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Napoli centrale

Giugliano, in corteo contro l’inceneritore

Prima sono stati

dei pannelli in eternit abbandonati davanti alla scuola, poi è arrivata l’indignazione per un territorio sempre più abbandonato a se stesso ferito dalle ecomafie e dove le istituzioni ora vogliono costruire anche un inceneritore. Così oggi sono i più giovani a scendere in piazza a Giugliano, per accendere la miccia di una ribellione che vogliono ampliare a tutta la cittadinanza, arrivando a coinvolgere tutti i movimenti campani.

L’appuntamento i ragazzi se lo sono dati proprio davanti all’istituto superiore Renato Cartesio, dove dopo giorni di denunce i pannelli di amianto sono ancora lì. “Non è venuto nessuno, solo la polizia municipale che ha terminato gli accertamenti in seguito alle nostre denunce, ma ancora non è stato preso nessun provvedimento. Siamo stanchi e abbiamo deciso di dare il via a una mobilitazione per la bonifica del territorio, e per evitare un altro disastro ambientale con la costruzione di un inceneritore”. Alberto è uno degli studenti che dietro lo striscione “Il Cartesio si ribella: non brucerete il nostro futuro” ha sfilato per la città alle porte di Napoli. Giugliano che con i suoi 120mila abitanti è il terzo comune più grande della regione, e il primo non capoluogo più popoloso del paese. Qui è stata costruita la cittadella della monnezza, un piazzale sterminato dove da anni stazionano 6 milioni di ecoballe. Quelle per intenderci del processo contro l’Impregilo, accusata a suo tempo di aver impacchettato, negli allora impianti di Combustibile da rifiuto, spazzatura non a norma.

Taverna del Re una vergogna nello scandalo rifiuti, con il percolato che per lungo tempo ha nutrito le campagne circostanti, dove una lunga battaglia dei comitati ha impedito che si costruisse anche una discarica. Qui incatenata davanti ai cancelli del sito, nel febbraio del 2008, la signora Lucia De Cicco si cosparse di benzina e si diede fuoco, durante le concitate proteste per la riapertura dell’area di stoccaggio. Non solo. Giugliano è anche il regno delle ecomafie. Sono 42 le discariche abusive e legali sparse a macchia di leopardo tra i campi agricoli.

Ora secondo un ipotetico nuovo progetto regionale, invece di procedere alla tanto attesa bonifica si potrebbe costruire il termovalorizzatore per Napoli e il suo hinterland. Anche se non è ancora chiaro “l’utilizzatore finale”, perché l’impianto potrebbe servire a bruciare le 6 milioni di ecoballe. Un’operazione per cui, secondo i calcoli degli esperti, ci vogliono almeno 30 anni con i forni a pieno ritmo. Il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano alcune settimane fa ha proposto di tombarli, ma la replica dell’assessore regionale Romano è stata secca: il comune di Napoli non ha nessuna giurisdizione su quel territorio. Ma il primo cittadino Giovanni Pianese (Pdl), che fino allo scorso mese, quando l’impianto doveva essere costruito a Napoli est, si era detto favorevole all’incenerimento delle balle, ha già mandato a dire a Cladoro di rispettare i patti. Secondo Pianese infatti in base a diverse intese sottoscritte da regione e ex governo Berlusconi nel suo comune non si può installare nessuna nuova struttura.

Nella manifestazione di questa mattina, decine di studenti hanno dato il via a quello che sembra essere un nuovo fronte di protesta nella storia infinita delle emergenze campane. In 1500, dicono gli organizzatori, hanno sfilato nel centro per arrivare al comune e parlare con il sindaco. Sorpresa? Pianese non si è fatto trovare, il suo portavoce ha parlato di impegni istituzionali in regione. Ma i ragazzi non si arrendono e annunciano nuove manifestazioni. Anche su Facebook è nato il gruppo Giuliano dice no all’inceneritore, che conta già quasi 2mila iscritti.