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Quinto Stato

Tagli all’università e giallo sui fondi alle private

Alla notizia che il governo avrebbe potuto tagliare 200 milioni ai 6,1 miliardi che restano al Fondo ordinario di finanziamento dell’università, il ministro dell’istruzione e dell’università Profumo è passato all’opposizione. «Sembra di vivere in un altro mondo – afferma il titolare di Viale Trastevere – Si ragiona facendo un taglietto qua e là, quando invece serve un vero investimento per migliorare e modernizzare il sistema».

Stamattina il supercommissario Enrico Bondi e il ministro Giarda, che siede nello stesso governo di Profumo, non sembravano dello stesso parere. Avevano annunciato (o era solo una “fuga di notizie”?) una «revisione della spesa» in un settore che non è stato vittima solo di un «taglietto», bensì di una programmatica erosione dei fondi. L’annuncio era stato definito dal Pd (Ghizzoni) al Pdl (Asciutti) «un suicidio». In serata, il Pd aveva chiesto al governo di “smentire la notizia apparsa sulla stampa”.

Cosa avvenuta dopo una giornata di intensi scambi tra il Miur e il governo. Secondo fonti ministeriali riportate dall’agenzia Dire «i capitoli scuola privata e università non sono vasi comunicanti» Quindi il taglio all’università resta, non si sa dove verranno impiegati i 200 milioni «risparmiati»

Profumo si era già ricomposto, recuperando un tono ministeriale: «Sono uno istituzionale, credo che di queste cose si debba parlare dopo. Le cifre non so da dove siano nate. Bisogna che il paese cominci a parlare di dati oggettivi e solo quando ci sono le decisioni collegiali».

In attesa delle smentite, o delle conferme, recuperiamo i “dati oggettivi”. “La legge 133 del 2008 – ricorda Luca Spadon portavoce di Link-Coordinamento universitario – ha tagliato 8 miliardi di euro alle scuole pubbliche e 1,5 miliardi agli atenei».

«Le tasse universitarie sono fuori controllo e ogni anno cresce il numero di studenti, meritevoli ma senza mezzi, che non ricevono la borsa di studio per mancanza di fondi», aggiungono Udu e Rete degli Studenti.

Anche i sindacati di scuola, università e funzione pubblica sono in ebollizione e chiedono uno sciopero generale a settembre. «Siamo ad un ulteriore capitolo del processo di demolizione dello stato sociale e dei diritti del lavoro – spiega Domenico Pantaleo, segretario di Flc-Cgil – Sanità, tagli all’università, soldi alle scuole private. Nella spending review c’è l’idea che tutto ciò che è pubblico dev’essere ridimensionato in perfetta linea con quanto Monti ha fatto sulle pensioni, il lavoro e l’aumento delle tasse». Domani il Governo dovrebbe confermare la decisione, ma in questi casi la cautela è d’obbligo.

I precedenti annunci sul decreto sul merito o quello sull’abolizione del valore legale del titolo di studio sono finiti in un nulla di fatto. Più definita, anche perchè segue la stessa logica del precedente governo, è la riorganizzazione dell’Istituto di fisica nucleare (Infn), di geofisica e vulcanologia (Ingv) e la soppressione dell’Istituto nazionale di ricerca metrologica, della Stazione zoologica Anton Dohrn, dell’Istituto italiano di studi germanici e dell’Istituto nazionale di alta matematica.

Cristina Pedicchio, direttrice dell’Istituto di oceanografia (Ogs), un altro ente a rischio di soppressione, ha diffuso ieri una lettera dove denuncia «accorpamenti senza motivazioni e, soprattutto, senza alcun risparmio economico. Il tutto sembra rappresentare un ulteriore immotivato colpo al mondo della ricerca». «Tutto questo potrebbe avere un senso se non venisse fatto per ragioni di cannibalismo contabile – aggiunge Francesco Sylos Labini, fisico presso l’Istituto Fermi (che dovrebbe confluire nell’Infn) – e, in ogni caso, dovrebbe essere discusso con la comunità scientifica. Cosa che non è mai avvenuta. L’accorpamento dell’Istituto di astrofisica (Inaf) che ha 1130 dipendenti con l’Infn, che ne ha 1900 rischia di perturbare gravemente l’attività di entrambi gli enti. Da questa operazione potranno risparmiare sul costo dei Cda, ma a rischio sono i ricercatori precari.