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Rovesci d'Arte

Galan ai beni culturali, Fus reintegrato… ma è vero?

Giancarlo Galan ai beni culturali; Bondi, già dimessosi di suo non comparendo più al ministero da mesi, è definitivamente scomparso dall’orizzonte. Dalla poltrona di governatore del Veneto, occupata per tre legislature e lasciata per mancata “ricandidatura” fra molte polemiche, fino a ministro per le politiche agricole, Galan approda a via del Collegio Romano, forte delle sue precedenti dichiazioni: “Non mi sembra lungimirante fare tagli non alla ‘ciliegina’ sulla torta ma alla torta stessa (leggi cultura, ndr)”. E, intanto, la cultura in ginocchio settore che dà lavoro a circa 500mila persone e fornisce un valore di 40 miliardi di euro, escluso l’indotto turistico – si prepara a una iniziativa senza precedenti: tre giorni di mobilitazione con al centro uno sciopero generale e una serrata di tutti i teatri. Nel bel mezzo di questa “ribellione”, però, arriva la notizia: il Fus, fondo unico per lo spettacolo è stato reintegrato. Il governo avrebbe trovato i soldi per riportarlo in auge. Con vari escamotage, alcuni da Commedia dellarte e carnacialeschi, come sottolineano in tanti: per esempio, si prendono alcuni centesimi dal prezzo della benzina e si destinano ai finanziamenti  per la cultura. Per rimpolpare le casse e cancellare la impopolarissima tassa di un euro sul biglietto del cinema, il governo ha deciso di aumentare l’accisa sui carburanti. Il rincaro – secondo quanto annunciato dal Sottosegretario Gianni Letta a Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri – sarà nell’ordine di 1-2 centesimi. Il Cdm ha approvato un decreto legge che assegna in misura permanente al dicastero per i beni e le attività culturali, 236 milioni di euro al Fus e 80 milioni alla tutela e al recupero del patrimonio storico, architettonico, artistico e archeologico. Sette milioni andranno invece agli istituti culturali. Ora, chiedono dal Pdl, i lavoratori della cultura rinuncino allo sciopero. Che infatti, nel tardo pomeriggio, lo revocano.

Nonostante il reintegro rappresenti indubbiamente una vittoria del settore e della mobilitazione dell’opinione pubblica, non tutti sono convinti di questa operazione: c’è chi dice che quei soldi rischiano di essere solo un teatrino e in realtà sono “virtuali”: parte di quei milioni, infatti, dovrebbero uscire fuori dall’asta sui diritti per il digitale terrestre che per adesso è un’incognita totale. Ma – nel pomeriggio – l’ottimismo dilaga.

PS: Mentre scriviamo la serrata dei teatri viene ritirata, lo sciopero viene revocato, non salta nessuna rappresentazione, tantomeno la Tosca alla Scala. Si abolisce la mobilitazione e la protesta delle tre giornate , ma si confermano iniziative e dibattiti. I teatri annunciano, inoltre, che parteciperanno alla Giornata mondiale del loro settore.

  • mirko

    …in fondo i tagli alla cultura non sono così gravi….bisognerebbe guardare a chi vengono effettivamente destinati questi soldi…risposta:sempre ai soliti quattro cosidetti direttori artistici…di biennali,quadriennali dove troneggiano gli artisti spinti dalle gallerie di grido .e anche nel cinema e nel teatro succede la stessa cosa..favoritismi e poco contenuto.
    è la selezione che manca,il criterio di valorizzare chi realmente ha qualcosa da dire per la cultura.ci siamo assuefatti al regime imposto volontariamente da una classe politica mediocre.Credo a questo punto che i talenti vengono volontariamente offuscati dal “sistema”…

  • Fabrizio

    Non abbiate dubbi. L’effimero finirà per finanziare i danni prodotti dalla politica estera italiana, o per gli effetti che avrà il prolungamento del conflitto libico o per le carenze energetiche che il postbellico ci proporrà come paese non terzo,qualunque dei contendenti prevalga. E allora questa Italia barocca, per grandi proclami e false prospettive, perderà il suo effimero in me che non si dica.

  • Marcello Mazzilli

    Secondo me ha ragione Enrico Montesano. Non vedo cosa ci sia di giystizia sociale nel far pagare agli operai, che non lo vedranno mai, la mwssa in scena di un’opera alla scala