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Giulio mani di forbice e la guerra ai giornali

Nelle prossime ore sapremo se il manifesto viene chiuso per decreto oppure no. «Babbo letale» Tremonti ha riaperto motu proprio la battaglia sui fondi editoria chiusa in finanziaria appena una settimana fa.

Il testo finale del «milleproroghe» è ancora nelle nebbie ma una cosa deve essere chiara: il pluralismo dell’informazione non ammette né scambi né trucchi.

Dei contributi pubblici ai giornali, nemmeno un euro viene dal 5×1000. Le «forbici» sono impugnate da una mano sola, quella del ministro dell’Economia. E non si può confondere un taglio a freddo di 50 milioni che ucciderebbe oltre 90 testate coop, no profit e di partito con un contributo a pioggia di 30 milioni per la carta di tutti i grandi editori italiani.

Sarebbe un’indecenza economica e una vergogna politica. Soprattutto perché sappiamo che tra i grandi editori italiani la famiglia del presidente del consiglio, con le sue testate, le sue tv e le sue case editrici, siede a capotavola.

Lo stesso Silvio Berlusconi è consapevole che così non si può fare. Tanto che nella conferenza stampa di fine anno il premier ha ribadito in diretta tv l’impegno del governo a trovare «subito dopo natale» «soluzioni condivise» tra editori, giornalisti e presidenza del consiglio.

Tagliare i contributi diretti nel decreto e lasciare il contributo carta nella finanziaria è una contraddizione in termini. Non sfugge a nessuno l’indecenza di dare quattro o cinque milioni di euro in più a Mondadori ed Einaudi togliendo a tutti i piccoli editori ciò che fino a poco fa era previsto per legge. I 30 milioni di credito d’imposta per l’acquisto di carta per libri, giornali e riviste – tra l’altro – sono soldi «freschi». Visto che negli ultimi anni questo sostegno era stato abolito proprio da Tremonti.

Sono più di due anni che il novello «tagliatore di testate» è impegnato in una guerra personale senza quartiere contro i contributi ai giornali. Di fatto, con gli strumenti più vari, il governo ha abolito quasi del tutto il sostegno pubblico al pluralismo radio-tv e alla carta stampata.

Sul testo finale del decreto è ancora buio fitto. Il «milleproroghe», assicurano gli uffici, probabilmente arriverà in senato solo nella giornata di oggi ma non è ancora deciso se sarà assegnato alla commissione Affari costituzionali o alla Bilancio. La scelta non è solo di merito ma anche politica. Nella prima commissione, infatti, la maggioranza non c’è più: Pdl e Lega hanno solo 12 membri più il presidente Vizzini (Pdl) contro i 14 delle opposizioni (inclusi Mpa e Fli). Alla Bilancio invece i numeri per Tremonti sono più rassicuranti: 13 per il centrodestra (più il presidente Azzollini, Pdl) contro i 12 di Pd, Idv e «terzo polo».

Il blitz nel «milleproroghe» è fulmineo e retroattivo: cancellerebbe i rimborsi per il 2010 che lo stato eroga con la finanziaria del 2011. Un intervento perfino diabolico: il taglio di 50 milioni ridurrebbe addirittura gli stanziamenti iniziali dello stesso ministero dell’Economia. Supera infatti i 40 milioni di euro in più chiesti e ottenuti nella finanziaria. Un «+10» dal chiaro sapore politico.

Il ministro è «rigoroso» con chiunque ma con alcuni più degli altri. Nel corso degli anni Tremonti ha litigato con tutti: Brunetta, Prestigiacomo, Fitto, La Russa, Galan. Ma «ormai è evidente che ha un conto aperto con Bondi, Bonaiuti e Letta», ammette un altissimo dirigente del Pdl. Le minacciate dimissioni di Sandro Bondi portano dritte dritte a via XX settembre. Anche Berlusconi – d’accordo o no – può fare poco per frenare le vessazioni al suo entourage. In settimana è previsto un incontro chiarificatore ad Arcore tra il premier e il suo ministro. Ma è certo che tra i «berluscones» i sospetti sulla fedeltà di Tremonti al Cavaliere non sono mai tramontati.

Anzi, i malumori crescono anche in parlamento. Fabrizio Cicchitto è felpato ma chiarissimo: «All’interno di un’ottica di risparmio e di distribuzione oculata delle risorse, riteniamo che vi siano tre punti ineludibili che riguardano il potenziamento delle risorse per le forze dell’ordine, l’investimento nei Beni Culturali e quello nell’editoria per la salvaguardia anche dei piccoli giornali», afferma il capogruppo Pdl alla camera. Mentre Vincenzo Vita (senatore del Pd) spera che i tagli non siano ancora definiti ma è sicuro che dall’opposizione verrà una «battaglia durissima».

Cultura e informazione condividono il fardello di questo governo. Nei prossimi giorni molte manifestazioni culturali, inclusi i concerti di fine anno, saranno «allietati» come alla Scala da proteste contro i tagli al futuro.

Per quanto riguarda il manifesto, speriamo ancora che questo colpo a freddo di Tremonti ci abbia solo rovinato il natale e non la vita. Stiamo facendo tutto il possibile – sacrifici di ogni genere e cassaintegrazione inclusi – per programmare un 2011 «austero» ma «vitale». Non è finita finché non è finita.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 28 dicembre 2010