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Quinto Stato

Gli schizzinosi più flessibili d’Europa

La svolta e’ avvenuta tra il 2009 e il 2011. Secondo Bankitalia che ieri ha diffuso nel rapporto sulle economie regionali circa il 40% dei giovani tra i 24 e i 35 anni in possesso di una laurea almeno triennale svolge un lavoro a bassa o nessuna qualifica. Quelli italiani sono i giovani meno choosy (schizzinosi) d’Europa, accettano di lavorare in settori che non hanno alcun rapporto con la laurea, i tirocini o gli stage che hanno svolto durante il periodo della formazione universitaria. Nulla a confronto con la Germania dove i giovani overeducated che accettano mansioni inferiori rispetto agli studi compiuti sono solo il 18%.

I meno choosy, e i più flessibili, sono insospettabilmente i laureati nelle discipline umanistiche. Dopo la laurea il 67,5% di loro trova un lavoro, ma quasi il 40% si mette sul mercato del lavoro informale, nero, vive insomma in quella fascia che lo studio di Bankitalia definisce “di bassa o senza nessuna qualifica professionale”. Il 70% di loro svolge comunque lavori diversi da quelli per cui ha studiato. Quindi niente scuola, ricerca o università. Si lavora nelle attività commerciali e nei servizi, nell’agricoltura o nella pesca, si sceglie di fare l’operaio, oppure i “conduttori di impianti” e gli “addetti al montaggio”. In altre parole, si va ad ingrossare le professioni che non hanno nome, ma sono fondamentali perchè sorreggono un mercato del lavoro sempre più disarticolato e frammentato.

Tecnicamente, sottolineano gli esperti di Bankitalia, questo fenomeno si chiama “disallineamento” e riguarda tutti i laureati che accedono al mercato del lavoro, i quali non sempre riescono a trovare un lavoro che corrisponde esattamente alle aspirazioni personali o alla tipologia di laurea posseduta. Dal 2009, il “disallineamento” sembra essersi allargato al punto da assomigliare ad un baratro. Tutti i laureati, e non solo quelli umanistici, si sono ritrovati nella terra oscura che gli studiosi hanno perimetrato con le categorie di overeducation, undereducation e mismatch.

I primi due indicatori misurano le mansioni che richiedono competenze superiori o inferiori rispetto a quelle acquisite nel corso degli studi. Il mismatch segnala le mansioni diverse da quelle per cui hanno studiato ed è un indicatore che si calcola solo per i laureati e non per i diplomati. Nel rapporto il tasso di overeducation è risultato più alto al Centro (il 29,7%) e nel Nord Est (26,3%degli occupati laureati) e inferiore nel Nord Ovest (23,3%) e nel Mezzogiorno (22,9%). In tutte le regioni del paese il fenomeno degli overeducated ricorre più spesso tra gli occupati laureati nelle discipline umanistiche (39 per cento) e nelle scienze sociali (34 per cento).

Coloro che invece svolgono la professione medica, fanno gli architetti o gli ingegneri hanno la vita relativamente più semplice: il loro tasso di occupazione è più alto, mentre quello di overeducation è più basso. Il mistero avvolge un’altra categoria, che Bankitalia si limita a definire “altro”, quella che raccoglie i laureati in scienze della formazione, agraria, veterinaria e servizi. Anche loro non sono affatto schizzinosi e navigano tra un impiego a termine, sotto qualificato, e un’attività non dichiarata.

Non poteva essere più clamorosa la smentita della posizione del ministro del Welfare Elsa Fornero secondo la quale, invece, i laureati italiani “non devono essere troppo choosy, meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale”. L’indignazione sollevata dall’ennesima dichiarazione sprezzante aveva spinto poco dopo il ministro a tornare sui suoi passi poco dopo. Su basi minimamente scientifiche il rapporto di Bankitalia conferma una serie di dati noti da tempo. Sempre ieri il sistema informativo Excelsior di Unioncamere ha confermato che i nuovi assunti tra i giovani compresi nella fascia d’età fino ai 35 anni sono precari. Sulle oltre 218mila assunzioni (158mila lavoratori alle dipendenze e 60mila ‘autonomi’) nelle imprese dell’industria e dei servizi nell’ultimo trimestre, il 19% sarà a tempo indeterminato, un contratto su cinque. Nel lavoro subordinato, il saldo si manterrà rigorosamente negativo, con 120 mila dipendenti in meno, 12 mila a termine.

Rispetto a questa realtà il governo insiste sulla strada della riforma dell’apprendistato, una misura che non riguarda i “giovani” tra i 24 e i 35 anni. Il 12 e 13 novembre, un giorno prima della giornata di sciopero europeo, sarà questo l’oggetto dell’incontro tra il ministro del lavoro Fornero e il suo omologo tedesco Ursula von der Leyen a Napoli. A differenza della Germania che resta la stella cometa del governo italiano nel mondo dell’inoccupazione generale in Italia la disoccupazione giovanile intorno al 34% è tre volte quella generale. “Dobbiamo trasformare l’apprendistato in un motivo di orgoglio” ha detto Fornero. I movimenti napoletani hanno annunciato la loro presenza al vertice.