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L'urto del pensiero

Giulio Regeni: “tutto il male del mondo” (che abbiamo rimosso)

Una donna algerina catturata e umiliata dalle truppe francesi occupanti

Una donna algerina catturata e umiliata dalle truppe francesi occupanti

di PAOLO ERCOLANI

 

Nessuno come la guerra.

Nessun’altra realtà del mondo umano ci sbatte in faccia con cinico disincanto il contrasto irrimediabile fra il sogno e la realtà.

Lo scarto incolmabile che separa l’ideale universale della pace dall’incubo reale della guerra.

Il Male

Tutti vogliono la pace, nessuno la guerra. Eppure tutti, con modalità che mutano a seconda delle situazioni cronologiche e geografiche, finiamo col fare la guerra.

Tutti finiamo con l’essere protagonisti, a vario titolo, di quel tragico scenario in l’uomo uccide il suo simile.

A dirigere le riprese di questa recita macabra e quanto mai realistica è un regista d’eccezione: il Male.

Quella dimensione ineffabile del mondo umano, ma perfettamente in grado di permearlo e governarlo fino al punto da rappresentarne la cifra portante.

Non per caso il più forte e drammatico argomento contro l’esistenza di un Dio, e quindi soprattutto di una giustizia divina (teodicea), nel corso della storia è stato rappresentato dal Male.

Quale Dio può aver voluto che fosse il Male a trionfare immancabilmente nella vicenda umana? Che Dio è quello che non riesce (o non vuole?) a estirparlo? Quale Dio può averlo creato fornito di tanta potenza, precisione e capacità di rendersi così pervasivo?

Il filosofo inglese Richard Robinson (1902-1996) scriveva nel 1964 che la stessa definizione cristiana di Dio lo rende auto contraddittorio. Ciò è dovuto alla compresenza di queste tre proposizioni: 1) Dio è onnipotente; 2) Dio è infinitamente buono; 3) C’è molta sofferenza nel mondo.

Del resto, è sufficiente aprire qualsiasi manuale di storia e osservare che non v’è stato secolo (e neppure ventennio) in cui la vicenda umana non sia stata costellata da guerre, violenze e brutalità. Tali da rendere molto più realistico (rispetto alla morale cristiana) l’a-moralismo di Nietzsche.

Per esempio laddove, come nel paragrafo 259 di Al di là del bene e del male, certificava l’originario e insopprimibile istinto tutto umano di esercitare una «sopraffazione di tutto quanto è estraneo e più debole». Aspetto che rappresenta la conseguenza più ovvia «di quella caratteristica volontà di potenza che è appunto la volontà di vita».

Da questo punto di vista, non c’è dubbio che la guerra rappresenta il prodotto più estremo ed evidente dell’istinto originario che conduce l’uomo a recitare docilmente il copione scritto e diretto dal Male.

La spirale della violenza

Si tratta di un istinto talmente forte e radicale, quello dell’uomo alla guerra e alla violenza, da rendere sterile e contraddittorio anche l’istinto opposto: quello alla non-violenza.

L’ideale della non-violenza, infatti, condotto con coerenza fino alle estreme conseguenze, finisce col rivelarsi il miglio alleato della violenza stessa.

Non aver voluto condurre la guerra contro la Germania di Hitler, quando essa iniziava ad espandere il proprio impero sull’Europa, ha finito col produrre morti e l’orrore della Seconda guerra mondiale. Non opporsi al male con il male, alla violenza con la violenza, per una delle tante ironie della storia significa lavorare comunque per quel male e quella violenza che si vorrebbero rimuovere. Come ben sapeva, per esempio, il teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer, inizialmente sostenitore entusiasta dell’ideale della non-violenza promosso da Gandhi, ma alla fine disposto a partecipare all’attentato a Hitler, che fallì miseramente costandogli la vita.

Lo stesso Gandhi, del resto, con lo scopo di liberare il suo popolo dal giogo colonialista, più di una volta contribuì alla causa inevitabile della guerra e della violenza.

Quando oggi ci impressioniamo e commuoviamo per le altissime e dignitosissime parole della mamma di Giulio Regeni («Ho visto sul volto martoriato di mio figlio tutto il male del mondo»), non possiamo fare finta che quel «male» di cui ella ci parla appartenga soltanto agli «altri», quasi come se provenisse da terre a noi sconosciute.

Non possiamo nasconderci dietro a questa finzione oscena, e ciò non soltanto per il rispetto sincero (e fattivo) del tremendo dolore che quella donna (e la sua famiglia) portano sulle proprie spalle; non soltanto per quel briciolo di rispetto che dobbiamo alla verità storica.

