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Quinto Stato

Gli effetti dell’affaire Benalla su Macron e il neoliberismo

Parigi, 1 maggio 2018, Place de la Contrescarpe. Nell’immagine Alexandre Benalla,

Macronia, terra di Francia: dal mito della “Start up nation” alle violenze contro i manifestanti. Il caso di Alexandre Benalla, vigilante privato e mazziere cooptato nel primo cerchio del presidente della Repubblica francese Macron,  mostra il lato oscuro della rivoluzione digitale. Macron, che si pregia di avere studiato con Paul Ricoeur, filosofo dell’interpretazione, della mimesi e della narrazione, non l’aveva previsto, l’ha prima coperto, ora dice: “E’ tutta mia la responsabilità”. Il racconto di un affare di stato che parla di molte cose, anche del progetto di trasformare la Francia in un distretto della Silicon Valley.

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L’affaire Alexandre Benalla, vigilante privato di 26 anni portato da Macron all’Eliseo e messo a capo della sua sicurezza personale, non è molto conosciuto in Italia. Ci sono tagli piccoli di giornali, articoli paludati e distratti, ma potrebbe essere la storia dell’estate. Non si vuole sgualcire troppo il mito del Macron “alternativa ai populisti”, santino della “start up” nation, campione di quel paradiso degli eccelsi che è l’Ena, la scuola che sforna un centinaio di tecnocrati all’anno, e di cui Macron è la concrezione miracolosa nel passaggio dal pubblico al privato. E viceversa.

La storia del mazziere Benalla, a capo della sicurezza personale del presidente francese, non è solo une histoire de flic, e nemmeno di un “complotto”. E’ un affare di stato in quella che il giovane presidente ha definito “la repubblica inalterabile”. Lo ha detto ai giornalisti mentre discuteva con la direttrice di una rivista di filatelia.

Un affare di stato sollevato dal principale giornale del “centro-sinistra” in Francia: Le Monde, il 17 luglio scorso, ha rivelato l’identità di Benalla. Ora la “repubblica” non sembra più “inalternabile”. Lo ridiventerà.

Il primo maggio 2018 è stato un giorno di manifestazioni e scontri a Parigi. Negli ultimi tre anni in Francia esiste una costante mobilitazione contro le leggi di riforma del mercato del lavoro, le violenze e le morti causate dalla polizia. Ecco il primo maggio è stato un altro giorno, molto duro. Dalle ricostruzioni Benalla prende un “permesso” e da “osservatore” ha ricevuto un casco usato dalla Bac (agenti in borghese), una radio della polizia, è stato ripreso da molti video in cui picchiava un manifestante e malmenava una ragazza.

A due mesi di distanza, qualcuno ha detto a Le Monde, che si trattava proprio di Benalla (sarebbe interessante capire chi e perché) che ha accompagnato Macron in campagna elettorale e ora è all’Eliseo. L’Eliseo era a conoscenza di tutto, ha comminato solo 15 giorni di sospensione. Benalla ha continuato a farsi vedere nelle riunioni con il prefetto di Parigi. Ha accompagnato Macron mentre festeggiava la nazionale francese vincitrice del campionato del mondo di calcio.

Non uno qualsiasi, Benalla, vigilante privato di 26 anni, ora licenziato, in stato di fermo, e sotto processo.

Ora il ministro dell’Interno Collomb è in scacco, agenti e responsabili si contraddicono nelle audizioni parlamentari (in Francia sono immediate), il parlamento è fermo, la riforma costituzionale rinviata.

Dopo giorni di silenzio, Macron ha detto: “L’unico responsabile sono io”. Nel frattempo sta emergendo una realtà parallela: Benalla non è un caso isolato, è conosciuto dalla prefettura, partecipa alle riunioni al massimo livello, insieme ad altri soggetti della sicurezza del partito di Macron arresta persone, dopo averle picchiate in piazza. Sui giornali emergono allusioni alla formazione di una “milizia parallela” di base all’Eliseo.

I testimoni dei fatti di place de la Contrescarpe del primo maggio hanno ricostruito gli avvenimenti. Era stato convocato un “aperitivo militante” dopo la manifestazione, a cui hanno partecipato poche decine di persone. Sono arrivati i molossi in antisommossa, c’era Benalla. Sono arrivati gli arresti, probabilmente una rappresaglia dopo che nel pomeriggio erano state diffuse le immagini di un principio di incendio di “un ristorante di cibo spazzatura”.

L’anomalia Benalla sta nel fatto che il più vicino al presidente della repubblica non è un agente di polizia o dei servizi segreti, ma un uomo di fiducia i cui rapporti con il presidente sono personali. Per capire la situazione, e lo scandalo che sta producendo, è necessario riferirsi alla filosofia della “start up” e della “disruption” evocata da Macron – due concetti della rivoluzione digitale e della Silicon Valley.

Il capo dello stato si considera un manager, a capo di un’azienda. In Italia è una costante dal 1994 quando Berlusconi arrivò in politica. L’affaire Benalla rivela un’articolazione dell’ideologia manageriale. Il “capo” nomina personalmente una persona, al di là delle gerarchie esistenti, obbligandole ad adattarsi alla sua presenza. A sua volta Benalla è il manager della legge e dell’ordine che sente di agire in nome del “Capo”. Non si sa se si è autocandidato, o svolge una funzione esplicita e programmata. Oppure entrambe.

Ciò che conta è l’’informalità, all’interno e oltre le gerarchie che conoscevano il personaggio che ha svolto un ruolo ricorrente. La sua posizione all’interno e all’esterno delle gerarchie di polizia indica la funzione della “disruption” adattata non al mercato dei servizi, alla concorrenza, ma alla gestione di un evento di piazza come di altri piani sociali. Il metodo è il pragmatismo, la brutalità e l’efficienza. L’ “innovazione” non può aspettare, né essere spiegata. Deve agire.

E’ un cortocircuito rispetto alla narrativa consensuale, centrista, suadente e moderata, a suo modo “esemplare” usata per convincere, e mostrare la strada ai perplessi o agli irretiti. La violenza, riprodotta milioni di volte su Youtube, e oggi su tutti i media, rimanda al retroterra di questa postura.

Ciò che profondamente inquieta Macronia, terra di Francia, è che esista un legame diretto – di cui lo stesso presidente ora si dice “responsabile” – tra chi pensa le “riforme” e chi provvede a contrastare fisicamente il dissenso. E’ l’esplicitazione, imprevedibile, di un non detto, molto spesso oggetto di denunce, ma diluito nei meccanismi impersonali delle gerarchie, nascosto dalle procedure anonime della burocrazia.  Benalla non è un eccesso ma la logica stessa della “start up nation” dispiegata per strada, contro i suoi contestatori.

Macron non l’aveva calcolato, lui che si pregia di avere studiato con il filosofo Paul Ricoeur, famoso per una teoria dell’interpretazione, della mimesi e del racconto, quando correggeva le bozze dei suoi libri.

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