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L'urto del pensiero

Gli amici del Popolo

Mattarella

L’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della repubblica, al di là delle possibili considerazioni sulla personalità umana e politica del nuovo capo dello stato, viene da più parti presentata come un piccolo capolavoro di Matteo Renzi e del suo Partito democratico.

IL CAPOLAVORO DI RENZI

In effetti è difficile negare che, dopo la pessima figura di due anni prima, che costrinse a ricorrere a Napolitano per una seconda e inaudita volta, l’elezione di Mattarella con il centrosinistra compatto e le forze della destra spaccate e incapaci di avanzare una qualunque candidatura minimamente considerabile, rappresenta una vittoria indiscutibile del Premier e dei suoi collaboratori.

Aggiungiamo pure il dato del Movimento cinque stelle, che approdato a una candidatura di assoluto valore (Ferdinando Imposimato), insistendo come sempre a non dialogare e a non cercare compromessi con le altre forze politiche (se la politica è l’arte del compromesso qui potrebbe risiedere l’essenza anti-politica di un movimento dalle istanze sacrosante ma dalla sostanza sterile), ha rivelato per l’ennesima volta la sua inutilità sostanziale, un fatto che probabilmente si troverà a pagare ulteriormente alle prossime consultazioni elettorali.

L’articolo potrebbe finire qui, insomma. La sinistra finalmente compatta (sempre quando si tratta di far eleggere un democristiano, qualcosa vorrà pur dire…), Berlusconi emarginato e praticamente morto politicamente, il populismo relegato a un ruolo di nobile e chiassosa irrilevanza, un nuovo Presidente della Repubblica che ci viene presentato come un uomo dalla «schiena dritta», difensore del diritto e delle sue prerogative, con un curriculum da fiero oppositore di Berlusconi e delle ignobili leggi confezionate a suo favore negli ultimi trent’anni.

Il capolavoro di Renzi ci sta tutto e sarebbe da sciocchi negarglielo.

PICCOLA E GRANDE POLITICA

Sennonché, si dà il caso che questa importante occasione della storia repubblicana riveli una delle leggi fondamentali della politica. Ossia quella per cui essa, volendo citare Gramsci, si divide in «grande» e «piccola politica».

La prima è quella che si trova nei libri di filosofia, negli ideali dei grandi scrittori, nelle magnifiche teorie di pensatori immortali che ci hanno insegnato i nobili valori dell’uguaglianza, della libertà e della democrazia.

La seconda è quella effettiva, di corridoio, impregnata di cinismo e di compromessi di bassa e anche bassissima lega, di opportunismi sostanzialmente indifferenti al benessere collettivo e alla volontà popolare (ammesso che ve ne sia una).

L’anelito della grande politica sta in quel «meglio nemici del popolo che della verità», come scriveva Pasolini in una delle sue splendide Lettere Luterane, mentre la cruda prosa della piccola politica risiede in quell’«arte della dissimulazione» con cui la descrisse mirabilmente Machiavelli, per cui il politico più abile risulta essere proprio quello che ha gabbato il popolo facendogli credere di aver realizzato al meglio gli interessi del popolo stesso.

Sintetizzando al massimo: la grande politica è strategia (respiro lungo, orizzonti ampi, lungimiranza), la piccola politica è tattica (respiro corto, piccolo cabotaggio, qui e ora).

Osservare le vicende nostrane con questa ottica, non ci fa negare il capolavoro tattico di Renzi ma impone più di un dubbio sulla strategia.

Per esempio: è questa la rottamazione? Il ricambio generazionale, ma soprattutto il ricambio della vecchia classe politica, lo spezzare i legami con poteri e influenze di dubbia e pericolosa provenienza è stato quindi realizzato con questa operazione?

Mentre in Grecia trionfa Tsipras e in Spagna emerge l’astro nascente di Podemos, la sinistra italiana può veramente gridare alla vittoria e celebrarsi come la paladina degli interessi popolari in seguito a questo capolavoro di Renzi rispetto al quale, siamo seri, a destra e a sinistra del Premier nessuno ha neppure provato ad elaborare una proposta alternativa minimamente credibile?

Non sembra, piuttosto, emergere come sempre quella tipica abitudine italiana del cambiare tutto (apparentemente, con proclami roboanti, con rottamazioni pseudo-giacobine) per poi ritrovarsi con l’ennesima figura di primo piano (e magari rispettabile) della Prima repubblica sullo scranno più alto?

Il tutto con tanto di teatrino mediatico che, opportunisticamente dimentico dei proclami e delle promesse passate, si affretta a snocciolare l’agiografia del nuovo Presidente dalla schiena dritta e che magari gira pure su una Panda (la nuova automobile presidenziale, in da ora in poi accompagnata da una scorta rigorosamente in bicicletta?!).

AMICI DEL POPOLO, NEMICI DELLA VERITA’

Farò la figura del rompiscatole cavilloso a cui non sta mai bene nulla, ma è davvero troppo chiedere a questo Paese (intellettuali, classi dirigenti, organi di informazione), e soprattutto a chi lo governa, di spiegarci una volta per tutte il disegno grande, la prospettiva a cui si aspira, di definire l’idea che si ha in mente per condurre l’Italia in quel terzo millennio che ci sembra precluso, mentre la classe media si impoverisce sempre più, i giovani tentano la fuga all’estero e i lavoratori sono sempre più spogliati dei diritti e umiliati da una meritocrazia che funziona in maniera perversa (merita chi è figlio di, raccomandato da, etc.)?

Per non parlare delle istituzioni finanziarie internazionali, che la nostra classe politica non si sogna neppure, al momento, di mettere in discussione avanzando progetti seri e credibili, ma soprattutto alternativi.

Meglio essere nemici del popolo che della verità, scriveva Pasolini.

Per pochi altri è così vero come per colui che si occupa di filosofia. Però attenzione, perché è opportuno sapere che chi è «amico del popolo» (per definizione il politico), spesso al popolo stesso quella verità gliela nasconde sistematicamente e per opportunismo.

Mentre chi è amico della verità, certamente con la possibilità di fraintenderla e non saperla vedere, in genere onora quell’amicizia raccontandola a chi ha orecchie per volerlo ascoltare.

  • Marco de Angelis

    Ercolani, chi non elabora un’alternativa, pianga se stesso. Renzi (e Mattarella) al momento è il meglio che l’Italia possa offrire, perché l’Italia concreta è questa. Il reale è razionale ed il razionale è reale.