Ma soprattutto, non mi stancherò mai di dirlo, perché non voler fare i conti con la verità storica, rimuovere il fatto che anche noi occidentali (e cristiani) siamo stati attori vincenti di quel copione scritto dal Male, è la precondizione essenziale per non tentare neppure di superarlo, quello stesso male, ammesso che ciò sia mai possibile in qualche misura ragionevole.

«Tutto il male del mondo» che la mamma di Giulio Regeni ha riconosciuto sul volto del figlio torturato, senza nulla voler togliere a questa tragedia umana e nazionale per la quale il nostro governo deve impegnarsi fino in fondo, non è diverso da quel male che si può riconoscere nei volti di tanti africani e mediorientali che i nostri soldati hanno sfigurato, stuprato e martoriato in secoli di vergognoso colonialismo.

E’ troppo facile, e quindi inutile scandalizzarsi per le stragi che avvengono oggi nelle nostre capitali europee, volendo però dimenticare quando a finire vittima di quelle stragi erano gli «altri», quelli che oggigiorno vorremmo vedere come gli unici attori della violenza e del male.

Un massacro dimenticato

Pochi, o forse pochissimi, ricordano per esempio il «massacro di Parigi» del 17 ottobre 1961, in pieno centro della grande città europea.

In quei giorni, infatti, mentre le truppe francesi martoriavano gli uomini e stupravano le donne africane in occasione della guerra di liberazione algerina, centinaia di algerini che manifestavano pacificamente per le vie di Parigi, chiedendo la liberazione del proprio paese dalla violenza francese, vennero brutalmente colpiti dalle forze di polizia.

Il miglior libro sull’argomento (Jean-Luc Einaudi, La bataille de Paris. 17 octobre 1961, Seuil, Paris 1991) racconta dell’allora prefetto di Parigi (Maurice Papon, già collaboratore dei nazisti) che dichiara il coprifuoco fin dal 5 ottobre per tutti gli algerini.

Quello che accade è un vero e proprio macello. Morti, feriti, migliaia di persone torturate, cadaveri gettati lungo la Senna (che poi riaffiorarono nei giorni successivi al massacro). Il tutto, fatta eccezione per la rivista fondata da Sarte e per un periodico cristiano, fra il gelido silenzio degli organi di informazione.

Ancora oggi una piccola targa sul monte St. Michel parla di tre morti (come da comunicato ufficiale delle forze dell’ordine del tempo, che si dichiararono attaccate da elementi violenti e armati), mentre le stime realistiche si attestano attorno ai trecento esseri umani.

Senza contare i torturati, seviziati nei centri di detenzione/macellerie, espulsi con la forza in Algeria.

Naturalmente questo è solo un esempio fra i molteplici che si potrebbero tirare fuori per ricordare la violenza dell’Occidente sedicente cristiano, la sua pervicace volontà di sottomettere, sfruttare e brutalizzare le popolazioni africane e mediorientali.

Quelle stesse popolazioni che, oggigiorno, vogliamo illuderci che ce l’abbiano con noi in virtù di pittoresche questioni religiose e culturali.

Da una parte insegniamo ai nostri figli a riconoscere i propri errori, a pentirsi e persino a vergognarsene, nei casi più gravi. Il guaio è che queste sono proprio quelle cose che non riusciamo a fare come civiltà e cultura occidentale.

Condannando per esempio la mamma di Giulio Regeni a dover riconoscere in perfetta solitudine «tutto il male del mondo» impresso sul volto esclusivamente del proprio figlio.

Che è proprio quello che succede, e che succederà sempre di più, fino a che non saremo in grado di riconoscere il male impresso anche nella nostra coscienza di occidentali.

Primo vero passo per tentare di superare quel male con qualche realistica possibilità di successo.

  • vanda Bouché

    Tutto vero ma…l’ironia della storia è che questo male si ritorce contro l’occidente quando, anche grazie ai morti algerini di allora, l’occidente è pentito e cambiato. E’ comunque un odio insensato, non rivolto contro l’occidente colonizzatore e violento ormai morto, ma contro l’occidente democratico che ha rifiutato e condannato quel passato. Senza dimenticare…ma si da torto anche alla memoria dei morti di allora per la liberazione algerina quando si usa tale violenza contro l’occidente di oggi.
    Lo sfasamento temporale tra la violenza dell’occidente e questa che si consuma in questi giorni non è grande ma significativa: questa violenza è una sconfitta anche degli ideali di liberazione di allora..

