closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Lo scienziato borderline

Gli insetti del crepuscolo

(Questa e’ – sarebbe – narrativa. Avverto in anticipo. E’ basata su un sogno – anch’esso – borderline sugli effetti inattesi dell’Effetto Serra.)

I giorni passavano lenti, un po’ sospesi e un po’ in attesa. Era – stando al calendario – l’inizio della primavera, ma l’aria si preannunciava già più calda del normale, malsana e un po’ nebbiosa di mezze piogge, come una stagione che preludesse a cambiamenti.

Il calore del sole filtrava attraverso gli strati inquinati dell’atmosfera sporca, e ci restava più volentieri del solito, lasciando più calduccio del normale alla vecchia Terra, anche se questa non aveva per nulla bisogno del regalo. Sudava, la vecchia Terra, sbuffava accaldata e stracolma di carne umana, continuando a riempirsi di gas ed a scaldarsi.

Fortunatamente, dopo soli cinquant’anni di profonde ed illuminate discussioni, si era finalmente raggiunta l’unanimità fra i Grandi Geni della Scienza Mondiale: questo novello fenomeno di socializzazione fra il pianeta ed il suo astro era senz’altro dovuto ad un meccanismo innescato dall’uomo, che si poteva chiamare con il nome tecnicistico di Effetto Serra.

Eh, già: pareva proprio che i vari miliardi di scimmie nude – sempre più abili e lodevoli nel costruire giocattoli con le loro manine con le dita opponibili – stessero bruciando un po’ troppi fuochi per soddisfare la loro voglia di Progresso (con la P maiuscola, ovvio), così che la loro comune casetta si stava scaldando un po’ troppo; i ghiacciai si erano mezzo sciolti, molte zone costiere erano un ricordo dei bei tempi andati, mentre una simpatica compilation di disastri “naturali” stava allietando tutta la fascia mediana del pianeta: in quei luoghi, le prudenti compagnie di assicurazione avevano smesso da tempo di accettare polizze contro i danni da cicloni, alluvioni e uragani. Il colpo definitivo alle povere economie disastrate dei paesi asiatici tropicali venne dal crollo verticale degli introiti del turismo: se il paradiso tropicale si trasforma in un inferno alluvionato, tanto vale andare a passare le meritate ferie nelle nuove località balneari, dove vi potrete rilassare con i vostri bimbi. La costa dell’Oregon, le spiagge della Scozia e del Baltico, mentre i fanatici delle isole subtropicali si potevano consolare con le un tempo misconosciute isole Curili, per non parlare della grande Sakhalin, a nord del Giappone, dalle parti della vecchia Vladivostok; o al limite, la nuova terra verde, appunto, la Groenlandia vestita di nuovo.

La Terra, d’altra parte, è molto grande, non è vero, papà? Non poi così grande, non poi così grande, figliolo.

Mammiferi ed uccelli a rischio di estinzione avevano smesso – finalmente! – di soffrire: grazie ai cambiamenti del clima e alla distruzione di tutti gli ecosistemi selvaggi, da tempo pascolavano nel Paradiso delle Creature Estinte, insieme a molte altre razze animali appena appena un po’ cagionevoli di salute, sorprese dal Progresso prima di potercisi adattare. Alcuni esemplari impagliati, tuttavia, facevano bella mostra di sé nei principali musei, dove venivano proiettati anche interessanti documentari naturalistici, che difettavano soltanto nell’omettere nei titoli di testa la dicitura “C’era una volta”, come si conviene in ogni favola che si rispetti. Una raccolta di figurine-ologramma tridimensionali “I nostri animali estinti” aveva avuto grandissimo successo fra i bambini ricchi di tutto il mondo.

I paesi dell’Africa e dell’Asia tropicale, che avevano risieduto per molti anni fiduciosamente in “Via di Sviluppo”, si erano ritrovati traslocati gratuitamente dall’amorevole attenzione degli Stati Ricchi, chi in “Piazza del deserto di sabbia”, chi in “Vicolo della palude inondata”. I loro abitanti, inaugurando una nuova forma di turismo ecologicamente consapevole, si erano trasferiti in massa nel settentrione del mondo. Soprattutto quest’ultimo fenomeno, chissà come non gradito dai sedicenti autoctoni europei e nordamericani, aveva provocato un fiorire di grande attenzione e dottissimi studi sul fenomeno del riscaldamento terrestre, da parte di prestigiose istituzioni di ricerca dei paesi ricchi o ex-ricchi: centinaia e centinaia di esperti salmodiavano i più fantasiosi rimedi alla nuova situazione – contingente, stiamone certi – mentre importanti decisioni venivano approvate dai governi.

