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Quinto Stato

“E’ Profumo o il suo gemello maligno”?

“Il nostro ex-rettore è scomparso e al ministero è arrivato il suo gemello maligno”. Parlano i ricercatori del Politecnico di Torino che criticano la decisione del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, rettore del Politecnico fino al 15 novembre scorso – e ancora in attesa di definire le sorti della sua carica da presidente del Cnr – di bandire i concorsi per professori associati prima dell’approvazione del decreto sull’abilitazione nazionale.

Con un decreto firmato in tutta fretta tra Natale e Capodanno, Profumo ha sbloccato il piano straordinario di reclutamento che stanzia 13 milioni di euro (2011), 78 milioni (2012), 173 milioni (2013) per l’avanzamento di carriera dei pochi ricercatori già idonei, per trasferire gli associati (procedura attiva, ad esempio, alla Sapienza di Roma), e per il ritorno degli associati italiani oggi all’estero.

Al Politecnico sono arrivati circa 2,5 milioni di euro per la progressione di oltre 70 ricercatori. Solo che – sostengono i ricercatori – queste risorse non servono per l’obiettivo dichiarato, perché gli idonei sono stati già assunti negli ultimi mesi. Tutti gli altri (350) non possono partecipare al concorso perché manca il decreto sull’abilitazione, che sembra essere stato smarrito tra la commissione cultura della Camera e la Corte dei Conti.

L’alternativa poteva essere quella di approvare il decreto sull’abilitazione, e poi lanciare il piano straordinario. Ma così non è stato. Probabilmente Profumo temeva di perdere il finanziamento e ha tagliato corto. «Fino a qualche mese fa, quando faceva il rettore, Profumo ci raccontava che i fondi che oggi sono arrivati sarebbero stati stanziati per i ricercatori – afferma il matematico Danilo Bazzanella – Oggi che fa il ministro ha cambiato idea e, tra l’altro, costruirà un concorso riservato a quei pochi associati che già lavorano in questo ruolo all’estero. Farà rientrare solo chi ce l’ha fatta, e non i giovani precari che sono fuggiti da questo paese e continuano a svolgere precariamente le loro mansioni».

Nella ricostruzione dei ricercatori torinesi, c’è dunque un ministro – il «gemello maligno» – che sostiene di investire su un nuovo stipendio da associato, ma che in realtà, limitando il concorso al trasferimento degli associati da un’altra sede, non fa altro che risparmiare una cifra già versata dal ministero nelle casse di un altro ateneo.

«Questi soldi – continua Bazzanella – sono come il poker. In realtà, non esistono. Profumo fa vedere che li usa, e in parte lo farà, ma saranno talmente pochi che in un momento di ristrettezze avrà successo». «Con questo trucco – spiega Chiara Occelli, ricercatrice in architettura – al limite della legalità, ma ben al di là del limite della decenza, si impedisce agli attuali ricercatori di partecipare ai concorsi, indipendentemente da ogni valutazione di merito. Profumo ha perso l’occasione per dare un segnale di attenzione e per costituire un futuro per i precari che fanno funzionare gli atenei»

Quella dei fondi per i concorsi è una battaglia che risale ai tempi dell’indisponibilità dei ricercatori della rete 29 aprile a insegnare gratuitamente. Nel 2010 Gelmini aveva bluffato su due tavoli: quello dei ricercatori, promettendo oltre 2 mila posti da associato, e quello dei precari, promettendo un futuro da ricercatore con un ricco contratto da «tenure track». Nel 2011 ne sono stati stipulati solo 3.

«Noi abbiamo un sospetto su questa vicenda – conclude Bazzanella – il ministro diffida del concetto stesso di “abilitazione nazionale”, perché forse la ritiene impraticabile. Ma quando faceva il rettore non ha mai detto chiaramente cosa avrebbe fatto lui al posto del ministro. Né ha chiarito la soluzione dell’annosa questione dei ricercatori che per la legge Gelmini sono una specie in estinzione». Nel frattempo, ieri il Consiglio dei ministri ha varato il decreto sul nuovo sistema contabile degli atenei.