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Lo scienziato borderline

Gaetano Bresci e lo studente sedicenne

Sabato scorso ho partecipato ad una cerimonia, a Carrara, in ricordo di Gaetano Bresci, invitato da un amico anarchico locale, Alfredo Mazzucchelli. Gaetano Bresci, “il regicida”.

Una corona d’alloro e una cerimonia· per ricordare Gateano Bresci, l’anarchico che uccise re Umberto I e a cui Carrara ha tributato un monumento, nel giardino del cimitero di Turigliano.  «Un tributo – ha sottolineato nel suo intervento Alfredo Mazzucchelli – che deve servire soprattutto ai giovani: sono le nuove generazioni che non devono rimanere digiune di giustizia sociale».

Io ho letto il mio tema. Nel 1977 facevo il liceo. Dovevamo descrivere la figura del più importante personaggio del Novecento in Italia e io scelsi Gaetano Bresci.

Non ne sono pentito e lo riscriverei pure oggi. Anche se forse mi risparmierei alcuni cenni fiduciosi e naif tipici della giovane età. Sono contento – dopo 36 anni – di avere chiuso un cerchio e di aver potuto leggere in pubblico quelle pagine ingiallite. Così come sono anche contento di avere portato l’omaggio di un amico anarchico di Torino, con una sua poesia di bel altro spessore letterario rispetto alla mia prosa, e che ho portato a Carrara. E l’emozione nel vedere la tomba di Pino Pinelli a Carrara non la voglio descrivere qui, perché è un fatto troppo privato.

Da comunista, non posso che dire Viva Gaetano Bresci e gli anarchici di Carrara, grazie per la vostra onestà e coerenza.

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Tema:  Descrivete la figura del più importante personaggio del 900 in Italia

Svolgimento di Massimo Zucchetti del 28 novembre 1977, classe III D del Liceo Galileo Ferraris di Torino

Resta poco tempo a chi scrive per svolgere il tema, dato che ha passato la maggior parte del tempo assegnato a riflettere.

Si è chiesto: chi mai potrà essere, fra i tanti famosi e importanti, il personaggio che più ha lasciato un’impronta sul 900?

L’impronta la si lascia agli inizi, conta come si comincia, oltre che come si finisce.

Lo scrivente pensa che la figura più esemplare, sia come importanza sia come pulizia e coerenza, possa essere per il 900 quella di Gaetano Bresci.

Ci rendiamo conto di come questa affermazione occorre essere ben motivata, e nel poco tempo rimasto cercheremo di renderne conto.

Gaetano Bresci era un anarchico. Era emigrato negli Stati Uniti, allora esempio di Nazione più libera rispetto all’Europa, perseguitato come tutti gli anarchici per il suo credo politico ed ideale.

Un giorno di primavera del 1900, decise di prendere un piroscafo e tornare in Italia per compiere un atto di giustizia proletaria.

Può essere consderata giustizia l’uccisione di un Capo di Stato? La risposta è ovviamente sì, per molti motivi, ma non sono questi i motivi appunto che rendono grande la figura di Gaetano Bresci.

Certamente: egli apprese delle gravi repressioni e delle stragi di stato e polizia che il Regno d’Italia aveva commesso nel 1894 contro il popolo siciliano e nel 1898 contro il popolo di Milano.

Bava Beccaris, l’infame generale cannoneggiatore, sparò col cannone contro il popolo inerme che chiedeva pane, reprimendo la loro giusta protesta nel sangue. In centinaia morirono, anche mentre facevano la fila per ricevere un piatto di minestra alla mensa dei poveri. Per questa sua azione, l’assassino  ricevette un grande encomio dal buon Re d’Italia Umberto I, che gli assegno anche una medaglia fra le più alte e importanti d’Italia.

Gaetano Bresci individuò nel Re Umberto Savoia il responsabile massimo di questi assassinii: nel luglio del 1900 lo uccise a Monza, senza opporre alcuna resistenza all’arresto e subendo linciaggio morale e materiale nei giorni e mesi che seguirono.

Tutta la stampa nazionale, nel cordoglio e indignazione generali, lo tacciò di criminale, pazzo e bestia umana.

