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Garcetti nuovo sindaco di Los Angeles

Eric Garcetti, 42 anni

Eric Garcetti, 42 anni

Il nuovo sindaco di Los Angeles eletto ieri  si chiama Eric Garcetti, cognome di mutazione etimologica da una radice presumibilmente italiana come era il bisnonno, Massimo Garcetti,  immigrato in Messico da non precisata  localita’ italica. Col nonno la famiglia ormai messicana si e’ trasfrita in USA e il neosindaco somma alle due componenti etniche quella ebraica da parte di madre. “Confezione” multietnicamente corretta dunque specie dopo il packaging della campagna ellettorale. Ma attenzione prima di adottare il sindaco “italoamericano”; sarebbe pretestuoso quanto definire italomericano Leonardo di Caprio, uno che aldila’ del cognome ha ben poco da spartire con un ipotetico “retaggio” italiano, molto piu’ legato semmai alla mamma di origine tedesca e comunque soprattutto figlio di una California post-70’s  squisitamente “pop” e esponenzialmente rimossa  dai vecchi mondi: antitesi di radicamento culturale (a differenza, metti,  di un vero italian-american di seconda generazione come Scorsese). Di Caprio ha fatto il liceo a un tiro di schioppo da casa Garcetti che e’ anche lui una figura  “post-etnica”: anche le origini ‘ispaniche’ ben piu’ utili ai fini elettorali, sono in gran parte una montatura per l’immagine pubblica (non come l’uscente Villaraigosa, chicano rampante ma autentico di East LA). Se ha una matrice, il nuovo sindaco e’ semmai quella di politico neo-bohemian, “hipster” e post ideologico – il che spiega forse la ascarsa affluenza alle urne: un patetico 19% degli aventi diritto, record negativo di sempre.  La realta’ e’ che  Garcetti e’ una figura piuttosto blanda di riformatore urbano illuminato di corrente obamiana (la sua avversaria Wendy Greuel era clintoniana doc) e da sindaco si dovra’ occupare di dinamiche post-ideologiche coniugando temi di sviluppo all’esigenza di  una vaga coscienza  civica – il mix che caratterizza perlopiu’ oggi le amministrazioni cittadine occidentali. A LA significa in parte traghettare il modello di sprawl suburbano verso un modello piu’ coeso di agglomerato urbano (con energia pulita, trasporti publici, verde) che amalgami, per dire, la  maggioranza demografica ispanica e le elite dell’industria culturale, sempre sotto l’egida unificante del vago edonismo della citta’ che Rayner Banham aveva giustamente battezzato le Pianure dell’ ID.