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Nuvoletta rossa

«Gang Bang», o del fumetto come bene comune

Dar vita a una testata a fumetti da leggere (anche) come atto politico: ecco un sortilegio che negli ultimi decenni è riuscito a pochi fortunati. Linus, il Corriere dei ragazzi di Giancarlo Francesconi, e poi Frigidaire, Orient Express o Comic Art non sono stati solo contenitori di fiction. Si sono dimostrati anche formidabili veicoli per far circolare storie, culture, tesi e linguaggi “altri” rispetto a quelli consueti.
Autori del calibro di Micheluzzi, Magnus, Pazienza e molti altri hanno usato le letteratura disegnata per ridisegnare ognuno dal proprio punto di vista fatti di cronaca, frammenti di vita, eventi epocali, denunce, istanze. Dentro creazioni come Johnny Focus, Lo sconosciuto o Zanardi, realtà e fantasia andavano a braccetto: e fatta salva l’impossibilità di sbrogliare le vicende inventate degli eroi di carta da quelle fin troppo reali che facevano da sfondo alle loro avventure, il messaggio traspariva in filigrana, tradendo passioni, visioni e idiosincrasie di scrittori e artisti. Le strisce disegnate come metafore di una weltanschauung, insomma.


Avanti veloce al 2010. In poco più di quindici anni, il mondo del fumetto ha cambiato faccia. Molti dei maestri di ieri sono passati nel mondo dei più insieme con le riviste che li ospitavano senza passare il testimone. E questo, non per mancanza di materiale umano: botteghe e scuole di fumetto di tutto il Belpaese, infatti, sfornano signori autori, capaci di imporsi anche in platee “esotiche” come Stati Uniti e Giappone. Ormai, però, l’era dello storytelling artigianale è al tramonto: nell’era del mercato, il fumetto è sempre più assimilabile a un’industria, l’ingranaggio di un motore a cavallo dei media e dei canali distributivi che gira più in base all’ottimizzazione di costi, profitti, tirature, sinergie, licenze che non all’urgenza di raccontare.
In edicole e librerie si punta a target millimetrici affinati dalle alchimie del marketing: il lettore casuale che cerca il puro intrattenimento consolatorio. I nerd e gli otaku cresciuti a pane, super-eroi e/o super-robot. E i lettori colti cui destinare produzioni più antispettacolari e “pensate”. In questo mare magnum, va detto, le proposte valide non mancano. Ma i fumetti cresciuti dentro o attraverso i generi, pasciuti dalla libera circolazione delle idee dei loro autori, restano un bene comune da difendere. Il che ci porta alla prossima scommessa editoriale del manifesto: quella di portare in edicola e in libreria una nuova testata che torni alle radici di alcune fra le pagine disegnate più incendiarie della nostra storia. Una pubblicazione di grande formato, con uno spazio vitale di oltre 100 pagine e la speranza di andare oltre etichette recenti e già stantie per fare quello che il fumetto ha sempre fatto meravigliosamente e con semplicità: raccontare avventure (nere, gialle, storiche, grottesche, fantascientifiche, di guerra…), facili da leggere ma non da dimenticare. Proprio come il quotidiano comunista fa da 40 anni.
La nuova nata si chiama Gang Bang, porta la firma di il manifesto ed Edizioni BD e sarà in edicola e in libreria a fine anno. A bordo, un bel gruppetto di cartoonist con i piedi ben piantati nel fumetto popolare e la panza pronta a sapori narrativi più personali e robusti. Per capire chi fa cosa e come, il punto di partenza ideale è il numero di Alias in uscita sabato 12 marzo 2011 in concomitanza con Cartoomics, la mostra mercato milanese del fumetto cui il manifesto parteciperà con un proprio stand nel week-end fra l’11 e il 13 del mese: l’apertura è tutta dedicata a Gang Bang, con una storia a fumetti inedita che anticipa la filosofia del volume e tutti i dettagli sul cast artistico. Il resto è work in progress: ma avremo modo di riparlarne, qui e altrove.

  • http://silvialbi.blogspot.com/ alberto choukhadarian

    notizie belle.
    il fumetto è vivo e lotta insieme a noi.
    quasi non ci Cred(ev)o più.
    grazie!
    :)

  • giorgio trinchero

    … bel titolo…

  • Giuglio

    Il loghetto “baloon&martello” dovrai riutilizzarlo! E’ troppo fico!

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    @Giuglio: cose che capitano quando ci si sceglie i complici giusti. Chapeau per Ale.

  • http://- quasiallegra

    Mi entusiasma l’operazione, ma non mi entusiasma il titolo… come mai avete scelto Gang Bang, che dà l’idea sì di un super team-up a sfondo edonistico-ludico, ma clamorosamente inteso nell’accezione (estremamente) volgare del concetto pornografico?

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    Semplice, quasi lapalissiano: per rappresentare in una formula volutamente provocatoria l’ammucchiata di stili teste e linguaggi che finiranno raccolti nel volume.

  • il.giack

    Non vediamo l’ora !! ma non riuscite a far prima?

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    Per fumettare ci vuole il suo tempo. Comincia a farti la bocca con l’Alias del 12 marzo.

  • giorgio.trinchero

    Gang bang non è più provocatorio da almeno 10 anni. Chi sa cosa vuol dire lo troverà semplicemente banale, e quindi volgare, gli altri penseranno alle onomatopee di batman (il telefilm): vedendo confermato il loro pregiudizio che i fumetti siano sparatorie tra gang di idioti, non lo apriranno neanche. Come dargli torto.
    Però, c’è un lato positivo del titolo: la metà degli edicolanti lo piazzerà in mezzo ai porno, dai, che forse un po’ di copie per sbaglio riuscite a venderle.

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    Se Gang Bang è banale, volgare, idiota, etc., dear Giorgio, com’è che non riesci a pensare ad altro? Mistero misterioso e anche un po’ buffo.

  • giorgio trinchero

    non riesco a pensare ad altro… ma, in che senso?
    nel senso che non ho un altro titolo da proporvi, o nel senso che sono settimane che non riesco a dormire pensando al titolo in questione?
    Entrambe le opzioni mi sembrano incomprensibili, improbabili, non argomentabili. Davvero una frase misteriosa e un po’ buffa.

    Comunque, dai, alla grande ragazzi, tanti auguri per questa nuova entusiasmante avventura! Non vedo l’ora di leggere questo bel tomo biricchino e popolare, scanzonato e provocatorio, commovente e futuribile.

    (ma veramente non avete pensato al problema della distribuzione di un titolo del genere nell’ambiente edicola? finirà davvero in mezzo ai porno.)

  • http://www.avsl.blogspot.com Andrea

    Né l’una né l’altra: è che piuttosto che ponzare sul titolo, sarebbe bello pensare ai contenuti. Che non saranno né banali né volgari, ma (speriamo) provocatori al punto giusto.
    La pasta sta cominciando a lievitare, e c’è da leccarsi i baffi: chissà mai che presto fra le nuvolette non compaia qualche sbuffo di work in progress.
    E no, fra i porno non ci finiamo di sicuro, al massimo farciremo il quotidiano come capita con tutti gli altri optional manifesti. Scommettiamo?

  • giorgio trinchero

    massì massì, tranquillo Andrea, non ci finisce in mezzo ai porno,la scomessa te la do gia vinta.

    Parlo del titolo perchè è l’unica cosa c’è. Quando ci saranno dei contenuti sperò che avrò di meglio da fare che scrivere commenti astiosi, ma se passo tranquillo che ti dico qualcosa anche sul working in progress.

    cia cia cia