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Giornali nello Stretto tra mafia e politica

Calabria, terra di frontiera ma anche penisola in perenne ebollizione: politica, criminale, editoriale. Tutto cambia ma i confini sono sempre più labili.

La vecchia «Calabria Saudita» ma anche la Calabria come avamposto. Come ha scritto Luigi Pintor parlando del manifesto come avamposto: «una frontiera dove lo stato d’emergenza è quotidiano per definizione». E «Avamposto» si chiama anche un libro di Roberto Rossi e Roberta Mani presentato martedì sera a Paola (Cosenza) insieme al segretario della Fnsi nazionale Franco Siddi e regionale Carlo Parisi. Una raccolta di storie di cronisti calabresi minacciati dalle mafie.

Un fenomeno in crescita esponenziale negli ultimi mesi, con il cambio di guida alla regione e le inchieste decise dalla procura reggina. L’ultimo episodio è del 23 luglio. Un proiettile in una busta senza francobollo recapitato a Saverio Puccio, 35 anni, giornalista della redazione di Catanzaro del Quotidiano della Calabria e collaboratore dell’Agi.

Racconta Roberto Rossi: «Negli ultimi tre anni, dal 2006 al 2009, abbiamo documentato 16 minacce serie e attendibili. Nel 2010 però ce ne sono state ben 11. Di queste, 5 sono avvenute nelle tre settimane precedenti alle regionali e 4 nel solo mese di luglio». La spiegazione, secondo Rossi, è in un «circolo virtuoso» tra le inchieste della magistratura e la cronaca giudiziaria, che anche grazie alla concorrenza tra i vari giornali sarebbe più agguerrita.

Un’altra spiegazione, secondo alcuni cronisti calabresi, è invece nel cambio generazionale interno alla ‘ndrangheta, in cui i giovani padrini sono più impazienti e più feroci dei vecchi. Una nuova leva in cui il controllo del territorio si fa letteralmente a colpi di bazooka ma anche controllando quanto scritto in prima pagina.

Pressioni e intimidazioni che a livello nazionale ancora non fanno notizia. Eppure «fare il giornalista qui non è come ad Aosta – racconta un cronista che preferisce restare anonimo – se segui un processo avere dei problemi è il minimo. Le minacce sono tutte attendibili. Pensa che a Reggio vengono bruciate in media 10 macchine al giorno». Quelle che vengono denunciate sono solo la punta dell’iceberg. Ma è un percorso che il sindacato incoraggia attraverso un osservatorio apposito e i contatti tra le istituzioni. «Con il nostro libro-denuncia – conclude Rossi – non vogliamo concentrarci sui singoli cronisti ma vogliamo raccontare un contesto generale. In cui i giornalisti possono essere minacciati dai boss al bar sotto casa o aggrediti in luoghi pubblici. Avamposto non vuole creare eroi ma raccontare la storia di un’informazione di confine in una regione difficile ma importantissima».

Carlo Parisi – segretario regionale Fnsi e animatore di un sito aggiornato come www.giornalisticalabria.it – sulle minacce è prudente: «I giornalisti qui non vivono nel terrore, prima non denunciavano neanche, oggi lo fanno ma qualcuno pensa quasi che sia una medaglia alla carriera». Chiede «chiarezza sui singoli episodi»: «Più che le lettere minatorie mi preoccupano le aggressioni. Ci sono stati giornalisti picchiati perfino mentre seguivano un consiglio comunale». E disegna un bilancio fatto di luci e ombre. E’ vero che il precariato dilaga, che a essere pagati 5 euro a pezzo ci si arriva dopo anni di lavoro nero. Però la Calabria è l’unica regione dove i contratti giornalistici regolari sono aumentati (+34% in un anno) fino a 438 professionisti. Di contro sono ancora tanti i 672 «precari» iscritti alla gestione separata.

Dal punto di vista editoriale la Calabria sfata almeno in parte alcuni luoghi comuni sul Sud pigro e omertoso. E’ vero che si leggono pochi giornali: 35 copie ogni mille abitanti contro le 130 a livello nazionale. Ma è vero che in un mercato così saturo i quotidiani esistenti sono costretti a lottare tra loro per strapparsi lettori.
La vitalità è evidente anche dall’attenzione della criminalità e della politica.

Politicamente tutti i giornali, tranne Calabria ora quando c’era Pollichieni, hanno sostenuto Scopelliti. Domina la regione la Gazzetta del Sud, stampato a Messina, vende in Calabria oltre 50mila. Talmente vicino al neogovernatore che il figlio del caposervizio della redazione di Reggio dopo il voto è stato assunto nell’ufficio stampa della regione.
A insidiare il primato dell’antico moloch prima il Quotidiano della Calabria – che in origine si ispirava a Repubblica – e poi Calabria ora creata da Francesco Leporace e da ieri diretto da Sansonetti (vedi sotto), entrambi sulle 8mila copie. A Reggio e dintorni ci si interroga molto sul futuro del direttore defenestrato Paolo Pollichieni. Molto legato al Pd calabrese (Adamo e Minniti sono amici fraterni), Pollichieni ha un sicuro nemico – ricambiato – in Scopelliti, che chiamava il suo ex giornale «Ricatta ora». Non è stato possibile ascoltarlo per verificarle ma in Calabria circolano le voci più diverse. Dal passaggio al Domani (il quarto giornale locale) a una nuova avventura con l’impresa che controlla Reggio tv per fare un nuovo quotidiano dello Stretto a un contatto col Fatto per fare un dorso locale.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 29 luglio 2010