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Gay Blackout

Con un dietrofront dell’ultim’ora la corte suprema federale ha bloccato ieri, minuti prima dell’avvio previsto, il progetto di webcasting del processo d’appello dei gay californiani sul diritto al matrimonio. Il giudice Vaughn Walker aveva autorizzato che le udienze nell’aula del tribunale federale del nono cicuito a San Francisco venissero registrate e postate su youtube al termine di ogni giornata ma gli avvocati del partito anti-matrimonio sono ricorsi alla corte di Washington che ha dato parere negativo. Niente primato ciberlegale quindi per quella che potrebbe essere il capitolo finale della battaglia per “l’eguaglinza matrimoniale” che da quealche anno impegna il movimento gay in tribunali, parlamenti e referendum in molti stati dell’unione. Il giudice di San Francisco deve decidere se l’impossibilita’ di sposarsi equivale alla privazione, per una sola  minoranza sociale, di un elementare diritto alla portata di  tutti gli altri cittadini  o se il matrimonio per i gay costituisca una fondamentale invalidazione di una tradizionale istituzione. La strategia degli attivisti gay e’ costringere i conservatori a dimostrare quest’ultima tesi da un punto di vita strettamente giuridico e laico. Se non ci riusciranno il referendum che ha abrogato il matrimonio gay verra’ presumibilmente dichiarato anticostituzionale malgrado il voto di maggioranza. I conservatori tenteranno di far passare la tesi dell’omosessualita’ come stile di vita volontario non meritorio quindi delle protezioni civili accordate ad altre minoranze ( e.g. etniche). In ogni caso la questione arrivera’ in seguito davanti alla corte suprema nazionale per una sentenza  che potrebbe segnare una storica conquista o una devastante sconfitta del movimento di emancipazione gay. Anche se non visibile online il processo e’ bloggato in diretta qui dal courage campaign institute che ha rappresentanti nell’aula di San Francsico.