Al processo, calmo e lucido, Bresci indicò nel Capo dello Stato e nei suoi decreti di Stato d’Assedio il responsabile di tutti quei pallidi e sanguinanti morti, per i quali nessun giornalista servo versò mai una lacrima o disse una parola.

Condannato ai lavori forzati, perseguitato in carcere come avviene oggi per lo stato fascista, venne suicidato l’anno seguente.

Non per questo, non per la sua figura di martire e uomo di giustizia, pensiamo che Bresci sia una figura esemplare. Egli, inonsapevolmente o meno, ebbe un’importanza nell’Italia del ‘900 che fu essenziale. Il suo gesto pose fine in maniera traumatica – come è quasi sempre necessario in Italia – alla grave deriva autoritaria degli anni 90 del nostro paese: governi di una destra sempre più estrema si susseguivano, uomini come il Pelloux opprimevano l’Italia sotto un giogo autoritario, vanificando all’apparenza tutte le conquiste del Risorgimento d’Italia.

La Costituzione, anche se solo dello Statuto Albertino si trattava, era vanificata dall’autoritarismo becero di un uomo che aveva tradito gli ideali di libertà del popolo. La deriva autoritaria andava fermata, fermando il suo responsabile Umberto Savoia.

Il gesto di Bresci diede all’Italia quindici anni di respiro: il successore di Umberto Savoia aveva pretese più prudenti e si affidò ad un presidente del consiglio meno autoritario.

Il cannone si quetò per una quindicina d’anni, fino a quando il governo italiano di nuovo tradì il popolo, trascinandolo in una guerra sanguinosa ed insensata, grazie anche al tradimento dei socialisti interventisti, massime Benito Mussolini.

La storia seguente la conosciamo: mancò all’Italia un Gaetano Bresci che compisse un altro atto di giustizia all’Italia.

Bresci ci ha insegnato che quando la giustizia manca, il popolo se la procura da sè. Lucidamente e ricorrendo agli estremi.

Ma l’influenza che il suo gesto ebbe sulla Storia d’Italia, speriamo di averlo dimostrato, andò ben oltre quel luglio del 1900. Per questo, in mezzo a tutti gli importanti e famosi, abbiamo voluto ricordarlo.

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Poesia su Monamì l ‘ Anarchico

di Gianni Milano

Ed egli fu e sarà
per queste strade lorde di rumori,
d’appassiti visi e voglie spente
Monamì che cammina per solchi
rossoneri d’Anarchia
da quando piscieggiava sulla guerra
all’attuale scoperta dell’amore sulla soglia d’un tempo indifferente
che lo porta ai novanta
ma non toglie
il desiderio di pienezza e di canto.

Dall’incubo di tonache e padroni
lo salvarono i libri poverelli,residuati
di perse biblioteche consunti gli occhi ma fedeli al tatto
come un barile d’emozioni
accanto al flusso di palandrane
indifferenti ai sogni,
ottuse alla catena di montaggio
ed alla bollatrice quotidiana.
Non date del patetico a chi tace
nei consessi ufficiali o nei giornali
di cimici ripieni e di rifiuti
ma intrattiene coi morti un dialogare,

con Bakunin il russo,
con Bresci il regicida – e la fiumana
anonima dei tanti che spinge i giorni e dignità ridona
a chi nacque liquame in stenta gora –

– non dite ch’è magia di penetrare in
tempi oltre il reale
per non rivolgersi all’ore ghigliottine
al volto rassegnato del fallito.

Monamì fu il fedele
sostegno di una colonna in via Po
nella Torino acida e seriale
a interpellare chi non fu distratto sui
casi della guerra del profitto
sulla libera scelta sul diritto.

Non disse mai
al chapliniano stanco
Posa il sorriso, tagliati i capelli.
mostra la grinta
che stà dietro alla rosa.

Di questo lo ringrazio mentre ancora
mi confida che scrive un libro
strano – dal mare ai monti
dai sogni alle battaglie – perché‚ c’è
chi l’ascolta, una signora,
bella e tedesca che pare un’aurora.

GIANNI MILANO  (2000)