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FranciaEuropa

Gli alpinisti contro l’espulsione dei rom

E’ la manifestazione più originale contro la “xenofobia di stato” di Sarkozy e del suo governo: domenica 12 settembre, delle cordate si arrampicheranno sulla cima del Monte Bianco (sul picco della Repubblica, dal nome emblematico) e su una cima dei Pirenei, dove riprodurranno in un tableau vivant il quadro di Delacroix La libertà che guida il popolo. Le guide di montagna e gli alpinisti vogliono “alzare il livello rispetto al clima e ai dibattiti nauseabondi scelti dal governo”. I “cittadini alpinisti” hanno un motivo specifico per protestare: non ne possono più dell’appropriazione indebita dei “valori della montagna” fatta da personaggi del governo a fini di comunicazione politica. Eric Woerth, il ministro del lavoro impantanato nello scandalo Bettencourt e sospettato di conflitto di interessi e di aver chiuso tutte e due gli occhi sulle tasse di alcuni ricchissimi,  porta il suo amore per la montagna come prova della sua integrità. Martin Hirsch, ex alto commissario alle solidarietà, anche lui alpinista dilettante, lo ha difeso, definendo Woerth “uomo onesto, giusto, montanaro”. Per Nadine Morano, sottosegretaria alla famiglia, Woerth è “un montanaro, sa tener duro”. Yannick Vallençant, guida di montagna che ha avuto l’idea delle “cordate repubblicane”, ricorda che la strumentalizzazione della montagna da parte di “ideologie squallide” non è una novità, visto che Pétain aveva avuto l’idea di ribattezzare il picco di Blaitière del Monte Bianco, con il proprio nome, il picco del Maresciallo Pétain. Gli alpinisti chiedono “ai responsabili di governo, attuali e futuri, di ristabilire l’umanesimo, il senso dell’etica e dell’interesse generale”. L’iniziativa è appoggiata dall’associazione Cittadini resistenti, patrocinata da Raymond Aubrac, Stéphane Hessel e Walter Bassan. Ha anche il sostegno della Lega dei diritti dell’uomo, del Resf (rete educazione senza frontiere) e da Attac.

Intanto, il governo è stato sorpreso a mentire. Il ministro dell’immigrazione, Eric Besson, per rispondere alle accuse e ai sospetti dell’Onu e della Ue sulle espulsioni di popolazioni, ha sempre precisato che la Francia non aveva mai preso decisioni “collettive” contro una specifica popolazione, ma che le espulsioni sono avvenute caso per caso e che si trattava di “cittadini rumeni o bulgari”. Ma la France Presse si è procurata una circolare del ministero degli interni, firmata dal capo-gabinetto del ministro Brice Hortefeux, rivolta ai prefetti: “300 accampamenti o insediamenti illegali dovranno essere evacuati entro tre mesi – dice la circolare del 5 agosto scorso – in priorità quelli dei rom”. Del resto, era stato lo stesso Sarkozy, a fine luglio, ad affermare “ho chiesto al ministero degli interni di mettere fine agli accampamenti selvaggi di rom, sono zone di non diritto che la Francia non puo’ tollerare”.

  • Fiorino

    E a nessuno interessa sapere dove siano finiti i 20 miliardi di euro ricevuti dalla Romania in fondi UE per occuparsi dei rom rumeni (che sono poi quelli che immigrano in Francia). Tutta questa gente che parla di nazismo a vanvera, con poco rispetto evidente per le vittime del nazismo, lo sa che in Francia le discriminazioni nei confronti dei rom sono legali da sempre? Perché si svegliano adesso? Per motivi politici? Per apparire sui giornali? Certo le discriminazioni dei rom in Francia non hanno nulla a che vedere con quella applicate dai Rumeni (infatti dalla Romania se ne vanno) sono discriminazioni che avrebbero il progetto di sedentarizzare le popolazioni e scoraggiare il nomadismo (sto parlando dei rom francesi non rumeni) forse perché parlarne sarebbe ricordare che era la regola nei paesi comunisti? Mah secondo me tutte queste polemiche fanno molto bene a Sarkozy dimostrano che la sinistra a parte insultare e nazificare la destra non ha nessun progetto politico. Ricordo che i rom espulsi con 300 euro verso la Romania possono tranquillamente tornare in Francia.