: la lotta notav va avanti da oltre un quarto di secolo, e non ha mai avuto “capi”, essendo un movimento nato Dal Basso, che decide in modo assembleare o spontaneo – a seconda delle circostanze – quali azioni di lotta intraprendere. Azioni che  stanno, crediamo, per volgere al termine, ed ottenere lo scopo, dato che l’assurda pagliacciata chiamata Torino-Lione si concluderà fra non molto, per completo esaurimento dello scopo, e dei soldi: a furia di urlarlo, di scriverlo, di semplicemente dirlo, verrà fuori il topolino partorito dalla montagna; per quanto sfrontati e ladri, mentitori e maneggioni, non potranno fare altro – al più – che andare avanti ancora un po’ a scavare il buco – inutile – di prova a Chiomonte, dopodelché ad un certo punto si alzerà un sottosegretario di un futuro Governo (non certo questo, ovvio) che dirà la famosa frase. “Bambole, non c’è una lira”.

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Che il TAV sia destinato a fallire miseramente, loro, gli scavabuchi, lo sanno benissimo: sparacchiano gli ultimi colpi come gli àscari sull’Amba Alagi nel 1941, tanto per fare un altro flash back, ma stanno già pronti a gettare il fucile, strapparsi la divisa e scappare a gambe levate.

Vediamo – cerchiamo di vedere, anche se l’amarezza  è, lo confesso, fortissima – questa fase, questi colpi di coda, per quello che sono: gli ultimi colpi sparacchiati prima dello sbandamento da una masnada sull’orlo della sconfitta.

Nicoletta Dosio, di Bussoleno, ha detto che rifiuterà l’obbligo di firma giornaliero e  gli altri provvedimenti che l’hanno colpita. Succeda quel che succeda. Qui sotto il video, tratto come le altre notizie dal nostro sito: www.notav.info

È forse troppo facile, per chi qui scrive, completamente libero, esprimere solidarietà e indignazione. Occorrerà fare di più: essere più vicini e solidali a tutti i compagni e le compagne in lotta.

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