Tutto questo, fosse ben chiaro, senza rinunciare al Progresso (quello già citato, con la P maiuscola), che si incarnava essenzialmente nel nuovo modello di condizionatore d’aria appena lanciato in quelle settimane sul mercato, pagabile in sole 36 comode rate mensili a partire dal prossimo anno in tutti gli ipermercati. Un nuovo modello di auto ecologica “a zero emissioni” ad idrogeno era però il vero status symbol che distingueva le environmentally concerned people: che l’idrogeno allo stato libero, effettivamente un po’ scarsino a trovarsi sulla Terra, venisse prodotto bruciando il povero vecchio carbone, era un dettaglio che le potenti campagne pubblicitarie orchestrate dai guru dell’idrogeno erano riuscite sapientemente a velare. Certamente, il fatto che i principali proprietari e promotori del business dell’idrogeno fossero le stesse multinazionali petrolifere – pardòn, ora, energetiche – che avevano ucciso il clima del pianeta con il benestare e la complicità dei governi, poteva destare qualche sospetto nei più sagaci.
Intanto – dopo aver acquistato i suddetti condizionatore ed automobile – tutti gli abitanti della Terra con diritto di parola si lamentavano della situazione, con alti lai sulle rubriche dei giornali, sia conservatori che progressisti. I dibattiti infuriavano accesissimi, mentre i più ecologicamente consapevoli controllavano attentamente se i libretti d’istruzione dei condizionatori fossero stampati su carta riciclata.

Non proprio tutti gli abitanti della Terra, in realtà, erano così scontenti della situazione. Certo, noi avevamo ridotto il pianeta a un mondo ormai invivibile per l’uomo, gli animali e le piante. Già: ma negli animali, in quanto più simili al Signore del Creato, noi umani includiamo automaticamente – con il nostro agile cervello – i mammiferi, gli uccelli e – bontà nostra – anche quei fastidiosi e strani rettili. Gli insetti non sono “animali”, quelli no. Sono insetti. Va bene, ma per un attimo, come esperimento di democrazia globale, includiamo fra i cittadini del mondo anche gli insetti. Già, in fondo siam migliaia di miliardi, direbbero loro se potessero parlare. Ma parlare non era necessario: era meglio fare. Tessere. Trasformare. Fra i milioni di specie, non era stato difficile trovarne diverse migliaia che – nel caldo e nell’aria mefitica – si trovassero a loro perfetto agio. Ma zitti, però. Non ancora. Di quello che stava capitando davvero, sul buon caro pianeta, non era opportuno parlarne a voce troppo alta. Non ancora. Mica male, comunque, questo ultimo ritrovato del progresso umano: era proprio il clima che ci voleva per fare grandi e nuove cose.

In ogni parte del globo, lente ma inesorabili, le crisalidi crescevano con meno fatica nei bozzoli. E loro fu la Terra e il Regno dei Cieli. Il Grande Insetto creo’ le nuove razze a Sua immagine e somiglianza, vide che cio’ era buono, e comando’ che tutti gli umani fossero masticati.

L’occhio da telecamera dell’insetto si spostò sugli ultimi umani, uno sparuto gruppo di scimmie nude. Mica male, questi umani, però, belli rotondi, anche se ridicolmente goffi e sudati, pensò. Lenti, poi. Con atteggiamento assurdamente indeciso, davanti ad una mortale minaccia predatoria che gia’ aveva masticato e digerito miliardi di loro.

Neppure si accorsero – gli umani – dell’arto velocissimo ed artigliato che con un sol colpo tagliò in due la più polposa delle prede e rapidamente porto i pezzi alla bocca che efficientemente li risucchiò, buon alimento per benzinare il processo di crescita. Poche cose vennero sputate fuori:  alcune ossa del bacino e del cranio, in particolare, ancora un poco indigeste per uno stomaco in trasformazione. E in più i polmoni e il fegato, sputati interi sul pavimento del terrazzo. D’altra parte a lui non erano mai piaciute le interiora, neanche da piccolo.

Gli altri cari amici erano ancora lì, paralizzati dal terrore e inelegantemente inondati da schizzi di sangue. Pupazzati ed abbastanza inutili, poi, scarsamente decorativi, buoni solo da sventrare, avendo tempo e voglia. Cosi’ sia. Cosi’ fu. Game over.

Lui ci pensò un attimo, a quanto aveva mangiato. E mentre combatteva con la laboriosa digestione, prese coraggio e d’un balzo volò via. Mentre volava, d’un tratto percepì nell’aria calda il loro debole fruscio: lente ma inesorabili, le crisalidi crescevano nei bozzoli.