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Napoli centrale

Gli studenti occupano il rettorato

 

Lo striscione srotolato dai “piani alti” della Federico II è eloquente: “Il nostro futuro non è carta straccia”. Con un gesto simbolico gli studenti intorno alle 11.30 hanno così occupato il rettorato della più importante università napoletana per protestare con il progetto che intende abolire il valore legale dei titoli di studio. Proprio oggi infatti il consiglio dei ministri ha iniziato la discussione sulla proposta di Profumo. Un’iniziativa che i giovani ritengono solo un nuovo modo, come fatto in precedenza dalla Gelmini, per svendere i saperi e per infrangere “sforzi, sacrifici, speranze di migliaia di studenti in tutta Italia, creando ragazzi di serie b che non si possono permettere di accedere ai tanto decantati poli d’eccellenza”. Se infatti da un lato non tenere più conto del voto preso al termine del percorso di laurea potrebbe essere visto in maniera positiva come tentativo egualitario, per eliminare pregiudizi tra i giovani che dovrebbero conquistarsi sul campo del posto di lavoro meriti o demeriti, il movimento degli studenti è più lungimirante e accusa il governo di mettere in campo una misura solo per favorire sempre i “soliti noti”, i privilegiati.

La proposta al vaglio dei distinti ministri dell’operoso Governo tecnico – scirvono infatti in un comunicato – è quella di annullare il voto di laurea come criterio di valutazione e di modificare l’accreditamento delle singole università italiane. L’obiettivo è quello di arrivare al perfezionamento del progetto di formazione di poli d’eccellenza inaccessibili agli ‘sfigati’ che non possono permettersi di pagare le rette altissime o di sostenere lo spostamento da una parte all’ altra della penisola, ma i cui titoli si configurano l’unico ponte verso il mondo del lavoro, che non a caso proprio in questo momento, è sotto attacco”.


“Anche questo provvedimento, infatti – scrivono ancora i giovani del collettivo autorganizzato- si inserisce nelle innumerevoli riforme che stanno interessando l’Italia in queste settimane, da quelle del sistema pensionistico, agli attacchi al mondo del lavoro, che stanno creando un sistema in cui riesce a sopravvivere non chi è il più bravo, il self-made man (come loro vogliono farci credere parlando di “meritocrazia”), ma chi ha più possibilità economiche e chi è disposto ad abbassare la testa contro i soprusi e lo sfruttamento”.