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Giornalismo Automatico

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Oggi su Los Angeles  e’ sorto un sole pallido, le freeway si sono ingolfate di un traffico viscoso sotto l’occhio vigile degli elicotteri-pattuglia. Gli studi di yoga si sono riempiti di metodici salutisti, un esercito di giardienieri messicani ha punttao i prati da tosare e milioni di caffeinomani hanno preso posizione nelle file degli starbucks. Una mattina ordinaria solo in apparenza perche’ nelle redazioni, nelle societa’ di produzione e nelle anticamemre delle agenzie, in mille sale riunione e migliaia di segreterie di studios invece, oggi per la prima volta in cento anni,  non e’ stata recapitata l’edizione di Daily Variety. La rituale scorsa alle pagine “dell’organo ufficiale” che scandisce le mattinate di Hollywood  non c’e’ stata perche’ Variety da oggi ha sospeso la pubblicazione dell’edizione cartacea , trasferendo per sempre le operazioni sul sito rinnovato e gratuito dopo il disastroso esperimento del paywall che ha avuto l’unico effetto di far migrare il lettori verso concorrenti. Per Variety una resa annunciata e un tardivo adeguamento alla strategia messa in atto  gia’ un paio di anni fa dal concorrente storico Hollywood Reporter: un edizione giornaliera digitale per le news al passo dei siti online e simil-blog (The Wrap, Deadline) proliferati in questi anni, e un edizione settimanale di approfondimento, in nostalgica confezione di fibra cellulosa patinata e retro’ – senza per questo avere la certezza di poter supplire al ridimensionamento degli utili pubblicitari. E’ l’ultimo bollettino del crepuscolo – diciamo pure naufragio, ormai –  della carta e dei media. Quello fotografato coincidentalemente  – se ancora ce ne fosse stato il bisogno – dall’ultimo rapporto del Pew Research Center, ultimo capitolo del necrologio a puntate che e’ ormai  l’analisi della stampa e lo studio del giornalismo. Quest’ultimo rapporto, consuetamente esauriente (nel senso che puo’ dare l’esaurimento nervoso a qualunque gornalista che lo legga) snocciola dati lugubri per gli addetti: in America 30% di giornalisti in meno rispetto a dieci anni fa. Meno di 40000 posti di lavoro nel giornalsimo (sotto i livelli del 1978). L’ultimo settimanale ancora in attivita’, Time, ha gia’ tagliato un ulteriore 5% dei redattori solo dall’inizio di quest’anno. I giornali ancora pubblicati sforbiciano pagine alla disperata ricerca di risparmi che regalino ancora un mese di vita. Nei telegiornali locali americani sport, bollettini del traffico e meteo rappresentano 40% dei contenuti  in una scomposta rincorsa all’informazione “pratica” –  e nulla  sembra financo rallentare l’emorragia di lettori e spettatori, l’inarrestabile transumanza verso la “comuncazione sociale”, i pascoli narcisisti spontanei – o abilmente sfruttati da comunicatori istituzionali (politici, corporation, uffici stampa). E questo solo nei primi due  paragrafi in cui c’e’ posto anche per il rilevamento di un nuovo fenomeno: l’utilizzo di software (come quello commercializzato dalla Narrative Science) per la confezione automatica di “contenuti giornalistici” – articoli sintetici (gia’ utilizzati da Forbes) prodotti da algoritmi capaci di aggregare dati e statistiche in internet  e organizzarli in testi per i consumo umano. Per noi insomma il caffe’  e il conto. Ora chiudo che devo farmi un revisione ai circuiti, grazie.     ‘

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