  • Sebora Tigre

    Vanda il male non si è ritorto contro l’occidente: nelle metropolitane belghe nel bataclan parigino non esiste questo occidente. Il prof. ha scritto un bellissimo articolo, ma io francamente sono stufa di essere accostata a questo presunto occidente che non ho ben capito chi sia. Tutti i miei avi sono stati mediamente poveri. Io non sono l’occidente come non lo sono i passeggeri della metropolitana… E ho la grande paura che questo “senso di colpa”, questo “peccato originario” con cui i media ci vogliono mettere sotto scacco sia sponsorizzato da multinazionali che ci guadagnano con l’industria dell’accoglienza. Io penso che gran parte di questo “occidente” criminale abiti oggi fuori dall’Europa. Il male che oggi rappresenta l’isis non attacca l’occidente ma i poveri cristi che ci vivono dentro e che non hanno nulla a che fare con guerre e massacri. Il male esiste certo è sotto ai nostri occhi e non ci può essere nessuna giustificazione e nessuna spiegazione razionale che li motivi in alcun modo! …almeno questa è la mia opinione e sono completamente d’accordo con te sul fatto che i terroristi attacchino i principi democratici delle nostre società e non le istituzioni secolari (centri di potere finanziario politico militare e religioso) Vanda hai colto un punto centrale!

  • Daniele Pensatino

    Io non vedo tutti questi attacchi contro l occidente, in oriente in altre zone del mondo i morti per attentati sono altissimi.
    Io non capisco come mai in italia sia permesso di stare senza documenti, i criminali di altri paesi ci vanno a nozze.
    Pare uno stato che lotta contro i propri cittadini, te straniero ti aiuto in tutto, te italiano ti distruggo.
    L italiano deve pagare ogni cosa, lo straniero no. Qui a sud ci sono km e km di prostituzione, se ti fermi su quelle strade ti cacciano le prostitute( noi qui lavoriamo vai via oppure chiamiamo i carabinieri) , oppure ti multano i carabinieri 😂😂😂 cioe io non mi posso fermare a due passi da casa mia perche ci sono le prostitute?
    Non posso lasciare l auto ferma in quelle zone che subito ti spaccano i vetri?
    Qui i polacchi rumeni africani fanno quel che vogliono, rapina, schippi, spaccio, occupazione, furti sono persone che da noi neanche esistono aiutate dallo stato italiano dalle forze armate a commettere crimini
    Quasi tutte persone che non scappano dalla guerra, scappano dai reati creati, specie i nigeriani.
    Io vedo uno schifo in tutto da parte di questi stranieri, tranne dai cinesi.
    Altro che terrorismo.

  • il compagno Sergio

    Per quanto mi riguarda questo articolo è scritto con i piedi: un vero guazzabuglio dove tutto è uguale a tutto e Gandhi (che è un mito solo per chi non ne conosce la biografia) va a braccetto con Nietzsche, i massacri del prefetto Papon e il Male (con la “m” maiuscola, pepé satan aleppe!).
    Non so di cosa sia professore Paolo Ercolani e francamente non m’interessa, ma mi metto le mani nei capelli pensando ai suoi allievi.
    Com’è possibile che il manifesto sia ridotto a pubblicare i sofismi di personaggi di questo livello resta per me un autentico mistero.
    Ma meno misteriosa è la perdita di autorevolezza del giornale.

    ps: a proposito di maiuscole: ce ne sono troppe, in questo articolo, per un giornale che le ha rifiutate a partire dal suo nome. Le maiuscole troppo spesso nascondono l’assenza di un vero pensiero della complessità.

  • Gianfranco Menotti

    Sono d’accordo,con te anche se sarei,per mia natura , meno drastico.Tutto sommato la parte anticolonialista mi va bene.Ti rispondo solo per sottolineare l’accreditamento di Hitler e del nazismo aggiungo,fatto dal nostro Ercolani,come prodotto del Male, nascondendo così uno dei normali sbocchi del capitalismo, dato che Hitler e il “Mein kampf” furono sostenuti e finanziati dai banchieri sia europei che nordamericani.Il nazismo,fino all’inizio dei bombardamenti di Londra,godeva di appoggi e simpatie alla corte inglese molto vaste.

  • Roberto Bisanti

    Perfettamente d’accordo. C’è poco da aggiungere. Grande analisi marxiana della storia degna della migliore tradizione del ‘manifesto’! Lettura impegnativa che fa rimpiangere la semplicità intellettuale di Lucio Magri. Sentivamo la mancanza, nel nuovo modello di sinistra, di una personificazione trascendentale della malvagità a cui seguirà sicuramente una teorica dell’esorcismo come elemento fondamentale della lotta di classe. Sento già le risate …